C’era una volta il Natale

Adriana F.
24-12-2018
Spingo la porta con un piede, avendo entrambe le mani occupate, e allo stesso modo la richiudo dietro di me. Raggiungo il divano, appoggio pacchi e pacchetti e mi abbatto come un sacco di patate sui cuscini, guardando il soffitto con l’aria sfiancata di chi è reduce da un’intera giornata di lavoro. Sarà finito il tour de force dei regali di Natale? mi chiedo. Avrò preso tutto quello che serve? È più di una settimana che giro per mercati e mercatini alla ricerca di qualcosa di simpatico da donare ad amici e conoscenti… Ma subito mi pento di questo pensiero. Ho tanti amici, e tutti mi sono cari, e ho anche ottimi rapporti di vicinato o di lavoro. Eppure mi disturba non poco l’idea di dover dimostrare il mio affetto per loro in un unico giorno, e per di più in occasione di una festa religiosa importante. E allora perché lo faccio? La cultura collettiva che mi ha permeato fin dall’infanzia, l’abitudine, la seduzione delle luci multicolori e delle vetrine scintillanti, il piacere di pensare agli amici nonostante le tappe forzate, la voglia di non sentirmi out… Ma tutto questo non mette a tacere il pensiero critico e ogni anno mi chiedo cosa c’entrino i regali agli umani con una ricorrenza che riguarda il nostro rapporto con il divino.
Qualcuno risponderebbe che il Natale, religione a parte, corrisponde a un’antica festa d’inverno che esisteva ancor prima dell’evento celebrato dal mondo cristiano. Festa d’inverno?! Ma quando mai? Da diversi decenni, ciò che si celebra veramente nel nostro mondo occidentale è una festa dello shopping, che fa levitare le vendite di addobbi per la casa, dolci e prelibatezze culinarie da grand gourmet, prodotti tecnologici di ultima generazione e gioielli alla moda, oltre a un’infinità d’inutili oggetti di nessun valore, acquistati tanto per “non essere da meno” nell’avvolgente atmosfera del business natalizio.
Qualcun altro potrebbe osservare che l’idea del dono è un concetto profondamente radicato nello spirito cristiano. Ed è giusto. Ma quell’idea del dono ha una portata molto più ampia del regalino con fiocchetto, spesso inutile: il suo significato è in realtà di natura spirituale e dovrebbe ispirare ogni azione e pensiero degli esseri umani nelle relazioni con il prossimo. Cosa che raramente accade anche tra chi proclama la difesa “a oltranza” delle nostre tradizioni religiose.
Certamente, come dicono gli economisti, gli acquisti per la ricorrenza danno impulso all’economia, fanno circolare il denaro, favoriscono lo sviluppo delle aziende produttrici, e via dicendo. A parte il fatto che tale discorso sembra ignorare quanta parte abbiano nel business “minore” i prodotti Made in China, la vera domanda che viene da porsi è la seguente: ma cosa c’entrano tali motivazioni con la nascita di un divino Bambino in un’umile capanna di Betlemme? Intorno a lui c’era forse qualche pastore nomade di passaggio, e più tardi sono arrivati i Re Magi. I quali, però, per quanto ne sappiamo, hanno portato doni soltanto a lui: non si sono messi a banchettare con salmone affumicato o caviale di pregio, e non hanno neppure riempito di regali i fratelli, gli zii, i nipoti, gli amici, i colleghi e i conoscenti di ogni genere.
Poco convincente è anche l’affermazione che il Natale è il giorno della generosità, citando le molteplici iniziative a favore dei poveri che offrono messe, cene e musica per i senza tetto. Verissimo, ma siamo altrettanto generosi gli altri giorni? Non direi. Per le persone in difficoltà il vero aiuto è quello che provvede ai loro bisogni ogni giorno dell’anno; è quello di chi opera nelle istituzioni che adempiono a questo compito con abnegazione e senza effimere esibizioni di altruismo. Per molti, invece, si tratta generosità verso i poveri concentrata in uno sparuto arco di tempo e, per il resto, di un dare e un ricevere spesso formale o interessato, di riunioni di famiglia “una tantum” che mettono a posto le coscienze rispetto alla trascuratezza dimostrata nel corso dell’anno.
Tuttavia il grande spettacolo si ripete puntuale anche in tempo di crisi, ed è sotto gli occhi di tutti: le fantastiche decorazioni cittadine che illuminano a giorno le strade, l’assalto ai negozi più prestigiosi, i carrelli stracolmi nei supermercati, i pacchetti di ogni dimensione e colore disposti in bell’ordine vicino al presepe o sotto l’albero…
Impossibile che tanta abbondanza lasci indifferente chi stenta ad avere l’essenziale per sopravvivere. E non solo da noi. Le immagini viaggiano attraverso il web e i social, varcano i mari e gli oceani, il confronto diventa inevitabile e frustrante, aumenta la percezione di un divario incolmabile e ingiusto e prende sempre più forma il sogno di una vita migliore …
Bisogna essere davvero distratti o sprovveduti per stupirsi che qualcuno tenti con ogni mezzo di abbandonare la condizione di miseria in cui vive per arrivare a raccogliere almeno le briciole del nostro grande banchetto!

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