Crescita economica non è sinonimo di maggiore felicità

Gabriella Carlon
25-06-2019
Gli studiosi ci dicono ormai da tempo che crescita e felicità (intesa come vivere sereni – ben vivere ) non procedono di pari passo; pertanto volgere l’attenzione solo al PIL è molto riduttivo. In linea con questo modo alternativo di pensare sono i risultati di alcune interessanti ricerche.
L’ONU ha pubblicato nel marzo 2019 l’annuale World Happiness Report su 156 paesi valutati. I criteri, esposti già in altra occasione, hanno visto quest’anno un’attenzione particolare al rapporto felicità-comunità: si è indagato il nesso tra relazioni sociali e Ben-essere. I primi dieci paesi classificati sono: Finlandia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Olanda, Svizzera, Svezia, Nuova Zelanda, Canada, Austria. L’Italia ha migliorato la sua posizione, passando al 36° posto dal 47° del Rapporto 2018. Agli ultimi posti troviamo alcuni paesi in guerra come Siria e Afghanistan; il Sud Sudan si è guadagnato l’ultimo posto.

Il quadro italiano
Altrettanto interessante è la ricerca condotta dall’ISTAT sullo stato di realizzazione dei 17 obiettivi promossi dall’ONU per il 2030 – Sustainable Development Goals – confrontando l’Italia con l’Unione Europea. I risultati non sono per noi tranquillizzanti: il nostro paese è al di sopra della media comunitaria per alimentazione, salute, energia, economia circolare, cambiamento climatico, ecosistemi terrestri; nella media per parità di genere, ma al di sotto della media per povertà, istruzione, lavoro, innovazione, disuguaglianze, ecosistemi marini, governance, partnership. Rispetto allo Sviluppo sostenibile le regioni più in difficoltà sono Sicilia, Calabria e Campania.
Infine un’altra interessante inchiesta è stata redatta dal quotidiano “Avvenire” in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e il supporto di Federcasse.
La ricerca è stata condotta in tutta Italia, con parametri che includono, oltre al reddito pro capite, una serie di elementi che rispecchiano le condizioni del territorio e l’insieme delle relazioni sociali: dalla demografia alla salute, dall’impegno civile alla legalità e sicurezza, dall’ambiente al capitale umano, dal lavoro all’inclusione sociale. Nella classifica del Ben Vivere le prime dieci città sono nell’ordine: Bolzano, Trento, Pordenone, Firenze, Parma, Pisa, Milano, Bologna, Gorizia, Udine.
Nella stessa indagine sono state redatte altre due interessanti classifiche: una con la valutazione delle opportunità di esercitare la responsabilità civile e la seconda con le opportunità generative, ossia in riferimento alla capacità di mettere i singoli individui in condizione di essere utili ai vicini, di fare qualcosa per gli altri. Trento e Bolzano occupano anche qui i primi posti. Però, ovviamente, non in tutti gli indici prevalgono le medesime località e sul sito del quotidiano è possibile vedere in dettaglio dove è più facile trovare lavoro, dove funzionano meglio i servizi pubblici, dove prevale il rispetto per l’ambiente e così via.    (www.avvenire.it)

Cosa concludere?
Una prima osservazione è che una politica veramente interessata al bene comune dovrebbe far tesoro di queste ricerche per capire su quali settori e su quali territori intervenire per offrire ai cittadini quei beni o servizi che davvero li possono rendere “felici”, cioè che li aiutino a vivere serenamente e a perseguire una personale realizzazione.
Penso inoltre che le conclusioni di simili ricerche dovrebbero avere la massima diffusione (mentre i media le ignorano), perché possono far prendere davvero coscienza che, data la sicurezza al soddisfacimento dei bisogni essenziali, la corsa ai consumi non rende più serena la nostra esistenza e che è la crescita delle relazioni, della cultura, degli affetti in un ambiente di condivisione che può dare un senso alla vita.

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