Conflittualità in Europa …dopo il 1945

Gruppo Corallo (a cura di Eraldo Rollando)
2-02-2018

(… fatti incruenti e grandi tragedie dopo la Seconda Guerra Mondiale)

1944-1956 Guerriglia negli Stati baltici contro l’URSS.
50 mila partigiani estoni, lettoni, e lituani insorsero contro l’occupazione sovietica, sostenuti da Germania Ovest e Regno Unito. Furono sconfitti e costretti al ritiro dopo trentasei mila morti da ambo le parti.

1945-1949 Guerra civile in Grecia.
Gruppi armati comunisti, sostenuti da ex partigiani jugoslavi, formarono un esercito e insorsero per abbattere la forma monarchica dello stato.
Il 16 ottobre 1949 gli scontri ebbero fine con la vittoria dell’esercito ellenico e la scia di circa 42 mila morti.

1948-1962 Movimento di resistenza anti-comunista in Romania
La Romania, nel 1941, si unì alla Germania nazista nell’invasione dell’Unione Sovietica. Durante la guerra il fronte si ribaltò e fu l’URSS a invadere la Romania.
Dopo la cessazione del conflitto si costituirono numerosi gruppi anti-comunisti, sostenuti e armati dalla CIA (Usa).
La guerriglia si svolse prevalentemente nel nord del Paese e terminò nel 1962 con la caduta dell’ultimo combattente. Su una forza di circa 10 mila rivoltosi, 2500 furono i caduti.

1956 – Rivolta ungherese
Fu un vero e proprio tentativo di modificare lo status quo politico-militare dell’Ungheria; la rivolta nazionale fu messa in atto nel periodo 23 ottobre-10 novembre 1956, e fu “domata” con l’intervento massiccio dell’esercito dell’URSS entrato a sostegno del governo ungherese pro-sovietico Il bilancio finale fu di circa 6500 morti tra le due parti, compreso i civili, e circa 14 mila feriti.

1956-1962 Scontri cruenti in Irlanda del Nord – nasce l’IRA (Esercito Rivoluzionario Irlandese)
1969-1997 Campagna paramilitare dell’IRA nell’Ulster e in Inghilterra
Lo scontro tra Inghilterra e Irlanda risale a molti secoli addietro. Nel 1500 l’Isola fu conquistata dall’Inghilterra, regnante Elisabetta I, che impose la religione anglicana a una popolazione prevalentemente cattolica. Nei secoli successivi non mancarono i disordini.
Nel 1881 fu posto il problema dell’indipendenza dell’Irlanda dall’Inghilterra; la disputa proseguì per anni con scontri e isolate sollevazioni sempre represse.
Nel 1921, un trattato stabilì gli attuali confini nell’isola tra la Repubblica d’Irlanda, cattolica e la zona a nord, l’Ulster, a maggioranza protestante, che rimase unita all’Inghilterra.
Nei due periodi sopra citati, l’Esercito Rivoluzionario Irlandese (IRA), mise in atto numerose campagne con azioni terroristiche che insanguinarono il Regno Unito e che raggiunsero anche Londra.
Il bilancio degli scontri, che cessarono nel 1997, non è facile; nel solo periodo 1969-1997 i morti furono circa duemila .
Nel 2005 l’IRA abbandonò definitivamente la lotta armata mettendo le proprie armi sotto il controllo di organismi internazionali.
Le stagioni drammatiche di guerra e terrorismo sono fortunatamente alle spalle.

1958 Operazione Corsica
Nel 1954 prese corpo la guerra franco-algerina per l’indipendenza dell’Algeria, all’epoca considerata Territorio francese d’oltremare.
I fatti rivoluzionari, che portarono all’indipendenza dell’Algeria nel 1962, ebbero risvolti drammatici sia dal punto militare sia politico in Francia.
La guerra, combattuta con grande brutalità prevalentemente in territorio algerino, nel 1958 si propagò al territorio francese scatenando una serie di attentati.
I coloni francesi in Algeria (I pieds noirs) e i militari, delusi dall’andamento delle ostilità e dall’allora governo in carica, minacciarono un colpo di stato per il ritorno al potere del generale Charles De Gaulle.
Il 24 maggio 1958, in palese ribellione con il governo, paracadutisti provenienti dall’Algeria furono lanciati in Corsica (Opération Corse). L’invasione fu incruenta, ma contribuì alla caduta del debole gabinetto guidato dal presidente Rene Coty e la successiva presa di potere da parte di De Gaulle.

1959-2011 Spagna: il conflitto basco
Il 31 agosto 1959, un gruppo d’indipendentisti baschi, impegnati in un’esperienza di carattere patriottico nel PNV (Partito Nazionalista Basco) fondato nel 1894, vengono espulsi dal partito e dà vita a una nuova formazione: nasce l’ ETA (Euskadi Ta Askatasuna, Paesi Baschi e Libertà), dal carattere rivoluzionario dell’area della sinistra politica.
Nell’agosto 1961, due anni dopo, ha luogo la prima azione militare diretta contro la dittatura di Franco e per l’indipendenza dei Paesi Baschi; da quel momento l’ETA è dichiarata un’organizzazione terroristica non solo dal governo spagnolo ma da molti Stati e Istituzioni internazionali.
Entra a far parte del MLNV (Movimento di Liberazione Nazionale Basco), un più ampio “contenitore” politico e sociale, come braccio armato, prendendone praticamente il controllo.
Il conflitto fra ETA e Stato spagnolo, per la sua durata (più di 40 anni) e intensità degli avvenimenti, è considerato come il fatto bellico più grave all’interno dell’Europa prima della caduta del Muro di Berlino (1992).
Attentati, uccisioni, esecuzioni sommarie, sequestri di persone, sabotaggi furono innumerevoli e si registrarono per lunghi e dolorosi anni.
Il 20 dicembre 1973 vede uno degli avvenimenti più tragici della Spagna: un commando di ETA giustizia il Presidente del Consiglio Carrero Blanco, destinato a succedere a Franco alla guida dello Stato spagnolo e ad assicurare la continuità del regime dittatoriale. Un dettaglio molto puntuale, seppure limitato al periodo 1952-1989, può esse reperito qui. (clicca per aprire)
Alti funzionari pubblici (politici e militari) e privati furono obiettivi privilegiati assieme alle infrastrutture civili, alle caserme e ai militari della Guardia Civil.
Sul fronte opposto si registrò la nascita di gruppi parapoliziechi, responsabili di azioni terroristiche efferate non inferiori a quelle dell’ETA.
La reazione dello Stato spagnolo fu sempre presente e articolata: sul fronte della repressione, dell’adeguamento legislativo per il contrasto a un terrorismo che aveva coinvolto in maniera così drammatica il Paese e anche di una certa forma di clemenza nell’applicazione delle pene.
Il 7 gennaio1989 inizia una prima fase di allentamento della morsa del terrore: l’ETA rilascia un comunicato in cui dichiara una tregua unilaterale, come «dimostrazione della sincerità della propria offerta di negoziazione», per favorire l’avvio di colloqui, che si sarebbero tenuti ad Algeri, con i rappresentanti dello Stato spagnolo.
Tre mesi dopo, a causa della rottura delle trattative, riprendono gli attentati.
Una fragile tregua si ebbe ancora tra il 1998 e il 2000, anche a seguito di una forte azione repressiva da parte del governo.
Tra il 2008 e il 2010 il gruppo terroristico inizia a entrare in difficoltà per la cattura di molti suoi alti esponenti.
Il 20 ottobre 2011 l’ETA annuncia “la cessazione definitiva della sua attività armata”.
L’8 aprile 2017, in un comunicato diffuso dalla BBC inglese, l’Organizzazione segnala la sua intenzione di consegnare le armi e gli esplosivi a ispettori internazionali e di dichiararsi sin seguito “Organizzazione disarmata”.
Questo comunicato ha creato sollievo in Spagna e in particolare fra le autorità e la popolazione basca. La speranza è che non si ripeta l’altalena di periodi di pace e di terrore, già visti nel corso degli anni passati.
Nelle sue azioni l’ETA ha procurato la morte a più di 800 persone e il ferimento di migliaia. Nel 2017 sono circa 400 i militanti dell’ETA ancora rinchiusi nelle prigioni spagnole.

1967 Colpo di Stato in Grecia
Alla fine della seconda guerra mondiale, la Grecia si presentò al mondo nelle peggiori condizioni economiche e sociali possibili. Come se ciò non bastasse, dovette subire una Guerra civile (1946-1949) che la debilitò ulteriormente.
Diciotto anni dopo, Il 21 aprile 1967, ebbe luogo un colpo di Stato per opera di alcuni Colonnelli di estrema destra dell’Esercito ellenico (al golpe non parteciparono Aviazione e Marina). Quel periodo della storia recente greca è comunemente indicato come il Regime dei Colonnelli o Giunta dei Colonnelli.
S’istaurò una dittatura militare che si richiamava a figure tipiche del fascismo italiano, quali il militarismo mussoliniano, il concetto di “aristocrazia del combattente”, il mito del passato, il paternalismo. (Questa analisi, però, pare non essere condivisa da molti commentatori della destra liberale italiana).
A metà dicembre 1967, un fallito tentativo per il ripristino della legalità, costrinse il giovane e inesperto re Costantino II a fuggire in Italia.
Nel 1974, un tentativo di espansione territoriale nei confronti di Cipro portò alla caduta della Giunta e al ripristino della democrazia con le elezioni che si celebrarono nel novembre di quell’anno.

1958 – Prima Guerra del Merluzzo
1972-1973 Seconda Guerra del Merluzzo
1975-1976 Terza Guerra del Merluzzo
“La guerra del merluzzo” non fu una vera guerra, ma una serie di tensioni di carattere diplomatico e commerciale tra Islanda e Regno Unito.
Nessuno sparò un colpo sul “campo”, ma certamente, in mare, si arrivò a sfiorare lo scontro fisico e l’incidente internazionale, tra l’altro tra due nazioni facente parte della NATO.
Tutto ebbe inizio quando l’Islanda, l’1 settembre 1958, decise unilateralmente di espandere le proprie acque territoriali da 4 a 12 miglia nautiche per ampliare l’area di pesca esclusiva e sottrarla alle Marine concorrenti.
Nel 1961, nell’occasione di una Conferenza in sede ONU, fu stipulato un primo accordo tra Islanda e Regno Unito nel quale, seppure con qualche limitazione, era accettata l’estensione delle acque territoriali a 12 miglia.
Nel 1972 l’Islanda ritornò all’attacco espandendo le proprie acque territoriali a 50 miglia. Il Regno Unito ancora una volta si oppose e nell’agosto del 1973 si sfiorò la tragedia, quando un’unità della Guardia Costiera islandese entrò in collisione con una nave da guerra inglese; la disputa terminò un anno dopo con un compromesso: Ok alle 50 miglia in cambio del permesso di catturare 150 mila tonnellate di pesce per i successivi tre anni.

1968 – Il Patto di Varsavia invade la Cecoslovacchia.
Nel 1955, a Varsavia (da qui il nome), venne firmato un Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra Unione Sovietica e i suoi alleati dell’Europa centrale e orientale; fu ratificato da 9 Paesi, tra i quali la Cecoslovacchia. Il Trattato si contrapponeva al cosiddetto Patto atlantico (la NATO), firmato tra i paesi del Nord Atlantico, nel 1949 a Washington. Si era nel periodo della “guerra fredda” e le due organizzazioni rispondevano a scopi militari.
Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, il Patto attaccò la Cecoslovacchia con una forza militare di circa 250 mila uomini, che raggiunse un picco di 500 mila nei giorni successivi.
L’invasione aveva lo scopo di bloccare le riforme di carattere liberale, già avviate dal gennaio 1968, (questo tentativo prese il nome di “Primavera di Praga”) che l’allora capo del governo Alexander Dubcek aveva parzialmente attuato.
L’occupazione durò per 22 lunghi anni e terminò nel 1990; tutte le riforme già avviate da Dubcek furono cancellate.
Nel primo periodo si riscontrarono 142 morti, principalmente civili, e circa 500 feriti gravi. Dopo l’occupazione si verificò la prima ondata di 70 mila rifugiati nei paesi occidentali che superò, in seguito, la quota di 300 mila.

1974 La Turchia invade Cipro
Il 15 luglio 1974, la cosiddetta “Giunta dei Colonnelli”, che in quell’anno teneva ancora la Grecia sotto il tallone della dittatura, organizzò un colpo di Stato a Cipro con l’intento di annettersi quell’isola di preponderante cultura greca.
I golpisti deposero il legittimo Presidente della Repubblica di Cipro, Makarios (che fuggì nel Regno Unito), rimpiazzandolo con il dittatore nazionalista Nikos Sampson.
Sino allora, lo status dell’isola era governato da un Trattato di Garanzia, sottoscritto nel 1960 tra Grecia, Turchia e Regno Unito, con il quale si riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Repubblica di Cipro.
Il 20 luglio 1974, sulla base di questo Trattato, la Turchia invase Cipro con circa 40mila uomini costringendo 200mila greci – ciprioti a emigrare verso il sud dell’isola. Gli aerei turchi, durante l’invasione, sganciarono bombe al napalm causando la morte di 7mila greco – ciprioti.
Le forze turche presero il controllo del nord dell’isola dividendola in due, proclamando la Repubblica Turca di Cipro Nord, che occupa un terzo di tutto il territorio (riconosciuta solo dalla Turchia); a cavallo della cosiddetta linea verde, che segna il confine tra le due Entità, s’insediò la forza di interposizione dell’ONU, tuttora presente.
Il tentativo di riunificazione, portato avanti per molti anni da parte ONU, fu dichiarato fallito nel 2004, anno in cui la parte greca ottenne l’adesione alla UE.

1974 Portogallo: Rivoluzione dei garofani
Nel 1910, con la proclamazione della Repubblica, termina il lungo periodo del Regno della dinastia dei Braganza.
Nel 1926, un colpo di Stato porta il Paese alla dittatura di stampo fascista di António de Oliveira Salazar, che si protrae sino al 1974.
Nel 1974 un successivo colpo di Stato, attuato da un gruppo di militari dell’area progressista, senza spargimento di sangue, determina la fine della dittatura e porta al potere una Giunta militare.
E’ l’anno della “Rivoluzione dei garofani”; i militari hanno subito l’appoggio della popolazione. Si verifica un fatto curioso: al passaggio dei militari, una fioraia corre verso di loro con un mazzo di garofani rossi e li inserisce nelle canne dei fucili.
Il garofano diventa il simbolo e il messaggio alle rimanenti forze armate per l’appoggio alla rivoluzione.
Passano due anni di forti contrasti politici, incluso un tentativo di contro colpo di Stato, sino a che il 25 aprile 1976 si vota per eleggere l’Assemblea della Repubblica.
Vincono i socialisti di Mario Soares che, con il passaggio di consegne da parte della Giunta militare, diviene Primo ministro.
La Dia da Liberdade (Giorno della Libertà – 25 Aprile), segna l’inizio della nuova vita democratica del Portogallo.

1981 – Spagna: tentativo di colpo di stato
Il 23 febbrai 1981, in piena “campagna terroristica” da parte dell’ETA basca, si verificava un tentativo di colpo di Stato da parte di un gruppo di militari della Guardia Civil comandati dal tenente colonnello Tejero e sostenuti da alcuni reparti dell’esercito; la Spagna si trovava nel delicato periodo di transizione dalla dittatura alla democrazia (il Caudillo de Espana Francisco Franco era morto nel 1975 e nello stesso anno fu restaurata la monarchia con il Re Juan Carlos).
La riuscita del “golpe” avrebbe significato con tutta probabilità la restaurazione della dittatura e l’invasione dei Paesi baschi da parte dell’esercito spagnolo.

1989 – Romania: rivoluzione
Nel 1989 (ma già prima ci furono “manovre” per preparare gli eventi), il Governo dell’URSS guidato da Mikahil Gorbaciov (fautore della perestrojka) dichiarò il “liberi tutti” dei paesi aderenti al Patto di Varsavia. Un portavoce del governo sovietico dichiarò allora, in tono scherzoso, che era iniziata la “Dottrina Sinatra”, riferendosi alla famosa canzone di Sinatra “My way” (liberamente tradotto in “a modo mio”), contrapposta alla rigida “Dottrina Breznev”. L’epoca della “guerra fredda” e della “Cortina di ferro”stava tramontando.
Ungheria, Bulgaria, Repubblica Democratica Tedesca e Cecoslovacchia videro i loro regimi cadere senza spargimento di sangue; fu diverso per la Romania.
Il “conducator” Nicolae Ceausescu, presidente da 25 anni, incapace di gestire qualsiasi tipo di politica economica tale da dare un minimo di benessere al Paese, venne condannato a morte da un Tribunale rivoluzionario, con un processo sommario, un mese dopo la caduta del Muro di Berlino.
Tale era l’odio e il rancore cumulato, a causa dal mancato soddisfacimento delle speranze nutrite dalla popolazione, dall’estrema povertà in cui il Paese era caduto, e della morsa ferrea in cui la polizia segreta (Securitate) lo teneva rendendolo, di fatto, uno Stato di polizia, che il tentativo del governo, di espellere dal Paese un dissidente anticomunista fece partire la rivolta, che dalla città di Timisoara si estese a tutto il territorio. La repressione fu violenta e lasciò sul terreno più di 1100 morti, dei quali 564 nella sola capitale Bucarest, e 3300 feriti. Ceausescu divenne il capro espiatorio di tutto ciò: fu fucilato, assieme alla moglie Elena, il giorno di Natale 1989, per genocidio del popolo rumeno e per la distruzione dell’economia nazionale.
Le terribili immagini di quell’evento furono trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo, e rimangono tuttora nella memoria di chi, come lo scrivente, ebbe la sventura di vederle.
Che la capacità politica del “conducator” fosse, a dir poco, insufficiente lo dimostra il fatto che nominò presidente del Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica e, in seguito nel 1980, Primo viceministro la moglie, la quale era praticamente analfabeta avendo limitato i suoi studi alla seconda elementare.
C’è stato chi, dietro la rivoluzione popolare, vide la mano del Cremlino (al quale non è mai andata a genio la presa di posizione di Ceausescu contro l’invasione della Cecoslovacchia del 1968) e degli USA di Bush senior. Il giornalista e scrittore rumeno Grigore Cristian Cartianu, nel suo libro “La fine dei Ceausescu”, tradotto in Italia dall’editore Aliberti, ipotizza che dietro la rivolta cruenta di Budapest ci fosse la mano di elementi dell’esercito e della polizia segreta, desiderosi di fare cadere il presidente con un Colpo di Stato.

1991 – 1998    La tragedia jugoslava   (clicca per aprire la pagina)

1997 – Guerra civile (?) in Albania
I fatti di Albania del 1997, più che rubricarsi come guerra civile, vengono definiti da molti commentatori con il termine di Anarchia. Non si trattò, infatti, di una fazione del paese contro un’altra per la contesa del potere, ma della iniziale rivolta di cittadini fatta immediatamente propria da bande criminali che volevano contendere al governo centrale intere porzioni del Paese, per esercitare i propri traffici illeciti.

L’Albania da 1938 al 1997

Nella sua storia recente fu un Regno dal 1928 al 1939; nell’aprile di quell’anno il Paese fu occupato militarmente dall’Italia che costrinse il re Zog alla fuga.
Nel novembre del 1944 Enver Hoxha, alla guida del Partito Comunista Albanese, assunse il potere. Oxha era un fervente ammiratore di Stalin, di chiara fede marxista-leninista e una spiccata inclinazione alla dittatura; La Repubblica Socialista d’Albania, per questo motivo, fu creata sul modello dell’Unione Sovietica, ma non partecipò mai al disegno della vicina Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia di Tito, pur rimando nella sua orbita diplomatica. Il suo rapporto con il Partito comunista sovietico e quello jugoslavo ebbe momenti di forte avvicinamento come di altrettanto forte distacco.
Nel 1960 si avvicinò alla Repubblica popolare cinese per la crisi sino-sovietica e nel 1968 uscì dal Patto militare di Varsavia a causa dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia.
Nel 1976, con la morte di Mao, anche i rapporti con la Cina vennero interrotti e
Oxha finì per rimanere solo in campo internazionale. Il Paese si ritirò in uno stato di quasi isolamento inaugurando un periodo di autarchia xenofoba che lo portò alla stagnazione economico produttiva; agli endemici problemi di corruzione si aggiunse un cupo regime oppressivo sia dal punto di vista politico che sociale e religioso. Le Istituzioni e l’assetto sociale ne risentirono fortemente: poco alla volta il vecchio Stato autoritario e burocratico cominciò a lasciare spazio al rafforzamento della malavita organizzata e a una migrazione disordinata verso i paesi vicini, Italia compresa. Il Capo dello Stato mal tollerava ogni forma di opposizione: fu così che nel 1981 ordinò l’arresto e l’esecuzione di numerosi dirigenti di partito e di governo, come già successe nel periodo 1948-1952; le ultime stime parlano di circa 5mila oppositori politici “fatti fuori” durante il suo regime, che terminò con la sua morte nel 1985
Il Partito comunista continuò a governare l’Albania per mano di Ramiz Alia il quale, pur dedicandosi all’opera di modernizzazione e di lotta alla malavita e alla corruzione a fine 1991, in seguito a libere elezioni vinte con una schiacciante maggioranza, dovette cedere il potere al Partito Democratico di Albania, una formazione di centro-destra guidata da Sali Berisha. Ebbe così fine l’esperienza comunista albanese, che guidò il paese per 48 anni dal 1944 al 1992.
Il Paese era ormai in una situazione di controllo sociale estremamente precario e una arretratezza economica spaventosa. Il Partito Democratico Albanese decise di spostare l’assetto economico da una economia socialista pianificata a un’economia di mercato: certamente un salto mortale senza rete. Berisha mise in campo molte riforme, una di queste fu di assegnare a imprese private la raccolta di denaro, assegnando loro il ruolo di banche; fu una decisione sciagurata: gli albanesi, attratti dalla promessa di lucrare forti interessi, impegnarono lì i loro risparmi. Quando la maggior parte di queste imprese fallirono, persero tutto il loro denaro calcolato in circa 1,3 miliardi di dollari. Fu coinvolto oltre il 30 percento delle famiglie. Nel febbraio 1997 iniziarono le prime proteste di piazza contro il governo; le forze di polizia furono spinte a un contrasto energico. A mano a mano gli scontri si fecero sempre più duri sino a sfociare in aperta ribellione: la vicenda lasciò sul terreno circa 2mila morti. La capacità delle forze governative di stroncare la ribellione presto iniziò a collassare, si registrarono molte diserzioni tra i militari; il risultato fu che si lasciò spazio a bande ribelli e criminali in quasi metà del Paese, in particolare al sud.
Le Organizzazioni internazionali, attraverso l’ONU, decisero di intervenire inviando in Albania un contingente multinazionale di 7mila uomini proveniente da 11 Nazioni europee; il compito fu di rimettere ordine nel Paese e la sua attuazione avvenne principalmente con la neutralizzazione delle bande criminali e la requisizione delle armi leggere e pesanti che erano nelle mani “sbagliate”. Il comando dell’Operazione Alba, cosi fu chiamato l’intervento di peacekeeping, venne affidato all’Italia, dati i suoi precedenti di vicinanza sia storica sia fisica.
L’intervento ebbe luogo tra la metà di aprile e la fine di agosto, quando gli ultimi operatori furono ritirati dall’Albania e il Paese fu restituito al confronto democratico.

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