Economia e felicità

Gabriella Carlon
01/03/ 2018

Forse non tutti sappiamo che esiste una misurazione della felicità dei diversi paesi del mondo. Annualmente l’ONU, con il World Happiness Report, assegna a ciascun paese un posto in graduatoria. Nel 2017 l’Italia era al 48° posto, la Norvegia al 1° e parecchi Stati africani negli ultimi dieci.
Un solo stato al mondo, il Buthan (700.000 abitanti), calcola ogni anno il suo indice di felicità al posto del PIL. La Felicità Nazionale Lorda (FIL) misura il benessere psicologico, l’istruzione, le relazioni interpersonali, la disponibilità del tempo libero: questi indicatori sono ritenuti più significativi del benessere materiale.
Il problema della misurazione della felicità ha investito, oltre che i sociologi e gli psicologi, anche gli economisti, tanto che si è creato un settore specifico della scienza economica che studia la correlazione tra ricchezza di beni e felicità. Da queste ricerche si evince che esiste una correlazione parallela tra incremento della ricchezza e incremento della felicità ma fino ad un certo punto, superato il quale, la tendenza all’incremento della felicità si blocca o addirittura si inverte. La mancanza di beni essenziali genera infelicità, ma una volta raggiunto il soddisfacimento dei bisogni primari, l’ulteriore incremento di beni non genera maggiore felicità, anzi talvolta ne provoca una diminuzione.
I parametri per misurare la felicità usati dall’ONU sono: reddito, aspettativa di vita, sanità, relazioni personali, corruzione del mondo politico. Difficile stabilire parametri oggettivi per misurare la felicità soggettiva, infatti questo è il punto su cui si concentrano le ricerche ma anche le critiche. Tuttavia il problema interessa un sempre maggior numero di studiosi; anche nell’opinione pubblica occidentale si diffonde moderatamente l’idea che l’incremento del benessere materiale sia solo uno dei fattori che possono rendere la vita serena e gioiosa.
Assumono sempre maggior spazio nel generare mal-essere le disuguaglianze sociali e l’insostenibilità ambientale. La crisi del 2007-08 ha acuito il problema. Nel novembre 2007 si è tenuta a Bruxelles una conferenza internazionale Beyond GDP (oltre il PIL) organizzata dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo, dall’OCSE e dal WWF. Il presidente francese Nicolas Sarkosy ha istituito nel 2008 una Commissione con il compito di cambiare gli indicatori della crescita in Francia, chiamando a farne parte due premi Nobel, l’americano Joseph Stiglitz e l’indiano Amartya Sen. Anche in Italia, nel 2012, ISTAT e CNEL hanno elaborato un nuovo indice per misurare la qualità della vita: il BES (Benessere Equo e Sostenibile) che tiene conto dei seguenti parametri: ambiente, salute, reddito, istruzione, lavoro, relazioni, sicurezza, paesaggio e patrimonio culturale, qualità dei servizi, fiducia nella politica e nelle istituzioni, benessere soggettivo.
Ma se col denaro si può ottenere molto ma non tutto (e non quello che ci rende più felici) perché ostinarsi a misurare e incrementare solo il PIL?

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