CFA: presenza “coloniale” in tempi di “post-colonialismo”

Giulia Uberti
7-12-2018

Immagine del Franco-CFA

A tutt’oggi il Cfa è utilizzato e circola in paesi dell’Africa subsahariana, dell’Africa occidentale e dell’Africa centrale di cui fanno parte: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad. Inoltre il Cfa è utilizzato nell’Oceano indiano, nelle Isole Comore (anche queste ex colonie francesi nell’ambito della cosiddetta «zona franco» (franco-comorano).
Il franco Cfa, ha un suo gemello nel Cfp, che sta per Colonie francesi del Pacifico (Colonies françaises du Pacifique). Si tratta di una moneta utilizzata nei territori d’Oltremare: Polinesia Francese, Wallis e Futuna, Nuova Caledonia. Inizialmente, il franco Cfp era adottato anche nelle Nuove Ebridi, ma poi qui il franco si separò dal franco Cfp e successivamente, nel 1982, fu sostituito dal vatu di Vanuatu. Si tratta dell’unico caso di abbandono del franco Cfa-Cfp verificatosi in una ex colonia.
Il Franco CFA è nato nel 1945 con gli accordi di Bretton Wood; all’epoca venne chiamato Franco delle Colonie Francesi Africane. Successivamente nel 1958 cambiò nome per diventare Franco della Comunità Francese dell’Africa (CFA). E’ una moneta ancorata ad un cambio fisso, prima con il Franco Francese e ora con l’Euro. La piena convertibilità del Franco Cfa è garantita dal Ministero del Tesoro francese, che però chiede il deposito, presso un conto del ministero, il 65% delle riserve estere dei paesi aderenti all’unione monetaria.
Il 4 ottobre 1984, alla 39a sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, Sankara ( presidente del Burkina Faso) pronuncia un discorso in cui elenca i problemi fondamentali che affliggono il suo popolo e delinea con temporaneamente le linee programmatiche che avrebbero guidato il suo governo, e aggiungeva:
“Naturalmente incoraggiamo l’aiuto che ci aiuta a superare la necessità di aiuti. Ma in generale, la politica dell’aiuto e dell’assistenza internazionale non ha prodotto altro che disorganizzazione e schiavitù permanente, e ci ha derubati del senso di responsabilità per il nostro territorio economico, politico e culturale. Democratizzare la nostra società, aprire le nostre anime ad un universo di responsabilità collettiva, per osare inventare l’avvenire”.
Il leader panafricano Mohamed Konare (1), originario della Costa d’Avorio così presenta la situazione: “Liberté, egalité, fraternité”: valori che magari hanno ancora un peso in Francia, mentre nel continente nero – schiavizzato dal governo di Parigi – si sopravvive senza libertà e senza nessuna uguaglianza, mentre l’unica fraternità (criminale) è quella che lega alla potenza sfruttatrice i tanti dittatori africani, insediati dalla Francia a suon di sanguinosi colpi di Stato. A milioni, oggi, gli schiavi dell’Africa “francese” si riversano sulle coste italiane? Ovvio: a casa loro non hanno speranze, per colpa della piovra rappresentata dal sistema coloniale, che ancora oggi depreda i paesi sub-sahariani. Non hanno scampo, gli africani: sono vittime del più subdolo dei ricatti, cioè l’imposizione del Franco CFA, moneta coloniale imposta all’Africa e tuttora di proprietà francese. Un controllo ferreo, per uno smisurato trasferimento di ricchezza: non meno di 500 miliardi di dollari all’anno, secondo stime ufficiali”
In sostanza, la Francia ha a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie. Che, per essere sbloccate su richiesta dei legittimi proprietari, necessitano del preventivo via libera di Parigi.
Nel 1975 François Mitterand ammise: «Senza l’Africa, la Francia non avrà storia nel 21mo secolo». Profezia confermata dal suo successore, Jacques Chirac, nel 2008: «Senza l’Africa, la Francia scivolerebbe a livello di una potenza del terzo mondo». La storia continua… : i paesi dell’Africa ex francese devono far approvare a Parigi i loro bilanci.
In alcuni Paesi dell’Europa ci si inquieta della rapida crescita demografica nei Paesi africani, troppo rapida, e si teme un numero sempre più grande di migranti che arriveranno a bussare alle loro porte e a forzare la frontiere.
Se il CFA, nato dagli accordi di Bretton Wood è a tutt’oggi di attualità che ne è dell’indipendenza dei paesi il cui utilizzo, appunto è il Cfa? Che ne è della loro autonomia, della loro sovranità, della loro capacità di prendersi in mano il proprio futuro sul piano economico e monetario? I biglietti Cfa bruciati da Kémi Séba hanno portato sull’agenda politica il discorso.

Il militante panafricano Kemi Seba (nella foto), di nazionalità francese, reo di aver bruciato, durante una manifestazione alcune banconote Cfa.

Sembrerebbe, però, che nessun primo passo sia in essere per una strada nuova e una nuova politica. Così parlò Macron alla sua visita in Burkina Faso il 28 novembre scorso: « Je ne vais pas vous dire quelle est la politique africaine de la France, car il n’y a plus de politique africaine de la France, a-t-il débuté. Il y a un continent que nous devons regarder en face (…) même si je n’ai pas la prétention de parler de l’Afrique dans son ensemble. » (“ Non sono qui a comunicarvi quale è la politica africana della Francia, perché non c’è più una politica africana della Francia. C’è un continente che noi dobbiamo guardare in faccia (…) anche se non ho la pretesa di parlare dell’Africa nel suo insieme”)
La situazione è a tal punto grave che suscita sempre maggiori oppositori negli Africani: “Tutto questo deve finire”, annuncia Konare: bisogna porre fine all’esodo dei giovani, e iniziare la lotta di liberazione dell’Africa. Come? Svelando, all’opinione pubblica, lo spaventoso vampirismo della Francia: beninteso, i cittadini francesi non ne sono nemmeno consapevoli. Piuttosto, sono potenziali alleati: lo diventeranno, dice Konare, quando prenderanno coscienza di questo orrore, perpetrato dalle stesse élite che, in Europa, organizzano le crisi e l’austerity per gli europei… L’Africa deve svegliarsi, ora o mai più: l’appello di Konare è intensamente drammatico. Missione: salvare gli africani, restituendo loro la sovranità economica. «L’Africa è ricca: se si smette di depredarla, fiorirà. Verremo ancora in Italia, ma come turisti, a visitare Venezia e Firenze».

(1) Mohaned Konaré, leader del nascente movimento Panafricanista.

Per approfondire (cliccare sul link): Franco CFA: Un fantasma si aggira in Francia

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