A chi fanno comodo gli stranieri “irregolari”

Adriana F.
22-11-2018
Per i migranti cosiddetti “economici” privi di permesso di soggiorno, che qualcuno chiama “irregolari” o “clandestini” chiedere e ottenere un permesso di soggiorno è spesso una corsa agli ostacoli che mette a dura prova la pazienza di chi cerca di mettersi in regola. L’iter burocratico è lungo e faticoso: ore e ore di code agli sportelli per sentirsi dire che manca un documento, una firma o l’attestato di un datore di lavoro o del paese di origine, talvolta difficile da ottenere. E quando le leggi cambiano, ciò che prima bastava non è più sufficiente. Così i tempi si allungano e aumenta il timore di non farcela. Tanto che qualcuno si arrende e ci rinuncia, oppure cerca scorciatoie poco corrette per evitare di essere espulso. Ad esempio ricorrendo alla richiesta di asilo pur senza avere i requisiti richiesti. Un comportamento, quest’ultimo, che ha gravi conseguenze perché sottrae risorse destinate a chi ha effettivo diritto all’accoglienza e alla protezione, e getta un’ombra di sospetto su tutti i richiedenti asilo o protezione umanitaria.
Ma quanti sono gli immigrati irregolari in Italia? Secondo le ultime stime OCSE oscillano da un minimo di 279mila a un massimo di 461mila, mentre le stime più recenti della Fondazione ISMU, aggiornate a inizio 2017, parlano di 491mila stranieri senza un valido permesso di soggiorno. La loro distribuzione però è molto diversificata. In Lombardia, per esempio, nel 2016 la grande maggioranza (82%) della popolazione immigrata risultava legalmente residente e con un lavoro legalmente riconosciuto, il 9% possedeva un permesso di soggiorno valido ma lavorava in nero, e un altro 9% lavorava in nero senza permesso di soggiorno o svolgeva un lavoro regolare usando documenti falsi. (Sole24Ore)
Nello stesso anno risulta molto diverso (e più difficile da stimare) lo scenario di altre regioni italiane, dove la presenza e le condizioni di sfruttamento degli stranieri irregolari sono state più volte raccontate e fotografate dalle inchieste dei reporter più coraggiosi. Ma da anni se ne occupano anche famosi esperti di economia e studiosi delle migrazioni. Le loro analisi, sebbene differenti tra loro, concordano nel rilevare un alto numero di operatori economici e di soggetti privati che traggono profitto dall’utilizzo di manodopera straniera senza permesso di soggiorno, e quindi disposta a tutto.
Le vicissitudini dei migranti dopo lo sbarco sul suolo italiano sono uno dei tanti intoppi incontrati, l’ultimo atto delle tante disavventure e sopraffazioni subite in ogni stadio del loro cammino, perpetrate da soggetti o organizzazioni illegali che traggono profitto dalle tragedie altrui. La strada dei migranti verso il sogno di una vita migliore è disseminata di prove durissime: ai trafficanti di esseri umani, alle guardie e ai funzionari corrotti che vigilano nei luoghi di confine o di imbarco, agli scafisti che li portano attraverso il Mediterraneo senza nessuna garanzia di condurli a destinazione, agli aiuti tardivi in alto mare (con la conseguenza di veri e propri sacrifici umani), al rifiuto di farli sbarcare, fino alla reclusione in affollate strutture in attesa di identificazione. Dopo una simile sequenza di esperienze traumatizzanti, il rifiuto del permesso di soggiorno induce a vedere come unica alternativa al rimpatrio il tentativo di fuggire dalla momentanea reclusione per cercare un lavoro qualsiasi che consenta di non essere scoperti ed espulsi. E qui entra in gioco l’interesse di quanti vedono in questi disperati un’opportunità di arricchirsi. Come tutti sanno, infatti, i caporali guadagnano fornendo manodopera a basso costo ad aziende agricole e manifatturiere senza scrupoli, le quali guadagnano dal lavoro degli stranieri irregolari risparmiando su salari, previdenza e tasse, senza peraltro correre alcun rischio di essere scoperti. La situazione sembra far comodo perfino alle autorità dei paesi d’origine, che si avvantaggiano delle rimesse in euro – per quanto modeste – provenienti dai connazionali che lavorano nei paesi dell’Ue. Ancora più lauti, neanche a dirlo, sono i guadagni della criminalità organizzata, che non esita ad arruolare i nostri sans-papièr disoccupati per utilizzarli nei traffici illegali di merce rubata o contraffatta, di droghe e quant’altro.
Nella “filiera dello sfruttamento” gli ultimi a guadagnarci sono i consumatori finali (ovvero tutti noi), quando acquistano, e quindi “premiano”, i prodotti agricoli e i servizi offerti a prezzi “stracciati”, la cui convenienza sarebbe decisamente inferiore se le aziende non sfruttassero così i lavoratori stranieri irregolari a monte del processo.
Tuttavia quasi nessuno ha interesse a denunciare questa realtà. Non certo chi si avvale illegalmente di tali prestazioni in cambio di salari miserabili. Tanto meno gli stessi sfruttati, che rischierebbero di essere licenziati o arrestati ed espulsi. E neanche i consumatori finali, spesso ignari del motivo dei prezzi contenuti delle merci che acquistano, e che, comunque, sono contenti di risparmiare dovendo far quadrare i conti nell’attuale periodo di ristrettezze economiche.
Questo variegato universo che trae vantaggio dal lavoro di individui, “invisibili” alla legge, ostacola le iniziative di contrasto alle attività sommerse e porta a sottovalutare i loro costi. «Costi individuali e familiari per chi emigra e costi sociali per il paese di destinazione, dove l’irregolarità diventa uno strumento di evasione fiscale e di concorrenza “sleale” operata da chi impiega i lavoratori stranieri in nero. Ma anche costi a livello politico-culturale, perché l’aumento degli irregolari viene percepita dalla popolazione come risultato di un’“eccessiva tolleranza” delle istituzioni, e quindi causa serie conseguenze nell’evoluzione dei rapporti interetnici e della coesione sociale». (Laura Zanfrini, Introduzione alla sociologia delle migrazioni, 2016)
Non va poi sottovalutato l’aspetto previdenziale, ossia la sottrazione di risorse ai fondi pensione, perché non pagando i contributi dovuti per i propri addetti, i datori di lavoro truffaldini contribuiscono a impoverire le casse dell’ente che dovrà provvedere agli anziani di domani.
Per rendere meno problematica la situazione servirebbero leggi e provvedimenti ponderati e sostenibili, ma, come afferma Stefano Ungaro, la politica è innanzitutto rappresentazione di interessi. E la realtà mostra che al piccolo industriale veneto, come anche all’agricoltore lombardo o calabrese o siciliano, fa comodo avere un “esercito industriale di riserva” composto da individui che si possono sfruttare e sottopagare tenendoli costantemente sotto ricatto. «Chi dice di non volere immigrati, in realtà non vuole dare loro potere contrattuale». (glistatigenerali.com, 18/06/ 2018)
Non so se i nostri governanti siano consapevoli delle ambigue conseguenze che avrebbero le leggi restrittive verso i migranti, promesse in campagna elettorale. Di fatto, però, stanno facendo approvare in tutta fretta il Decreto Sicurezza (blindato dal voto di fiducia, nonostante le riserve del presidente della repubblica). Il testo, ribattezzato “Il decreto della paura e del disordine” da Gianfranco Schiavone (vicepresidente dell’Associazione per gli studi giuridici), contiene norme più severe delle precedenti. Ma sono in tanti a scommettere che non ridurrà gli stranieri senza permesso di soggiorno nel nostro paese. Anzi, è probabile che li farà aumentare, e così favorirà gli imprenditori scorretti, i trafficanti di esseri umani e la criminalità organizzata, che continueranno ad aggirare le leggi e a distorcere il mercato economico nazionale, lucrando su una manovalanza priva dei più elementari diritti.

Un pensiero su “A chi fanno comodo gli stranieri “irregolari”


  1. Adriana F. : fai una tua proposta per incominciare a sanare questa situazione-
    “Incominciare” non vuol dire “risolvere” la pessima situazione che descrivi, ma dare qualche buona e praticabile idea.

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