Come arriverà (la) Democrazia?

Giulia Uberti
7-10-2014
Per me è importante l’approfondimento della Democrazia, conoscere come è nata  e quale evoluzione ha avuto,  in particolare  come la viviamo oggi.  Quali sono gli aspetti positivi per i cittadini comuni, quelli che sono alla  base della scala, quelli che non contano e che,  giorno dopo giorno  si trovano esclusi dalle opportunità esistenti e che vengono  offerte. Quali i privilegi  dell’altra categoria di cittadini, quella che conta, che ha potere economico (perché molto ricca) che ha potere politico (perché ha vinto le elezioni) ottenute sventolando l’intenzione di <fare qualcosa> per tutti  i cittadini  e per la società. Nel concreto assistiamo continuamente a numerose opportunità offerte a pochi, mentre  sempre gli stessi ne sono esclusi. Si constata troppo spesso che  politici,  inizialmente pieni di buone idee e desiderosi di <salvare> il Paese, nel concreto operano per modificare il tutto …   in modo che  nulla cambi  nella realtà quotidiana. E’ una situazione che si osserva in molti Paesi Occidentali e che si ripete con le stesse modalità. Questa non è Democrazia. Esperienze concrete ci dimostrano come l’invito ad una reale partecipazione della gestione/amministrazione della cosa pubblica possa modificare la qualità della vita dei cittadini.
La Democrazia formale ha fatto progressi dall’inizio del nostro secolo guadagnando terreno sui cinque continenti, le elezioni ne sono il sintomo ma esse sono per la maggior parte, quasi ovunque contraddittorie. Infatti, se cambiamenti positivi sono intervenuti  nella vita delle persone e questi hanno modificato il loro  stile vita, possiamo constatare che, un po’ ovunque  è peggiorata la qualità della vita. Siamo inoltre presenti a  guerre e catastrofi naturali che hanno obbligato, e obbligano,  migliaia di persone a emigrare senza  sostegno, a volte a causa dei loro stessi governanti. Le elezioni si susseguono, chiamano i cittadini al voto, ma per una insufficiente e/o non corretta  informazione,  al voto si eleggono persone che NON rappresentano gli interessi dei cittadini, sono sempre più numerosi gli  eletti che lavorano per i loro propri interessi, quelli della loro famiglia e/o loro clan politico, per gli amici e/o amici degli amici. Le varie proposte che raggiungono i cittadini dichiarando il <cambiamento> non sono credibili sia per il loro contenuto  che per le persone che le propongono. Si vota allora per il meno peggio e/o contro qualcuno ma senza convinzione che  si possa realmente far sentire la propria voce. Manca l’ informazione che metta  i cittadini in grado di scegliere qualcuno che sia realmente un rappresentante della società e che difenda i diritti di tutti, che sia la voce di chi non ha voce.
Come arrivare ad una attiva  partecipazione  ?  Lo Stato sembra coinvolga realmente, e  unicamente,  i cittadini quando comunica  a questi, i tributi da pagare, a livello locale, intermedio e statale. Da parte loro i cittadini sono spettatori di Servizi sempre più ridotti a tutti i livelli: a  livello sanitario;  a livello scolastico ; a livello trasporti, ambiente.
Questo <modello> che noi chiamano democrazia  è da tempo in discussione critica  in Occidente, malgrado questo, da lunghi anni  si è tentato,  e si tenta, di esportare il modello proponendolo/imponendolo a secondo del contesto,  anche con le armi. Ufficialmente per difendere i diritti e le libertà dei cittadini. In alcuni Paesi sono state forze esterne ad intervenire per modificare, vuoi per cambiare l’elite di governo per instaurare la cosiddetta democrazia e questo, provocando notevoli con costi umani.
“Come arriverà (la) Democrazia?  mi chiedeva una donna ruandese negli anni ’60; “arriverà con l’aereo?” E per prepararsi meglio al cambiamento chiamava suo figlio nascituro “Democrazia”. Manca in molti Paesi  l’ informazione che metta  i cittadini in grado capire il cambiamento che si vuole proporre (e/o imporre) e non sembra ci sia la preoccupazione di mettere i cittadini nelle condizioni  di scegliere persone che siano  realmente  rappresentanti della società, capace di  difendere i diritti di tutti, che sia la voce di chi non ha voce
Scrivendo queste righe mi viene in mente il libro di Axelle Kabou (L’Harmattan, 1991) …et si l’Afrique refusait  le développement ? Si. Chi si è mai preoccupato di fare un Referendum per conoscere la volontà dei  cittadini in merito? E se la popolazione di un determinato Paese rifiutasse il nostro modello democratico?

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