Armi nucleari

Gabriella Carlon
4/2/2016
Contrariamente alle speranze diffuse, le armi nucleari non stanno per essere abolite: il Trattato di non proliferazione (Tnp) sembra aver esaurito la funzione positiva verso un progressivo accantonamento delle armi nucleari. Infatti, pur avendo posto dei limiti all’incremento di testate e missili, non ferma l’ammodernamento degli arsenali che, anzi, in questi ultimi tempi ha subito un’accelerazione considerevole.
La Russia, che teme l’accerchiamento della NATO, ha incrementato il suo arsenale nucleare stanziando 754 milioni di dollari per il 2016. Gli USA procederanno a investire, da qui al 2024, 348 miliardi di dollari e non si può pensare che i consiglieri di D. Trump cambino prospettiva. E cosa succederà dell’accordo con l’Iran?
Oltre a Russia e USA, le altre potenze atomiche, sia pure a grande distanza, sono: Francia, Cina, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e, pare, Corea del Nord. Un’eventuale entrata dell’Iran nel novero delle potenze atomiche avrebbe conseguenze sull’equilibrio di tutta l’area mediorientale, con un pericoloso effetto domino.
Ma si aprono anche nuove prospettive. La risoluzione A/c. 1/71/L.41 del Primo Comitato (27 ottobre 2016), ratificata dall’Assemblea generale dell’ONU (23/12/2016) istituisce una Conferenza che, nel 2017 in due sessioni- 27/31 marzo e 15 giugno/7luglio- elabori uno strumento giuridico vincolante per vietare le armi nucleari. Si tratta di un notevole passo avanti: il Tnp vieta la produzione di nuove armi, ma non il mantenimento e l’ammodernamento di quelle esistenti, mentre il nuovo Trattato dovrebbe mettere al bando l’esistenza stessa delle armi nucleari. Sembra tracciata la strada per completare l’elenco delle armi “illegali”:
armi biologiche (1972),
armi chimiche (1993),
mine antiuomo (1997),
bombe a grappolo (2008),
armi nucleari (?).
Non possiamo crearci troppe illusioni perché la maggior parte delle potenze nucleari ha votato contro, però un processo positivo si è messo in moto e può incidere sull’opinione pubblica e far pressione sui Governi.
Va ricordato che il Parlamento europeo con una risoluzione votata a larga maggioranza (415 favorevoli, 123 contrari, 74 astenuti) si era pronunciato a favore del disarmo nucleare, invitando a votare Sì nell’Assemblea dell’ONU. I paesi europei hanno votato in ordine sparso e l’Italia purtroppo ha votato No nel Primo Comitato, però poi ha votato Sì in Assemblea generale. L’Italia non possiede armi nucleari ma ne ospita una gran parte nelle basi di Ghedi e di Aviano in funzione dell’alleanza atlantica. Gli altri paesi europei non possessori che ospitano testate USA sono: Belgio, Paesi Bassi, Germania; anche la Turchia è paese ospitante. La strategia della NATO si è consolidata, fin dai tempi della guerra fredda, sulla “deterrenza” ma una messa al bando delle armi atomiche comporterebbe un radicale cambiamento di tale prospettiva. Le resistenze saranno molte, soprattutto da parte delle vecchie potenze atomiche (USA, Russia, Francia, Gran Bretagna) che avevano già la bomba al tempo del Tnp (1968); hanno infatti votato tutte No, mentre potenze più recenti (Cina, India, Pakistan) si sono astenute. Le motivazioni del No si rifanno all’argomento della sicurezza, sostenendo che una presa di posizione a favore dell’abolizione totale renderebbe più difficile la trattativa nell’ambito del Tnp.
Si può cominciare a sperare che si affermi il diritto a vivere in pace e che l’umanità venga liberata dall’incubo della bomba atomica?

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