Brasile, l’alba buia del giorno dopo.

24-9-2016
Giulia Uberti
I lettori de “ I Quaderni del Corallo” che negli ultimi giorni hanno accompagnato la situazione del Brasile, anche attraverso i media che ne hanno dato notizia, sono ormai a conoscenza dell’avvenuta destituzione di Dilma Russeff, presidente democraticamente eletta, con 54milioni di voti. Infatti, il 31 agosto scorso, con 55 voti (contro 22) il Senato ha votato per la di lei estromissione.
Molte sono le voci di condanna per questo “golpe parlamentare” come lo chiama L.Boff ; molte sono le manifestazione di protesta che ogni giorno si radunano in città diverse. Nel frattempo, la ex presidente, ha ormai abbandonato il Plan Alto e il palazzo presidenziale.

C’è chi in questi giorni scrive che, a seguito di tali eventi …” si assiste a un fatto positivo: dopo l’estromissione di Dilma, vari gruppi di sinistra si stanno riunificando, e quasi ogni giorno abbiamo grandi manifestazioni nelle quali si sente a una unica voce: FUORI TEMER” .

Molte sono le analisi politiche per la lettura di questo evento, lascio alla ricerca e lettura, di queste analisi poiché non è questo lo spazio appropriato. Tuttavia, come emerge dall’ articolo di Pepe Escobar, Dilma è fuori: la plutocrazia brasiliana ha mandato in fumo 54 milioni di voti (pubblicato da Thesaker il 14 maggio 2016) sembra che in Brasile un trio composto da: Temer, Cunha, e Calheiros, amigos, e vere star della Repubblica delle Banane, dei Ladri e dei Farabutti.”; …” Come se poi nella Corte Suprema di mascalzoni non ce ne fossero. Il giudice Gilmar Mendes, per esempio, è un modesto vassallo dei plutocrati.” …” in prima linea i mezzi di informazione mainstream brasiliani, fra cui il velenoso impero mediatico del Globo, che avevano tratto generosi vantaggi dal Colpo di Stato del 1964.”
Questi gli attori che in prima linea hanno iniziato un processo, definito illegittimo dai sostenitori di Dilma, attraverso il quale la democrazia in Brasile, sia pure con tutti i suoi limiti, come qualunque democrazia, viene sostituita da una plutocrazia il cui obiettivo è quello di invertire il processo iniziato nel 2002 con l’elezione di “Lula” alla presidenza. Si assiste, infatti, ad un chiaro intento, da parte di questo manipolo di firmatari, quello di riportare, quella che loro chiamano “la normalità brasiliana”, cioè ricollocare il popolo, senza troppe lamentele, all’esclusione e nell’oppressione; e i ricchi nella situazione di poter continuare a sfruttare, senza timori, la sua ricchezza e i suoi privilegi. Soprattutto senza sbavature “populiste”.

Scrive Attilio Boron nell’articolo “La tragedia brasilena” pubblicato da Rebellion): ” sembra indubbio che questa cospirazione abbia contato sull’appoggio, e sulla benedizione, di Washington, da quando venne spiata la corrispondenza di Dilma e di alcuni funzionari di stato oltre a quelli di Petrobras. Questo triste episodio brasiliano è un capitolo in più della controffensiva degli Stati Uniti per terminare con i processi progressisti di sinistra che caratterizzarono vari paesi della regione fin dal secolo scorso. All’insperato trionfo della destra in Argentina le si associa ora l’esperienza brasiliana, e la soppressione di qualunque alternativa politica in Peru, dove l’elettorato ebbe a scegliere tra due tipi di destra radicale ….”

Ci sembra poter dire, che con l’economia in crescita il governo Lula – Dilma sia riuscito a mantenere una mediazione, o un compromesso, legato ad una reciproca convivenza mentre con la crisi economica la classe danarosa, e il mondo finanziario, si sono affacciati alla ribalta rivendicando i loro interessi di sempre.

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