Brexit e Banche

Laura Mazza
5 luglio 2016
C’è molta confusione su questi argomenti soprattutto dopo che nel novembre 2015 molti correntisti della Banca Etruria, di Banca Marche, di CariFerrara e di CariChieti si sono visti azzerare il loro portafogli titoli a seguito della dichiarazione di fallimento delle stesse.

Cifre enormi sono rimbalzate da ogni mezzo di informazione: 328milioni di bond subordinati; restituzione dell’80% del capitale per chi poteva contare su un reddito complessivo sotto ai 35mila euro lordi, oppure un patrimonio tra titoli, conti e altro non superiore ai 100mila euro.

Il problema non è da poco perché ognuno di noi avrebbe potuto trovarsi in questa situazione. Ci sono stati investimenti azzardati, voluti per “guadagnare” un po’ di più, o addirittura suggeriti dai funzionari delle banche stesse.

Queste quattro banche sono le ultime salite alla ribalta, ma non le uniche. La Banca Popolare di Vicenza per esempio finanziava imprenditori e grandi clienti ottenendo in cambio la promessa che costoro avrebbero acquistato le azioni della banca. Un modo singolare di condurre la trattativa soprattutto perché le azioni da comperare costavano 62,4 euro cadauna, ma poi quasi subito scendevano a 40 euro, e poi a 30 e poi ancora a 20 euro. Un sistema questo che la banca usava per capitalizzare la sua struttura in modo di sicuro irregolare, scoperto da un’ispezione della BCE del 2015 e per questo divenuto noto.

Noi che cerchiamo di capire e che ringraziamo la fortuna che non ci ha fatto cadere in queste trappole, abbiamo però compreso l’enorme flusso di capitali in movimento: debiti sovrani, crediti deteriorati, bond subordinati.

Possiamo tentare qualche definizione per aiutarci a trovare il percorso corretto. Debito sovrano, è il debito dello Stato finanziato con l’emissione di titoli dalle banche; crediti deteriorati sono crediti concessi dalle banche a famiglie o imprese, non più rimborsabili a causa della crisi; bond subordinati sono obbligazioni che in caso di difficoltà finanziarie dell’emittente verranno rimborsati dopo i creditori ordinari. Abbiamo anche imparato che i bond subordinati danno un interesse superiore rispetto ad altri tipi di investimento proprio a causa del loro rischio intrinseco.

Ma a fronte dell’avidità del pensionato che ha investito tutti i suoi capitali per raggiungere un po’ di sicurezza economica, ci ritroviamo sempre e comunque ad avere a che fare con la crisi del 2008. Investimenti azzardati, speculazioni finanziarie hanno procurato la restrizione del credito a molte piccole e medie imprese che per innovare o per non licenziare i dipendenti avrebbero potuto beneficiare di quel minimo di liquidità in più.

Si è visto che il commercio del denaro si è spinto anche molto oltre perché anche le banche italiane hanno comperato obbligazioni o altri strumenti finanziari che muovono le borse valori internazionali.

La Brexit della Gran Bretagna, tra i vari problemi che ha fatto sorgere, ha anche creato una vera e propria tempesta sul credito di tutta l’Europa e non solo. Borse valori in picchiata e aumenti esagerati dei beni rifugio come l’oro che è arrivato a 1322 dollari l’oncia.

E se per ipotesi la paura che investe i mercati induce le persone a ritirare i propri crediti dalle banche lo scenario che si presenta è quello di una crisi di proporzioni bibliche.

Da pochi giorni il nostro Governo è riuscito a spuntare uno “scudo da 150miliardi di euro” per le banche italiane, solo quelle solide, per ricapitalizzare il loro patrimonio emettendo bond senior: obbligazioni in base alle quali l’emittente deve ripagare il debito alla scadenza con precedenza assoluta rispetto anche al rimborso degli azionisti e dei creditori non sicuri.

Precedentemente con il bail-in (salvataggio interno eseguito con procedure codificate) le banche non avrebbero potuto risolvere i loro problemi di liquidità, lo Stato non può intervenire per sostenere le banche in difficoltà e dunque vengono fatte fallire. Il sistema voluto dall’Europa nel giugno 2013 all’epoca della crisi delle banche di Cipro, accettato dal Governo italiano nel 2015 ed entrato in vigore il 1 gennaio 2016 ha potuto essere sospeso per effetto dell’articolo 108 del Trattato europeo dove si prevede che in circostanze particolari si possa chiedere la sospensione del divieto di aiuti statali.

Le quattro banche fallite Banca delle Marche, CariFerrara è CarChieti e la più famosa Banca Etruria, famosa perché il padre della ministra Maria Elena Boschi ne era il Vice Presidente, evidentemente hanno avuto una gestione un po’ troppo clientelare concedendo prestiti a imprenditori conosciuti e portatori di interessi di tipo politico in senso lato tesi a creare posizioni di rendita per gli amministratori. Ricordiamo tutti l’ammirevole difesa della ministra Boschi nei confronti del padre sostenendo che era una brava persona di origini contadine che aveva scontato in gioventù le tipiche fatiche per le sue umili origini, ma tutto ciò ci fa capire che le banche italiane non sono molto sicure. In Parlamento giace dal maggio 2013 un Disegno di Legge Delega al Governo per la separazione tra banche commerciali, quelle deputate a esercitare l’attività di credito nei confronti dei cittadini, delle imprese, delle famiglie e delle comunità, che effettuano la raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione per l’esercizio dell’attività di credito; e banche di affari, le banche che investono nel mercato finanziario.

Certo lo scudo appena ricevuto darà alle nostre banche un po’ di ossigeno, ma non possiamo più trovarci in situazioni di estrema difficoltà come quelle stiamo ancora vivendo.

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