Ci sarà pure un giudice a Berlino

Eraldo Rollando
24-10-2019
No, non parliamo di Bertold Brecht e del suo mugnaio che lotta tenacemente contro l’imperatore per vedere riparato un abuso.
A distanza di 110 anni, come quel mugnaio, altri chiedono di usare giustizia, e di “fare i conti”. Chiedono al moderno Kaiser, o meglio alla Germania della Cancelliera Angela Merkel, di mettere mano almeno al portafogli per rimborsare i discendenti di quei popoli sterminati negli anni 1904-1907 in Namibia.
Ancora una volta Davide contro Golia.
La vicenda è nota: In Namibia la colonizzazione tedesca (che venne sancita nella conferenza di Berlino del 1884-1885), rivelò il suo volto brutale quando i popoli Herero e Nama sottomessi e vessati si ribellarono provocando la morte di circa 120 coloni. La repressione voluta da Berlino fu brutale e inaudita, meritandosi la definizione di genocidio (approfondimento su Fatti dimenticati).

Sopravvissuti Herero nel 1907
Sopravvissuti Herero nel 1907

Nel 1985, da parte delle Nazioni Unite si parlò di “primo genocidio del XX secolo”.
Alle prime richieste di risarcimento, nel 2004 la Germania ammise, seppure con riluttanza, “la propria responsabilità storica e morale”: non fu cosa da poco quel riconoscimento, ma non sembrò sufficiente.

Si cercò di coinvolgere nelle trattative con la Germania il governo della Namibia, ma presto si scoprì l’impraticabilità di quella strada a causa della presenza sul territorio di ampi possedimenti di cittadini tedesco/nabimiani, discendenti dei colonizzatori, oggi legali possessori dei beni che avrebbero potuto essere rivendicati.
Di fronte al fallimento delle trattative tra i due paesi, durate tre anni, la soluzione prese corpo nel 2017 attraverso la chiamata in giudizio dello stato federale tedesco presso una corte di New York con una class-action dei discendenti delle vittime, coordinati da un Comitato tecnico creato per l’occasione.
L’iniziativa è stata condotta ricorrendo allo Alien Tort Statute, una legge degli Stati Uniti che prevede la tutela extraterritoriale dei diritti umani da parte della giurisprudenza civile americana. Una via non facile, che impegnerà a fondo le parti a causa della posizione della Germania e della Corte Suprema USA.
Il governo federale tedesco non ha mai ammesso che si trattò di genocidio, ma di “semplici” atrocità: con questa definizione Berlino cerca di disattivare le clausole della legge americana che prevedono l’intervento a tutela dei diritti umani in caso di genocidio perpetrato al di fuori del territorio USA .
Ma … rimane da superare anche uno scoglio non piccolo: la Corte Suprema USA ha sentenziato nel 2013 che la legge è applicabile solo se i fatti denunciati “coinvolgano e interessino” direttamente gli Stati Uniti.
Al momento sembra che il caso rischi di arenarsi a causa di quest’ultimo punto. Ma, si sa, le sentenze della Corte Usa sono emesse da giudici nominati dal Presidente con approvazione del Senato e nel lungo tempo la composizione del Collegio potrebbe variare, con il risultato di una possibile revisione della sentenza.

 

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