CONSUMO DI TERRITORIO – SICCITA’ – CIBO

Laura Mazza
1 agosto 2017

Le notizie che arrivano dai media, ormai mi sono convinta, hanno lo scopo nemmeno tanto nascosto di farci sentire in colpa. Buttare lì una notizia senza la dovuta informazione mette tutti a disagio, soprattutto perché noi non sappiamo bene come si possa intervenire.
Questa estate è calda e particolarmente siccitosa, però purtroppo non è l’unica. Cambiamenti climatici, uso indiscriminato dell’acqua, strade, bretelle e costruzioni imperversano sulle nostre teste senza che qualcuno di noi possa esprimere la propria opinione.
Ricordo l’estate del 2003 anno in cui le ondate di calore furono responsabili della morte di 18.000 persone, 14.800 solo in Francia. (Ricordate che consigliavano di portare gli anziani al supermercato?)
L’Agenzia dell’ONU Wmo (World Meteorological Organization) sulla base delle rilevazioni tra gennaio e ottobre 2014 ha decretato il 2014 uno degli anni più caldi del pianeta ( da “Dall’odissea della crisi al cambio di rotta – Un nuovo modello di sviluppo”, Gruppo il Corallo, 2014 EDB Edizioni).          (Clicca qui per la copertina del libro)
E allora?
Allora questo accenno non equivale alla volontà di minimizzare la situazione attuale, anzi, vuole essere una riflessione comune sui molteplici aspetti del problema, un momento per prendere atto che continuando con lo stesso passo non avremo molta strada da percorrere.
Il progetto mio personale, ma in assoluto di tutto il Gruppo Corallo, è quello di ritornare a confrontarci sui temi che via via verranno affrontati per ritrovare quella consapevolezza che consente di “chiedere per ottenere” da parte delle istituzioni più attenzione e meno soluzioni empiriche ad effetto per approdare, invece, a un vero progetto di tutela ambientale.
Affronteremo e svilupperemo gli argomenti appena accennati nel titolo. Per il momento però vorrei focalizzare la nostra attenzione su una notizia del 26 giugno 2017, comparsa sul sito di Slow Food, che l’Italia ha consumato da novembre 2015 a maggio 2016 quasi 30mila ettari di suolo al giorno!
Riferisce Slow Food che l’ISPRA (Istituto Superiore di Protezione Ambientale) descrive in Italia una perdita di suolo molto elevata, infatti non solo costruzioni e servizi ma anche altri interventi contribuiscono alla copertura artificiale del suolo. Un suolo non impermeabilizzato è una risorsa imprescindibile per il sistema complesso della vita umana e dell’agricoltura. La cementificazione interessa con cifre da capogiro indifferentemente le aree sismiche e altamente sismiche, quelle con pericolosità idraulica e zone interessate da fenomeni franosi. E poi la fascia costiera, le aree protette e parchi nazionali.
Regioni come Lombardia, Veneto e Campania hanno perso una percentuale di territorio superiore al 5%. Slow Food ha lanciato una campagna di raccolta firme insieme ad altre 300 organizzazioni di “People4Soil” per avviare un’iniziativa dei cittadini europei (ICE) che verrà esaminata dalla Commissione Europea per arrivare al consumo zero del territorio nel 2050 che vedrà la nascita di una legge ad hoc. Io, naturalmente ho firmato, fatelo anche voi. Non è propaganda è un’autodifesa per non danneggiare ulteriormente il territorio dove viviamo.
www.salvailsuolo.it
la raccolta avrà termine il 12 settembre 2017.

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