Europa: cercando l’anima

Gabriella Carlon
23/2/2018

“L’Europa cerca giustamente di darsi una politica e una moneta comune,
ma ha bisogno soprattutto di un’anima”
(André Frossard) *

L’Unione europea è in crisi: diventano sempre più forti i movimenti sovranisti che vogliono tornare alla piena sovranità nazionale. Tali movimenti reazionari hanno però qualche giustificazione, perché l’Unione realizzata è lontana dal sogno che prende corpo con gli Stati Uniti d’Europa di mazziniana memoria, passa attraverso il Manifesto di Ventotene (clicca per visualizzare)e comincia a realizzarsi con l’opera dei padri fondatori nella seconda metà del Novecento. Purtroppo l’obiettivo economico ha soppiantato quello ideale, così oggi l’Unione è governata da organismi economici intergovernativi che hanno scarsa investitura democratica, mentre il Parlamento, unico organo rappresentativo, ha scarsi poteri. Mancano politiche europee condivise e manca, come si suol dire, l’anima.
Bisogna però chiedersi se l’anima europea esista nei suoi abitanti, nel sentire comune, in una prospettiva condivisa. Purtroppo la risposta è no. Non possiamo parlare di una coscienza europea diffusa o di un sentimento di appartenenza e di identità europea, al massimo esiste un’identità nazionale; per non parlare di localismi che mirano alla disgregazione dello stesso Stato nazionale. A un’identità locale incapace di vivere altre appartenenze, si unisce un egoismo economico delle regioni ricche che rifiutano qualsiasi principio di solidarietà; ma dove deve fermarsi il confine locale? alla Regione? al Comune? alla città o al quartiere?

Guardando al futuro

Unione Europea
Unione Europea

L’Unione Europea (vai al sito UE), abitualmente chiamata Europa, non comprende in realtà il continente Europa ma solo una parte di esso, essendo esclusa la zona orientale e parzialmente quella balcanica (oltre che il Regno Unito per le note vicende).
Quali rapporti intercorrono tra le due Europe? Si continuerà con la vecchia contrapposizione, mantenendo e incrementando gli armamenti delle basi NATO, alleanza militare che sembrerebbe ormai obsoleta? O si sceglierà una strategia collaborativa? Per ora prevale la prima strada, ma il futuro potrebbe essere migliore.
All’interno dell’Unione si prospetta una duplice sfida: la prima è la capacità di costruire delle identità concentriche: dalle caratteristiche locali alla cittadinanza nazionale, alla coscienza europea. Ma oggi una seconda sfida si presenta: l’ondata migratoria che investe l’Europa occidentale conduce alla formazione di società multireligiose e multietniche che richiedono capacità di dialogo con civiltà diverse e lontane da quella europea.
Come raggiungere questi obiettivi? Entrambi richiedono un profondo cambiamento di cultura e di mentalità.
Cittadini europei
Certamente la cultura scolastica ha un compito fondamentale, ma la nostra cultura scolastica ha tuttora come obiettivo la formazione di una coscienza nazionale (fare gli italiani di ottocentesca memoria), che, nel mondo globalizzato, risulta chiaramente inadeguata. Si tratta di cambiare paradigma: una nuova prospettiva deve collocare al centro l’Europa. Il patrimonio nazionale, pur prevalente, sarà collocato in ambito europeo, dove non esistono più stranieri ma soggetti complementari. L’anima europea è composita ma unitaria.
Qual è il nucleo costitutivo della civiltà europea? La risposta non è facile perché gli stati europei si presentano costruiti sulle diverse nazionalità; purtroppo i lunghi secoli di guerre intestine non hanno favorito nei popoli europei la formazione di una coscienza comune. Inoltre la diversità linguistica è senza dubbio un ostacolo, simile a quello rappresentato dai dialetti rispetto alla lingua nazionale, ma il problema è che non esiste una lingua europea.
Tuttavia la difficoltà è superabile con l’apprendimento di lingue europee, oltre alla approfondita e seria conoscenza della propria lingua nazionale. Obiettivo minimo, che però nella scuola italiana fatica ad essere raggiunto; eppure la conoscenza di altre lingue favorisce la possibilità di scambio e di dialogo tra persone di nazionalità diversa e permette di accostare, senza intermediazioni, la cultura di altri paesi. Il progetto Erasmus (clicca per saperne di più) va in questa direzione e ha grandi meriti per la creazione di una mentalità europea. Può aiutare anche, a fini pratici, l’apprendimento di un inglese veicolare per la comunicazione immediata.
Comunque al di là delle differenze, come in un mosaico, esistono nuclei unitari che connotano l’Europa nel suo complesso.
La storia traccia un percorso comune al territorio europeo, sia pure con tempi diversi da luogo a luogo: le grandi tappe della trasformazione (dall’Impero Romano al feudalesimo, al capitalismo commerciale, all’industrializzazione) segnano in modo unitario l’ambiente e la società dell’Europa.
La cultura classica greco-romana costituisce un sostrato comune e fondante; la diffusione del cristianesimo e i suoi rapporti con l’Islam segnano in modo anche architettonicamente visibile il territorio europeo.
Il pensiero scientifico razionale e la tecnologia dominano unitariamente la cultura europea. Fino al ‘600 il mondo intellettuale e accademico usava il latino per una più facile circolazione delle idee e delle scoperte e nel ‘700 fu il francese la lingua egemone. Il pensiero scientifico e filosofico fu senza dubbio unitario e, anche se riservato a un’élite, ha dato un’impronta specifica alla cultura europea.
Un ambito in cui le difficoltà sono più evidenti è quello letterario perché la traduzione di un testo letterario fatica a rendere pienamente il valore artistico e linguistico dell’originale. Tuttavia la conoscenza dei capolavori letterari europei è indispensabile, anche se richiede un ripensamento radicale dei nostri programmi scolastici di letteratura. Oggi si studia la letteratura nazionale, pur con qualche apertura alle letterature europee da parte di alcuni insegnanti. Va cambiato il punto di vista: si tratta di compiere delle scelte con un respiro europeo, tralasciando alcuni autori pur importanti nel percorso storico nazionale ma non altrettanto nel panorama europeo.
Esiste poi un campo in cui l’unitarietà è favorita: arte figurativa e musica si esprimono con un linguaggio universale costituendo un potente elemento unificatore. Le correnti artistiche e musicali si rincorrono nei diversi paesi e possono essere intese solo in una visione sovranazionale. Sono diffuse sul territorio e vanno a costituire un nucleo forte di riconoscimento dell’anima europea. La musica in particolare, per la sua universalità di linguaggio, è in grado di suscitare sentimenti ed emozioni al di sopra di qualunque confine nazionale. Ma che posto occupa nel nostro ordinamento scolastico?
Infine esiste un settore specifico dell’Europa: la formulazione teorica e l’attuazione, almeno parziale, dei diritti umani. Nasce in Europa l’elaborazione del concetto di diritto universale di tutti gli esseri umani (degli uomini e, faticosamente, delle donne) e si realizza in Europa il passaggio dai diritti civili e politici a quelli economico-sociali. Le battaglie per la loro realizzazione, in particolare da parte del movimento operaio e del movimento delle donne, caratterizzano la storia europea degli ultimi secoli: welfare e stato sociale distinguono davvero l’Europa dalle altre aree dell’Occidente. A ciò si accompagna la creazione di una struttura istituzionale dello Stato fondata sull’equilibrio dei poteri, in un gioco raffinato di pesi e contrappesi, a garanzia della libertà e di una tendenziale uguaglianza dei cittadini. Tutti gli stati dell’Unione ricalcano tale struttura. Questo patrimonio, anche se attualmente in fase regressiva, è il fondamento della democrazia europea.
Cittadini del mondo
Quanto al secondo obiettivo, formare cittadini di società multietniche, si tratta di allargare lo sguardo sul mondo, non nell’ottica imperialistica tuttora dominante, ma con l’intento di cogliere le diverse civiltà extra-europee nel loro fiorire autonomo.
Leggendo i nostri testi scolastici sembra spesso che i paesi extra-europei non abbiano storia se non dal momento della colonizzazione e non abbiano cultura propria e forme originali di convivenza. Ma non è così. Non si potranno studiare in modo approfondito le diverse civiltà del mondo, ma averne un’idea sintetica è senz’altro possibile. Giova coltivare un atteggiamento aperto, curioso del diverso, del suo passato e del suo presente: dall’arte al cinema alla musica, dai costumi ai cibi. A tal fine perché non valorizzare la presenza degli stranieri tra noi?
In particolare va approfondito il rapporto con il mondo islamico, anche per mostrare quanto abbia influito sulla civiltà europea nelle scienze, nella filosofia, nella medicina e nella pratica agricola e ambientale.

Cordova – Torre de la Calahorra – Museo delle tre culture

Basti pensare al Museo delle tre culture di Cordova che mostra la convergenza di pensatori musulmani, ebrei e cristiani.
La conoscenza reciproca permette di costruire convivenza perché smonta i pregiudizi, favorisce il dialogo e calma le paure del diverso; forse fa cogliere la ricchezza del genere umano.

Per raggiungere il duplice obiettivo, si rende necessaria una profonda trasformazione culturale, faticosa ma anche entusiasmante. La scuola deve avere un ruolo primario ma non basta. Giornali, stampa, TV, rete sono indispensabili per ottenere un cambiamento di mentalità. Forse sarebbe auspicabile, con veste di funzione pubblica, la creazione di un Sito multilingue per la formazione di una nuova cittadinanza europea aperta al mondo. Lavoriamo per il futuro!

*Giornalista e saggista (1915-1995). Membro dell’Académie Française.

Un pensiero su “Europa: cercando l’anima


  1. Il riferimento al Museo delle tre culture di Cordova mi ha fatto ripensare ad una analoga riflessione nel libro “Nessuno può volare” di Simonetta Agnello Hornby, che avevo appena finito di leggere. In questo libro l’autrice racconta il viaggio da Londra, dove abitano, attraverso l’Italia fino a Palermo col figlio Giorgio che è affetto da sclerosi multipla.
    La visita al Palazzo dei Normanni a Palermo è fonte di rabbia e umiliazione perché il palazzo non è attrezzato in modo adeguato per disabili, e procedono con gravi difficoltà. “Finché (scendendo al piano inferiore) ci rassereniamo tutti: su un muro c’è un’iscrizione in tre alfabeti: latino, arabo e greco. E’ per questo che siamo venuti, per vedere come nel 1100 dei conquistatori di origine scandinava, arrivati nel Mediterraneo, hanno creato un regno inclusivo di lingue e fedi diverse. La dignità dei popoli del Mare Nostrum ha qualcosa di laico.” (pag.196, ed. Feltrinelli)
    Nel capitolo dedicato a Firenze, l’autrice descrive la visita allo Spedale degli Innocenti, racconta la storia di questo Spedale, degli archivi, delle vite dei bambini accolti, della prima bambina, Agata Esmeralda, accolta il 5 febbraio 1444. E conclude:,”Mi commuove, inoltre, che la cittadinanza fiorentina fosse data ai bambini nati o che si trovavano a Firenze, figli di schiave africane e dunque chiaramente diversi. E mi vergogno della nostra riluttanza, nell’Europa del XXI secolo, a estendere la cittadinanza ai figli dei rifugiati e agli orfani che approdano sulle nostre sponde. En passant, ho notato che lo Spedale degli Innocenti è sempre stato una fondazione laica e mai in’opera pia. La visita del museo… è una gioia. Per la prima volta nel mio soggiorno fiorentino vedo come l’arte possa avere un enorme valore sociale e mi sento fiera di essere italiana.” (pag.175)

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