Enti locali, beni comuni

Laura Mazza
03-04-2017
Due importanti Convegni che si sono svolti a Milano tra il 7 e l’11 marzo hanno trattato temi di cui normalmente i media non parlano. Il Convegno del 7 marzo dal titolo “Scalare Milano” riguarda il tema dei trasporti, in particolare la Metropolitana Milanese e gli appetiti delle ex Ferrovie dello Stato, ora FS Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. (http://www.fsitaliane.it/fsi/Chi-Siamo/La-Holding-FSItaliane). Velocemente ecco la storia: la M5 la linea metropolitana automatica, detta “la lilla”, costruita da Astaldi S.p.A., uno dei soci privati, decide di vendere la sua quota del 36,50% a Ferrovie FS avendo già firmato nel dicembre 2016 un accordo preliminare di vendita. ATM che è la società municipale che si occupa di tram, bus, e metrò, è già socia di M5 al 20% e ha diritto di prelazione per l’acquisto delle quote che gli altri soci intendono vendere. L’attuale amministratore di ATM, Bruno Rota, vuole mantenere ad ATM la gestione dei mezzi pubblici perché, dice, se si lascia oggi lo spazio a FS, questi ultimi potranno partecipare nel 2018 alla gara per la gestione di tutto il servizio di trasporto pubblico di Milano, alle gare in tutta Italia, e nel mondo per il trasporto locale. Bruno Rota, come si diceva, avrebbe voluto esercitare il diritto di prelazione della vendita delle quote di Astaldi , e secondo il suo progetto avrebbero potuto essere acquistate da F2i * e in questo modo ATM e Comune di Milano avrebbero potuto assorbire l’indebitamento di M5 senza problemi di bilancio lasciando così la gestione a ATM. La storia poi procede con un iniziale interessamento di Sala, il Sindaco di Milano, al progetto di Rota, ma poi il tutto rientra perché FS ritiene di ricevere un pregiudizio per la sua operazione e si riserva di promuovere ogni azione a tutela dei propri diritti. La narrazione si interrompe qui perché vorrei portare l’attenzione a un fatto molto semplice, quello che abbiamo visto finora, vale a dire tutte le quote azionarie vendute e comprate, e le gare per prendere una fetta sempre più grossa dei proventi finanziari futuri fanno girare la testa ai normali cittadini che hanno solo bisogno di trasferirsi da una parte all’altra della città pagando un biglietto. I Cittadini che si aspettano dei servizi cosa potranno sperare se il progetto di snaturare ATM diventa produttivo solo per FS, soprattutto se FS si comporta come già sta facendo sul territorio italiano chiudendo stazioni o tratte perché non offrono un interessante rientro di denaro in nome dei vantaggi economici e finanziari. Il problema nasce nel lontano 12 febbraio 1981 giorno in cui Beniamino Andreatta, all’epoca ministro del tesoro, scrive al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi una lettera in cui viene stabilita una separazione tra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro (http://www.studiolegalemarcomori.it/1981-due-lettere-ed-il-divorzio-tra-tesoro-e-banca-ditalia-e-realta/… – questo è un riferimento che contiene le due lettere, ma sull’argomento in internet ci sono molte informazioni). Si parlerà in modo più preciso di questo argomento in un altro momento, ma quello che importa adesso è che la Cassa Depositi e Prestiti** con questa operazione diventa privata. Questo significa che le Aziende di Servizio Pubblico e lo stesso Stato non sono più in grado di auto-finanziarsi. Il Bilancio di queste aziende precedentemente prevedeva il pareggio di bilancio, vale a dire che le spese da sostenere dovevano essere uguali alle entrate e che l’eventuale deficit era la dimostrazione del fatto di avere provveduto a fronteggiare situazioni non previste per garantire a pieno il servizio. Certamente una modalità come questa non poteva garantire l’assoluta trasparenza della politica gestionale, ma la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti ha portato in pochi anni all’impennata del debito pubblico. Ora che la situazione è così cambiata è legittimo chiedersi se i servizi pubblici possono essere ancora considerati beni comuni. I trasporti, l’acqua pubblica, la sanità, l’istruzione in senso lato, sono servizi di pubblica utilità, e dunque beni comuni della collettività. Facciamo un passo indietro, le Ferrovie dello Stato ricevettero gratuitamente agli inizi del 1900 dal Comune di Milano le aree dei sette scali ferroviari oggi in disuso. Si tratta di 1 milione e 300mila mq di terreno, in parte da bonificare, che dovrebbero essere restituite alla città altrettanto gratuitamente per farne aree verdi, il famoso polmone verde, per una città soffocata dall’asfalto, dai riscaldamenti e dal traffico. Le Ferrovie dello Stato però nel 1985 diventano Enti Pubblici dotati di personalità giuridica e autonomia finanziaria. Nel 1992 diventano Società per Azioni e le quote di capitale possono essere acquistate dai privati. Tutti i beni, scali compresi, diventano patrimonio della S.p.A., e ora, l’accordo preso dalla Sindaca Moratti e conclusa dal Sindaco Sala con le FS è che 845mila mq di queste aree saranno edificabili e 654mila mq saranno di uso pubblico (la differenza di 199mila mq. rimarrebbero comunque di pertinenza delle FS per loro utilizzo). E’ facile trovare su internet molti dei progetti di famosi architetti per il riutilizzo di queste aree. Ma non basta, ci saranno anche le aree delle caserme dismesse, e per tutte queste aree da riutilizzare ci vorrà un progetto per dare una visione complessivo della città, il famoso PGT (Piano di Governo del Territorio) che non dovrebbe contemplare soltanto nuove costruzioni ma dare un’idea di modernità che saldi la necessità di case e infrastrutture con la necessità della bellezza di un ambiente sano e a disposizione di tutti. Dice Salvatore Settis *** nella prefazione di un libro scritto da Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale, dal titolo Il territorio bene comune degli italiani -Proprietà collettiva, proprietà privata e interesse pubblico: «Si è radicato nella mente di tutti che il proprietario è assoluto padrone dei suoi beni, non tenendo conto del fatto che il fenomeno dell’edificazione produce effetti non solo sui beni in proprietà del privato, ma anche sui beni che sono in proprietà collettiva di tutti, come il paesaggio, che, essendo un aspetto del territorio, è in proprietà collettiva del popolo, a titolo di sovranità».

*F2i Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR S.p.A. è una società italiana di gestione del risparmio, dal 2016 il maggiore e più importante fondo privato italiano. F2i nasce il 23 gennaio 2007 su iniziativa di Cassa Depositi e Prestiti e altri istituti e fondazioni bancarie e casse di previdenza.
** Cassa Depositi e Prestiti nasce in forma di banca controllata dallo Stato, in seguito si trasforma in un settore del Ministero del Tesoro, e con la promulgazione della legge 13 maggio 1983 n. 197, con riconoscimento di personalità giuridica autonoma avvenuta con la legge 19 marzo 1993 n. 68. La sua attività si articola con una gestione ordinaria”, si occupa del finanziamento di opere, di impianti, di reti e di dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici e alle bonifiche. Per far fronte a questa attività la Cassa Depositi e Prestiti provvede attraverso l’assunzione di finanziamenti e l’emissione di buoni fruttiferi, e buoni fruttiferi postali non garantiti dallo Stato, ma controllata da un’apposita commissione parlamentare di vigilanza. E una “gestione separata”, che gestisce il finanziamento degli investimenti statali e di altri enti pubblici, quali regioni, altri enti comunque strutture afferenti allo Stato, utilizzando quale fonte principale di provvista la raccolta del risparmio postale. Nel 2008, aveva 99 miliardi di euro disponibili per investimenti strutturali. Le Fondazioni bancarie azioniste che possiedono azioni privilegiate pari al 18,4% del capitale sono: Monte dei Paschi di Siena, Compagnia San Paolo, Fondazione Cariplo e varie altre Fondazioni di Casse di Risparmio di tutta Italia
*** Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte italiano

3 pensieri su “Enti locali, beni comuni


  1. Grazie Laura per quanto pubblicato.
    E’triste vedere come i terreni, che potrebbero
    contribuire a migliorare il paesaggio e rendere piu’vivibile la città,
    con un giro di carte divengano di proprieta’dei privati e destinati ad essere cementificati, aumentando la speculazione immobiliare.
    Suggerisco di fare un viaggio in altre citta’ europee e constatare
    quanto contribuisce un bel parco alla qualita’di vita degli abitanti.
    I servizi essenziali dovrebbero restare patrimonio della collettivita’ ed essere gestiti per migliorare la qualita’di vita degli abitanti. Con grande vigilanza per evitare sprechi e corruzione,
    purtroppo endemici in Italia.
    Gianni Della Torre.


  2. Concordo con il commento di Stella ….l’autrice spiega molto bene come si può sempre ignorare le regole ……e allora avanti con la privatizzazione e il malcostume ……


  3. Bellissimo articolo.
    Utile e…desolante l’intreccio di possibilità giuridiche per gabbare il cittadino. Il pubblico che diventa privato, le implicazioni che ne derivano di sottrarci di fatto, come dice l’autrice : il paesaggio e la possibilita’ di usufruire del verde pubblico e perchè no? con gli insediamenti anche l’aria. A quando, questa, sara’ privatizzata?
    Io, non ho piu’ parole.
    Stella Jacomini

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