BOLOGNA e VERONA, 17 novembre 2014

Chiara Guanin
20 -11- 2014
“Quando andavo alle Medie, facevamo i doppi turni. Una settimana lezione dalle otto alle tredici, una dalle quattordici alle diciannove. Due classi, un’aula unica, da lasciare pulita e in ordine per rispetto verso gli altri compagni. Non era male. Certo un po’ disagevole l’imperialregia sveglia in stanze non riscaldate dagli alti soffitti, acqua fredda, colazione nutriente con mamma e nonna nella calda cucina. Disciplina accettabile a scuola, l’intervallo di metà mattina però consisteva in un quarto d’ora di camminata circolare di buon passo nel largo corridoio fuori dalle aule, nelle quali venivano spalancati i finestroni, con qualsiasi tempo. Il Preside a sovrintendere. Merenda concessa, purché non una briciola cadesse sui vestiti o per terra; tanto valeva sopportare il languore fino alla fine. Nel primo pomeriggio però che meraviglia quei giochi all’aperto, in riva al mare o in collina, quando l’inverno svelava impensati tepori, cieli dolci e trasparenti. Dopo, anche i compiti scorrevano leggeri e qualche bella partita a carte o a domino portava alla cena.

La settimana seguente risvegli pigri nei piumini caldi, magari presto per i compiti, ma senza l’assillo della sveglia implacabile. E le merende di metà mattina, panini ben imbottiti e la dolce asprezza delle spremute di arance, mandarini, limoni… Pranzi frugali però, il sopore era in agguato. All’uscita era buio e il tragitto per casa non brevissimo faceva sentire la fatica della giornata. Se però tirava bora a cento, veniva mia mamma a prendermi e allora era un’avventura bellissima ed allegra tornare a casa insieme tra i mulinelli delle foglie e le danze sfrenate della luce dei lampioni lanciata in cielo. Scale a piedi e la porta di casa si apriva su profumi appetitosi e si chiudeva sull’ululato del vento.”

Invierò questa lettera di anziana signora a Salvini, come suggerimento per alternare a Verona il soggiorno a spese pubbliche dei senza-tetto divisi per gruppi, un periodo in albergo e uno in campi da predisporre. Similmente a Bologna, usufruendo del campo già in essere. Altrimenti? Una bella gatta da pelare, a Verona si tratta per lo più di rifugiati e profughi di guerra che non si possono espellere, a Bologna l’ottanta per cento nei campi sono persone di etnia varia, ma di cittadinanza italiana. Comunque non possono stare sempre in albergo, quindi…

 

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