Acqua pubblica: una piccola città si batte e vince contro il colosso Nestlé

Adriana F.
20-12-2019
È singolare che proprio negli Stati Uniti, modello del capitalismo mondiale, una comunità sia riuscita a sbarrare la strada a una multinazionale famosa come Nestlé. Ma è vero che in quello stesso paese non sono rari i casi di class action che hanno visto vincere categorie di persone danneggiate da importanti aziende, che pure vantavano uno stuolo di abilissimi avvocati difensori. Una prova in più, semmai ce ne fosse bisogno, che l’unione fa la forza.

Manifestanti contro Nestlè -Foto del gruppo Facebook Mecosta Osceola Water Protectors

La notizia riguarda la vicenda giudiziaria di Osceola, centro agricolo di 900 abitanti nello stato del Michigan, dove la Corte d’Appello ha dato ragione alle autorità locali che nel 2016 avevano respinto i progetti della multinazionale svizzera.
La richiesta di Nestlé riguardava la creazione di uno stabilimento di prelievo dell’acqua nel territorio della cittadina per imbottigliarla e metterla in commercio. La stazione di pompaggio sarebbe stata collegata al fiume Twin Creek e per i prelievi l’azienda avrebbe pagato allo Stato del Michigan 200 dollari all’anno. Per la multinazionale ciò avrebbe significato un sostanzioso aumento delle quantità di acqua che già stava prelevando nella vicina città di Evart (dai 950 ai 1500 litri d’acqua al minuto).
Contro tale prospettiva si era subito schierata l’associazione Michigan citizen for water conservation, sostenendo che l’operazione avrebbe causato il prosciugamento del fiume, con grave danno per l’economia agricola del territorio. Alla risposta negativa ricevuta, Nestlé ha risposto intentando una causa legale centrata sulla motivazione che si trattava di una fonte di acqua pubblica e che il prelievo e l’imbottigliamento avrebbe fornito un “servizio essenziale per la comunità”.

A differenza del primo grado del processo che aveva dato ragione alla compagnia svizzera, i giudici della Corte d’Appello hanno riconosciuto che l’acqua è certamente “essenziale per la vita”, ma hanno precisato che nel contesto specifico non era essenziale imbottigliare e vendere l’acqua pubblica, visto che già arrivava direttamente nelle case dei cittadini. In pratica ha affermato il principio che una stazione di pompaggio non rientra nella categoria dei “servizi pubblici essenziali” laddove la stessa acqua viene veicolata dalle tubature pubbliche.

La vittoria della piccola comunità di Osceola è un precedente giuridico significativo, che potrebbe essere applicato a situazioni analoghe in risposta ai tentativi delle multinazionali di privatizzare un bene pubblico fondamentale di uno Stato. Questo principio potrebbe indurre altre comunità a riconsiderare i permessi di prelievo già concessi, anche in considerazione del rischio di prosciugamento delle falde acquifere e dei danni irreparabili che ne deriverebbero per le popolazioni locali.

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