Global Compact? Sì…..Forse…..No

Gabriella Carlon
3-02-2019
Tale è stato l’atteggiamento del Governo italiano di fronte al Global Compact for Migration.
Infatti, nel 2016 l’Italia approva la prima bozza del Documento, chiamato Dichiarazione di New York; successivamente partecipa alle sessioni di lavoro che portano alla stesura definitiva.
Il 21 novembre 2018 il Ministro degli Esteri Moavero, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, dichiara che l’orientamento dell’Italia sulla gestione dei flussi migratori è positivo verso soluzioni che prevedono una condivisione a livello internazionale; sulla stessa posizione si dichiara anche il Presidente del Consiglio Conte. Ma alcuni giorni dopo il Ministro degli Interni Salvini dichiara che della questione deve occuparsi il Parlamento e che il Governo si adeguerà alle decisioni parlamentari. Il Parlamento non decide: sostiene che si potrà decidere solo dopo che si vedranno i risultati dell’applicazione della direttiva ONU in questione.
Conclusione: l’Italia non partecipa neppure al summit di Marrakech (10-11 dicembre 2018) rifiutando, di fatto, il Global Compact for Migration, cui hanno aderito 164 stati.
Ricordate gli slogan di Salvini? “Aiutiamoli a casa loro”… “lotta agli scafisti e alla tratta di esseri umani” e così via (coinvolgendo nella condanna anche le ONG). Val la pena di ricordare che l’articolo 2 della Direttiva ONU recita “Ridurre al minimo le condizioni difficili e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese” e gli articoli 9 – 10 auspicano misure atte a contrastare la tratta nell’ambito delle migrazioni internazionali per ottenere “una migrazione sicura, ordinata e regolare”.
Ma allora non aderendo al Global Compact qual è l’obiettivo del Governo e del Parlamento italiano? E’ pur vero che in altri articoli del documento approvato si sollecita una valorizzazione dell’apporto che i migranti possono dare al paese che li accoglie, mentre Salvini vede in loro solo delinquenti, stupratori, prostitute e terroristi; inoltre si auspicano condizioni di lavoro eque e prive di sfruttamento, che forse non sono ben accette a chi proclama “prima gli Italiani”; si dice anche che è difficile spesso distinguere chiaramente il migrante economico dal rifugiato, pur non negandone la distinzione, tanto che sono stati approvati due atti distinti da parte dell’Assemblea dell’ONU.
Sorprende però, date le premesse, che l’Italia abbia votato contro la revisione del Trattato di Dublino, unica strada per riequilibrare la distribuzione dei migranti in Europa. L’Italia è così perfettamente allineata alle posizioni dei Paesi di Visegrad che vorrebbero cancellare dalla storia il fenomeno migratorio. Ma certamente sia Salvini sia i suoi alleati sanno che quella strada non è percorribile, visto lo squilibrio demografico ed economico tra l’Europa e l’Africa. E allora?
Un’idea mi si affaccia alla mente: non sarà che Salvini, avendo costruito la sua fortuna politica sui disagi creati da un’immigrazione disordinata e clandestina, in realtà non vuole affatto che si trovi soluzione a livello internazionale al problema migratorio? Che sia disposto a giocare la partita elettorale chiudendo gli occhi sulle torture, la prigionia e il rischio di rimetterci la vita di tanti esseri umani?

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