Congo – Un territorio, due Stati

Gruppo Corallo (a cura di Eraldo Rollando)
23-03-2017

E’ l’area al centro dell’Africa sub sahariana, affacciata nel golfo di Guinea sull’Oceano atlantico.
Alla fine del XIX secolo subì una spartizione territoriale da parte di Francia e Belgio che si concretizzò con la formazione di colonie nelle quali la Francia occupava la parte destra del bacino medio e inferiore del fiume Congo (l’attuale Repubblica del Congo) e il Belgio per la parte sinistra del bacino inferiore(che divenne poi, con l’aggiunta di altri territori a nord, (l’attuale Repubblica democratica del Congo).

Le capitali (Brazzaville e Kinshasa) delle due repubbliche sono sulle due sponde contrapposte del fiume, quasi a volersi controllare a vista.

 

 

1 – Repubblica del Congo (ex Congo francese) – Un passato burrascoso.
La Repubblica del Congo è nota anche con il nome di Congo-Brazzaville, dal nome della capitale.

La capitale Brazzaville

Ha fatto parte sino al 1960 dell’Africa equatoriale francese come colonia. E’ una piccola Nazione nata come stato indipendente il 15 agosto 1960. Confina ad ovest con la rivale Repubblica democratica del Congo e si affaccia sul golfo della Guinea. La popolazione è di poco di più di 3,5milioni di abitanti.
La sua storia politica è stata costellata da continui fatti cruenti. Sommosse popolari e colpi di stato e guerra civile portarono i militari alla guida del Paese già dal 1963, anno in cui fu varata la prima Costituzione (successivamente abolita e sostituita da altre tre: nel 1992 , nel 2001e nel 2015)
Nel 1993 iniziò una strisciante guerra civile per il controllo del Paese da parte di Sassou-Nguesso, che culminò nel 1997 con aspri combattimenti e la presa della Capitale. Sassou-Nguesso si autonominò Capo dello Stato e continuò a governare, anche con elezioni truccate, sino al 2015. Alle elezioni presidenziali, tenutesi nel marzo 2016, l’uomo politico (con passato da militare) è stato riconfermato nella carica con il 67% dei voti . Il sistema di governo ha un’impronta fortemente autoritaria
La situazione interna, a fine 2016, è relativamente tranquilla e definita politicamente stabile.

2 – Repubblica Democratica del Congo (ex Congo belga) – le più feroci guerre africane
Con un piccolo sbocco sull’Oceano atlantico alla foce del fiume Congo, ha una popolazione di 61milioni di abitanti con capitale Kinshasa (5milioni ca.)
Confina a ovest con La Repubblica del Congo.

La capitale Kinshasa

Verso la fine del 1800 il Belgio conquistò il controllo del Regno del Congo facendone una colonia e cambiandole il nome in Stato Libero del Congo.
Nei decenni successivi i coloni ebbero modo di sfruttare le ricche risorse del paese, che principalmente erano il caucciù, i diamanti e l’avorio. La colonia fu resa fiorente anche grazie all’impegno del Belgio nella costruzione delle infrastrutture nel paese. I moti indipendentisti, con insurrezioni e violenze, che erano già scoppiati negli altri paesi africani negli anni precedenti, indussero il Belgio a concedere la totale indipendenza nel giugno del 1960.
Il disimpegno dall’area salvò il Belgio ma generò da allora ad oggi una scia infinita di sangue e di dolori. In più di cinquant’ anni d’ indipendenza non ha mai conosciuto un periodo di pace stabile.
Subito, il leader indipendentista Patrice Lumumba prese la guida del paese, ma durò poco. Un anno dopo, nel 1961, il colonnello Mobutu con un colpo di stato lo destituì e lo fece giustiziare. Nei tre anni successivi l’intervento dell’ONU diede luogo ad un governo di unità nazionale. Si era in piena guerra fredda e gli USA, temendo l’intervento della Russia (allora URSS) nella zona, nel 1965 rimisero al potere Mobutu che, evidentemente, contavano di manovrare in loro favore.
Il suo fu un regime sanguinario che,tra le altre cose, decise l’uccisione di molti politici e oppositori. Nel 1971 cambiò il nome allo stato chiamandolo Zaire.
Mobutu riuscì a barcamenarsi nel periodo della guerra fredda, sfruttando l’antagonismo USA-URSS ma, con l’implosione del blocco sovietico, iniziarono i primi gravi problemi politici che sfociarono nel 1996 nella prima guerra del Congo.
L’ etnia dei Tutsi congolesi si unì alle forze di Ruanda,Uganda e Angola, che contrastavano Mobutu, e insieme sbaragliarono il regime nel 1997. Mobutu fuggì in Marocco e Kabila, il generale che aveva guidato l’alleanza, si autoproclamò presidente attuando una violenta azione repressiva per ristabilire l’ordine. Kabila incontrò degli ostacoli notevoli a governare il Paese che, nel frattempo, aveva rinominato Repubblica democratica del Congo. La pace durò pochissimo: le preziose risorse del Congo facevano gola a molti. Così si scatenò la seconda guerra del Congo, una vera e propria guerra interafricana, che durò dal 1998 al 2003 e che coinvolse otto nazioni africane e circa venticinque gruppi armati. E ‘considerata la più grande guerra della storia recente dell’Africa. Il conflitto causò la morte di almeno due milioni e mezzo di persone, anche a causa delle carestie, ma c’è chi parla di più di cinque milioni di morti e migliaia di donne violentate dai ribelli e dai militari. Lo stesso generale Kabila fu assassinato nel 2001.
Le forze in campo, prevalentemente non addestrate e molto indisciplinate, hanno contribuito alla violenza del conflitto perpetrando saccheggi, stupri e pulizia etnica.
Nel 2006, nonostante continui scontri, razzie e scorribande dei ribelli, la situazione iniziò a stabilizzarsi. In quell’anno, le prime elezioni libere si sono concluse con la vittoria di Joseph Kabila, il figlio del generale. Anni di guerre e di contrasti pesano tuttora sui rapporti tra ribelli, miliziani e popolazione civile.
Oggi si registra una situazione di stallo. Dopo lunghi mesi di trattative, tra tensione e proteste, governo e opposizione avevano raggiunto l’accordo di celebrare le elezioni a novembre 2016. La commissione elettorale ha annullato la consultazione denunciando difficoltà logistiche ed economiche nell’organizzazione del voto.
Secondo analisti politici locali, questa decisione è stata presa dal presidente Joseph Cabila; le stesse fonti attribuiscono l’attuale “aumento delle violenze, al posticipo delle elezioni da parte del presidente”. Si sono innescate, infatti, reazioni a catena che hanno portato alla metà di febbraio 2017 a scontri tra esercito e milizie ribelli, con più di 100 morti e numerosi feriti. Il vescovo cattolico di Luiza monsignor Galumbulula denuncia ”Sono state commesse violenze eccezionali e atrocità inimmaginabili nei confronti di tranquilli cittadini”.
Sembrerebbe che la nuova data elettorale sia fissata per l’aprile 2018; ma Il condizionale è d’obbligo, data la “ritrosia” del presidente Joseph Kabila a lasciare il secondo mandato, come prevede la Costituzione.
C’è chi paventa che prima della scadenza elettorale il Presidente potrebbe tentare di modificare la situazione a proprio vantaggio. Non si sa se per vie legali o se invece usando la forza, il che porterebbe, con tutta probabilità, ad un ritorno di una catastrofica guerra civile.
Le ultime notizie, provenienti dalla Conferenza episcopale del Paese, segnalano che sarebbe stato firmato un “accordo politico globale e inclusivo” tra governo, opposizioni e società civile che apre la strada alle elezioni pacifiche. Con tale accordo sembrerebbe che il presidente Kabila abbia accettato di dimettersi dopo che le elezioni si saranno tenute, secondo questa notizia, alla fine del 2017.
Siamo abituati alle “acrobazie” del Presidente, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

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