Guaranì: la terra rubata

Eraldo Rollando
3-10-2018

Storia e cronaca di un furto che continua

Chi ricorda il film Mission ? (1986)
Racconta della missione di alcuni coraggiosi Gesuiti, in Paraguay, oggi terra argentina, tra i fiumi Paranà e Uruguay a metà del XVIII secolo.

Il Continente latino-americano (clicca qui per ingrandire)

I Gesuiti erano già presenti sulla costa del Brasile – all’epoca colonia portoghese – circa due secoli prima degli eventi raccontati nel film. Giunsero quindici anni dopo la fondazione dell’ordine e, nel 1549 a San Salvator de Baia, al centro della costa brasiliana, fondarono il primo convento e da lì si diffusero nei territori circostanti. Nelle testimonianze di un esploratore spagnolo dell’epoca, Alvar Nunez detto Cabeza de Vaca, si rileva che i Guaranì della costa brasiliana furono i primi indios a entrare in contatto con i Portoghesi.
Nei decenni successivi, i bandeirantes (esploratori coloniali) lusitani, non si fermarono sui territori poco alle spalle della costa, ma si spinsero all’interno alla ricerca di giacimenti di metalli preziosi e di schiavi; soprattutto di questi ultimi: e li trovarono.
Nei possedimenti spagnoli – Paraguay, parte orientale della Bolivia, l’Argentina, l’Uruguay e sudovest spagnolo del Brasile – la missione dei Gesuiti arrivò più tardi, attorno alla prima decade del 1600. Sia da parte portoghese che spagnola le missioni non incontrarono ostacoli alla loro formazione per molti anni; i missionari si limitavano all’evangelizzazione e alla organizzazione sociale degli indios e contribuivano a mantenere la pace sociale tra i vari gruppi. D’altra parte la situazione politica tra le due potenze dell’epoca in Sudamerica non presentava particolari criticità, se non quelle relative alla definizione delle frontiere.
In quegli anni si tenne il famoso “sacro esperimento“, ad opera della Compagnia di Gesù, rimasto celebre nella storia del vecchio Paraguay. I Gesuiti crearono le Reducciones , cioè villaggi come comunità autonome di Guaranì dediti all’agricoltura e all’artigianato. Economicamente abbastanza prospere e libere le Reducciones salvarono i Guaranì dalla schiavitù praticata dai colonizzatori, ma suscitarono la cupidigia di Spagnoli e Portoghesi che alla fine le distrussero e provocarono l’espulsione dei Gesuiti (come si vede nel film Mission). Così ebbe fine questo interessante esperimento, volto a garantire un minimo di libera sopravvivenza agli Indios.

Gli storici raccontano che quando portoghesi e spagnoli raggiunsero quei territori, poco meno di cinquecento anni fa, il popolo Guaranì consisteva di circa un milione e cinquecentomila individui.
Oggi, in Brasile, sono ridotti a circa cinquantamila e rappresentano la comunità indigena più numerosa del paese. Altri gruppi vivono nei paesi vicini: Paraguay, Bolivia e Argentina.
Oggi come allora, le loro vite si basano su un’economia di scambio all’interno di ogni villaggio, in un contesto di reciprocità e di condivisione dei frutti delle loro attività principali: caccia, pesca e, in minima parte, agricoltura; e in questo loro modo di vivere, il territorio ancestrale ha sempre avuto una forte valenza simbolica. Allontanare il Guaranì dalla propria terra è oggetto di grandissima sofferenza alla quale noi occidentali non sappiamo e, forse, vogliamo prendere parte.

Ma, da allora, nulla è cambiato? A rileggere con attenzione gli eventi si potrebbe dire che tutto è cambiato … in peggio. Non ci sono più i Regni di Spagna e Portogallo ma altri soggetti hanno preso la scena, non meno assetati di potere e ricchezze.
Ritroviamo i Guaranì ancora alle prese con sfruttamento, violenze e persecuzioni.

Sud America – Mato Grosso del Sud (Clicca per ingrandire)

Nel 1882 nella zona del Mato Grosso si stabilì la Compagnia Matte Laranjeiras, un’azienda monopolista di grandissime dimensioni per l’epoca, che si dedicava alla coltivazione e all’esportazione della yerba mate, una pianta tipica della zona utilizzata per produrre quello che viene chiamato il tè mate, noto per le sue molteplici proprietà benefiche.
Larga parte dei territori dei Guaranì furono dati, dagli stessi, in concessione volontaria alla Compagnia, in cambio dell’impiego nella stessa come manodopera, sebbene a basso costo. Tutto sommato non fu un cattivo affare per loro: avevano provvisoriamente ceduto la terra, ma avevano trovato la riunificazione del loro territorio, un lavoro e la loro identità culturale … sino al 1943, quando il governo brasiliano, nel pieno di sconvolgimenti politici e istituzionali, revocò la concessione alla Compagnia, che di fatto cessò l’attività.
Le terre dei Guaranì, rimaste senza un protettore, divennero oggetto di appetiti predatori: iniziarono prima le migrazione di coloni, per buona parte boscaioli e minatori, provenienti principalmente dagli stati meridionali di San Paolo e Rio Grande del Sud, successivamente e più avanti nel tempo, nelle aree pianeggianti arrivò la grande industria alimentare: le grandi aziende agricole (i fazendeiros) impegnate nell’allevamento di bestiame, in monoculture di soia transgenica e di canna da zucchero destinate all’esportazione. Un po’ alla volta gli indios furono spinti fuori dai loro territori verso aree “forestiere” , vere e proprie riserve, o verso piantagioni non più di loro proprietà dove, ancora un volta, venivano trattati con paghe al di sotto della sussistenza.
A poco o nulla valse la presenza dello SPI (Serviço de Proteçao aos Índios), l’Organo federale per la “protezione” e assistenza a tutti gli indios sul territorio nazionale – la cui creazione risale al 1920 – in quanto non riuscì quasi mai a fermare le azioni di esproprio. In parecchi casi la “protezione” ebbe come conseguenza la rimozione forzata di interi villaggi e, come già detto, il loro confinamento in piccole aree di riserva circondate da allevatori di bestiame e vaste piantagioni, dove si trovano a tutt’oggi, con gravi conseguenze per la loro sopravvivenza sociale e benessere fisico; alcuni gruppi sono rimasti completamente senza terra e vivono accampati ai margini delle strade.
I Guaranì, ogni volta che tentano di ritornare sulla loro terra ancestrale subiscono gravi atti di violenza ad opera di sicari al soldo degli allevatori.Gli ultimi dati segnalano che il 60% di tutti gli assassini di indigeni in Brasile sono concentrati nel Mato Grosso del Sud (fonte www.survival.it)
Negli ultimi 3 secoli trascorsi, i Guaranì sono passati da circa 1.500.000 persone a poco più di 50 mila; come chiamare questo fenomeno, se non genocidio?
(Analoga sorte hanno subito e subiscono tutti i popoli dell’Amazzonia aggrediti dalla “civiltà di rapina”).
Nel 2008 un film di Marco Bechis “La terra degli uomini rossi” racconta l’odierna drammatica situazione dei Guaranì. Di seguito il trailer del film.

E’ possibile vedere il film integrale su YouTube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=CpgYVmYV0gg (incolla questo link su YouTube)  o acquistalo su iTunes
Dagli anni 80 del secolo scorso hanno iniziato a organizzarsi politicamente dando vita a movimenti di rivendicazione delle loro terre, ma la resistenza dell’oligarchia dei nuovi proprietari terrieri non lascia spazi di ritorno. Neppure di fronte alle leggi dello stato brasiliano.
Nel 2008 il Brasile aveva stipulato un accordo con i Guaranì del Mato Grosso del Sud che lo obbligava a identificare tutte le loro terre ancestrali.
Sono passati undici anni, e solo una minima parte di lavoro è stato fatto e il mancato riconoscimento dei diritti territoriali degli indios continua ad avere un terribile impatto sulla loro esistenza.
Il tasso di suicidi tra questi gruppi risulta essere tra i più elevati al mondo, e molti dei loro capi vengono uccisi perché tentano di riappropriarsi della terra (fonte: www.survival.it).
Una persecuzione implacabile e intollerabile, completamente sconosciuta ai più , che ci auguriamo abbia termine il più presto possibile.
Non c’è riuscito Lula da Silva(2003-2011), non c’è riuscita Dilma Russeff (2011-2016), ambedue del Partito dei Lavoratori. Non lo ha fatto il Presidente provvisorio Michel Temer del Partito del Movimento democratico Brasiliano (formazione della Destra brasiliana) in carica da 2016 al 2018. Il Brasile andrà alle elezioni il 7 ottobre 2018. Gli ultimi sondaggi danno in testa il candidato nazionalista di estrema destra Jair Bolsonaro. La sua eventuale vittoria non lascerebbe molte speranze sulla presa a cuore del “problema” Guaranì, data la vicinanza della destra che lo sostiene con i fazendeiros. Ma, per dirla con chi ci ha preceduti, “Spes ultima dea est et omnium rerum pretiosissima, quia sine Spe homines vivere nequeunt: la Speranza è l’ultima dea e la più preziosa di tutte le cose, perché senza Speranza gli uomini non possono vivere”.

 

Qualche notizia in più sui  Gesuiti in America latina (clicca al link “La fede e il coraggio”)

Approfondimenti (clicca sui link sottostanti)

Caccia agli indios del Brasile

“Per i Guarani, la terra è origine di ogni forma di vita. Ma il loro territorio è stato completamente invaso e devastato da allevatori e imprenditori agricoli.”

Brasile: “Dove un indio non vale una vacca”

Repubblica.it/ “Stanno sterminando il mio popolo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.