Benedetta pace: una pace da far paura

Eraldo Rollando
23-10-2018
Due paesi si sono fatti la guerra, per molti anni; una guerra, definita “non guerra” e “non pace” durata 20 anni, di confine e sul confine.
Ora cercano la pace: lo scorso 16 settembre a Gedda, in Arabia Saudita, è stato firmato il trattato di pace fra Eritrea ed Etiopia.
L’una, l’Eritrea, governata con feroce pugno di ferro da Isaias Afewerki; l’altra, L’Etiopia, con seri problemi interni, recentemente riesplosi tra le etnie Amhara e Oromo, che rischiano di destabilizzare il paese.
Se ci sarà vera pace, e tutti lo speriamo, ci sarà qualcuno che rischierà un lungo inverno di incubi se non la vita.
Delle decine di migliaia di eritrei che dal 2000 sono fuggiti dal paese e dispersi soprattutto in Europa – di cui molti in Italia – 40 mila sono rifugiati in quattro campi profughi in territorio etiope, nella regione del Tigrai, a ridosso delle contestata linea di confine.
Sono perlopiù giovani – e ci sono anche quelli che ormai sono diventati meno giovani – che sono usciti dal loro paese per sfuggire a Isaias Aferwerki, il presidente dittatore eritreo che ha imposto ai maschi del suo paese il servizio militare obbligatorio con la clausola di “fine ferma mai”.
Con la firma della pace, la paura della gente è cresciuta: l’incubo dei rifugiati in questi campi si chiama rimpatrio. Si teme che, cessata l’emergenza, l’Etiopia dia inizio ai rimpatri verso l’Eritrea, e ad attenderli non ci saranno solo le braccia aperte dei parenti ma anche il pugno di ferro di Isaias Aferwerki.
“ … tornare a casa per noi significherebbe solo morire, l’orribile regime al potere considera noi espatriati come dei traditori, dei criminali da torturare” è la conclusione dell’intervista dell’inviato Marco Bettinelli di Avvenire (5 ottobre 2018) a un giovane rifugiato del Campo profughi di Hitsats.
In chi potranno riporre le loro speranze queste persone?
Ancora una volta dobbiamo rilevare che queste notizie hanno pochissima, se non nessuna, eco.
Nella recente visita in Etiopia ed Eritrea , nei giorni 11 e 12 ottobre, il nostro Presidente Conte avrà parlato e sostenuto le ragioni dei rifugiati del Tigrai?
Speriamolo …

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