Diritti universali? puntata 5 – A Est e Sud del mondo

In Asia l’approccio ai diritti fondamentali dell’uomo si scontra con una visione tradizionale della società e dei rapporti tra le classi, accentuata dalla frequente sovrapposizione tra potere politico e potere religioso. Ne consegue una svalutazione dell’individuo rispetto alle istanze collettive.

Eraldo Rollando
25-11-2019

Mentre il mondo occidentale ha formalizzato nel tempo le lunghe e sofferte riflessioni sulla propria realtà, un’evoluzione diversa ha caratterizzato la visione dei diritti nel mondo orientale e in quello africano, che hanno una differente organizzazione sociale, politica, religiosa e culturale. Non può stupire, quindi, che la sua accettazione, in particolare da parte di paesi asiatici e africani, sia fortemente discussa o negata.
Basti dire che nell’occidente a prevalere sono sostanzialmente i diritti del singolo, mentre in molti paesi orientali a prevalere sono i diritti della collettività, o meglio, dello stato; un chiaro capovolgimento di situazione e di protezioni.
In alcuni casi, nei paesi di fede islamica, dove la tradizione sociale e la fede religiosa regolano la vita degli individui in modo assolutistico, nessun diritto umano può prevalere rispetto a quanto indicato dalla legge divina.

L’area Asia-Pacifico

La Macroarea Asia
L’Asia è la parte più estesa del mondo – poco meno di un terzo delle terre emerse – nonché la più popolata, ospitando oltre la metà dell’intera popolazione della Terra; una rappresentazione plastica di cosa sia l’Asia ebbe modo di darla il geografo francese Pierre Gourou (1900-1999): “L’Asie? N’existe pas” – L’Asia? Non esiste.
Una modalità per dire che siamo in presenza di un territorio non omogeneo, ricchissimo di lingue, storie, religioni e sistemi politici diversi e ricco di forti contrasti; quasi impossibile raccoglierlo in un’unica rappresentazione. Ciò nonostante sembra possibile misurare la distanza che separa i valori tradizionali tra occidente e oriente scorrendo il breve elenco dei “valori asiatici”, ritenuti tali da parte dei loro sostenitori (alcuni di questi valori già tracciati in precedenza):
– l’importanza riconosciuta alla comunità più che all’individuo,
– la preferenza per l’ordine e l’armonia rispetto alla libertà personale,
– il rifiuto di relegare la religione al di fuori della sfera pubblica,
– l’enfasi posta sul risparmio e la frugalità,
– l’insistenza sul duro lavoro,
– il rispetto per l’autorità e la gerarchia,
– la lealtà nei confronti della famiglia e il forte ruolo dello Stato.

In Asia non esistono sistemi veri e propri di tutela dei diritti, salvo alcune eccezioni  la cui modalità di applicazione è però fortemente messa in discussione da Organismi internazionali di controllo (il Giappone, come vedremo di seguito, merita un discorso a parte). Negli anni sono stati numerosi i tentativi di costruire un Carta avente valore intergovernativo; il più importante, per il numero degli stati coinvolti, è stato quello dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) – 15 stati con 515 milioni di abitanti. Nessuno ha portato risultati concreti.

Carta dei diritti umani nell’Asia, La nostra umanità comune.
Nel 1998 vede la luce una Carta che sembra, però, allontanarsi molto dai valori asiatici descritti sopra: è la Carta dei diritti umani nell’Asia – La nostra umanità comune (Corea del Sud, 1998), firmata da duecento organizzazioni internazionali non governative (Ong).
Pur non essendo uno strumento con valore legale, esso rappresenta la necessità da parte della società civile di avere un riferimento per le questioni dei diritti umani nell’area.
La Carta, non essendo condizionata dai singoli stati, recepisce i principi generali della Dichiarazione Universale del 1948; in particolare al paragrafo 2.2 enuncia:
Sottoscriviamo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti politici e civili e gli altri strumenti internazionali di tutela dei diritti e delle libertà. Crediamo nell’universalità dei diritti, che devono essere riconosciuti a ciascun individuo in quanto essere umano … “

L’ultimo Rapporto di Amnesty International sul rispetto dei diritti umani in Asia, per il periodo 2017-2018, mostra una situazione estremamente critica nella quasi totalità dei paesi.
Sono presi in esame solo i tre stati più rappresentativi dell’area, con la consapevolezza che altri stati potrebbero essere indagati. Per questi ultimi, però, vale quanto espresso più sopra a proposito della Macroarea Asia.

(5, continua)
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