Hijab da corsa

Eraldo Rollando
9-marzo-2019
Ci risiamo. Qualche tempo fa ci siamo occupati di un capo di abbigliamento destinato alle donne musulmane residenti in Europa: il “Burkini da spiaggia”, apparso per la prima volta in Francia. Quel capo di abbigliamento aveva scatenato le ire dei più conservatori tra i quali il Sindaco di Cannes, cittadina della Costa azzurra, che aveva prontamente emesso un’ordinanza per vietare sulle spiagge cittadine questo indumento che ” … manifesta in maniera ostentata un’appartenenza religiosa …. e rischia di creare disturbo all’ordine pubblico”.
Sempre in Francia, ha visto la luce, in questi giorni, un nuovo indumento dedicato in questo caso alle atlete, sempre di origine islamica: lo “Hijab da corsa”, annunciato sul mercato per il 15 di marzo. Potrebbe sembrare, fermandoci al nome, uno scherzo di cattivo gusto, ma non lo è.

Una donna con l’Hijab

Si tratta di un velo, per la verità molto discreto, che permetterebbe a queste atlete di partecipare alle gare, ma nella “Patria della laicità” non è permesso “ostentare un’appartenenza religiosa”; eppure la Francia è anche la Patria di Liberté oltrechè di Egalité e Fraternité. Nulla da fare: si è scatenata una furiosa bufera che ha coinvolto tutto l’arco dei partiti, da Rèpublique en Marche del presidente Macron fino al Rassembelment national di Maine Le Pen, il cui radicalismo è sintetizzato nella dichiarazione: “è una nuova intrusione del comunitarismo islamico nello spazio pubblico”.
Unica voce dissenziente è stata quella di Roxana Maracineau, ministra dello sport: “un’azienda privata può fare ciò che vuole. L’hijab da jogging è un indumento accettabile, considerato anche che “la pratica sportiva può favorire l’integrazione sociale”.
Nonostante questa ultima posizione di una componente autorevole del governo si sono alzate grida di scandalo e di boicottaggio verso la catena di grandi magazzini Decathlon che aveva deciso di commercializzare il “vituperato” articolo.
I responsabili commerciali del gruppo hanno cercato di tenere il punto dicendo che l’articolo lascia il volto scoperto, non viola nessuna regola e favorisce lo sport femminile, ma il responsabile comunicazione di Decathlon, Xavier Rivoire, intervistato da radio Rtl ha dovuto fare retromarcia e dichiarare che la vendita in Francia veniva temporaneamente sospesa per senso di responsabilità e di tutela dei propri dipendenti, dal momento che erano state formulate minacce anche verso di loro.
Che dire? Sarebbe banale commentare che siamo in campagna per le elezioni del Parlamento Europeo? Forse sì … forse no. E’ pur vero che la Francia è stata ripetutamente colpita nei passati mesi da attentati terroristici di matrice islamica ma, “un velo per fare jogging” che c’entra? Semmai c’è da temere che l’intolleranza anche su questioni quasi irrisorie ottenga l’effetto contrario, ovvero che possa suscitare risentimento e rancore anche nei soggetti musulmani non estremisti e non terroristi, esasperati dalle fobie di un paese che rinnega, di fatto, i suoi stessi principi democratici.

Fonti: Agenzia Ansa, Globalist Syndication

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