I corridoi procedono…

Giulia Uberti
09.08.2016
Sia pure nel silenzio quasi totale dei media più importanti e delle televisioni … il progetto dei Corridoi umanitari procede con determinazione nel suo intento di ampliare l’esperienza in Europa ed in altri Paesi.
Il progetto, nato in Italia da iniziativa ecumenica della Tavola Valdese, (Federazione delle Chiese Evangeliche) e della Comunità di S. Egidio, dal febbraio scorso ha permesso a 300 cittadini siriani e iracheni di raggiungere il nostro Paese con regolari voli di linea.
Un passo importante è quello del 28 giugno con il riconoscimento del Parlamento Europeo davanti al quale i promotori hanno dimostrato la praticabilità, la sostenibilità, e l’efficacia di tale iniziativa. (1) L’obiettivo è quello di sviluppare la strategia a livello internazionale.
Dopo i primi passi in ambito nazionale si sono intessuti contatti con altre chiese evangeliche, in Germania dove il 23 giugno la Chiesa evangelica tedesca ha dedicato una sessione di studio ai corridoi umanitari. In Francia, il Pastore F. Clavairoly presidente della Federazione protestante di Francia, ha preso contatti con la sede romana della Fcei. Risale invece al 15 giugno la notizia che anche il Parlamento svizzero ha adottato una mozione di sostegno ai Corridoi umanitari citando espressamente quanto già fatto in Italia. La Svizzera non è membro dell’ U.E. ma è parte dell’area Schengen, quindi il dispositivo giuridico che consente di concedere i visti umanitari, l’articolo 25 del Trattato sui visti, è a disposizione anche degli elvetici.
Paolo Naso, intervistato a Bruxelles in merito alla presentazione dei Corridoi umanitari riferisce che, nel corso del suo intervento, ha insistito su quattro oggettivi: a) i Corridoi umanitari sono praticabili, nel senso che nei Paesi dell’aerea Schengen si possono attuare sulle basi di norme vigenti; b) sono sicuri nella loro fattibilità; sicuri tanto per gli immigrati quanto per i Paesi che accolgono perché le persone sono identificate, sono conosciute già nei Paesi di provenienza; c) i Corridoi sono sostenibili: le risorse provengono dalla società civile, attraverso un meccanismo di relazione tra libere associazioni e Istituzioni finalizzate al raggiungimento del risultato. Infine è stato sottolineato il carattere ecumenico dell’iniziativa: in un contesto di rilancio dell’ecumenismo.
Al Parlamento di Bruxelles è stato chiesto di sostenere e accompagnare il modello ma saranno i governi a decidere se adottare, o meno tale procedura. Il riconoscimento politico è importante perché l’iniziativa è frutto di una sapiente, intensa, faticosa e determinata tessitura diplomatica. A fronte dello stallo delle politiche europee, è incoraggiante constatare che nei confronti del nostro progetto sia le istituzioni italiane sia quelle europee si mostrano sollecite e interessate.
All’incontro al Parlamento europeo di Bruxelles del 28 giugno, oltre a Paolo Naso e Mauro Garofalo era presente l’eurodeputata socialista Elòly Schelein, in prima linea nella battaglia per la revisione delle regole di Dublino; raggiunta dai microfoni degli intervistatori la Schelein ha definito i Corridoi umanitari “ uno straordinario esempio di cosa si possa fare per aiutare le persone più vulnerabili a fuggire da situazioni disperate” e ha ribadito che “ l’unico modo per combattere il traffico di esseri umani è creare vie di accesso sicure e legali” . Per questo motivo l’iniziativa italiana rappresenta una buona pratica da cui molto governi europei dovrebbero imparare. La Schelein ribadisce che l’iniziativa mette insieme solidarietà, competenza, impegno della società civile e capacità di cooperare in modo virtuoso con le realtà locali. … I corridoi umanitari hanno aperto una breccia dimostrando che è possibile, hanno creato un modello utilizzando gli strumenti legislativi già a disposizione dell’Unione europea. Di fronte agli egoismi nazionali e all’incapacità di mettere in campo quelle soluzioni comuni europee, in grado di affrontare il fenomeno, questo è già importante.

(1) Ne dà notizia Nicola Pedrazzi su “Riforma” (l’Eco delle Valli Valdesi, n.27, dello scorso 27 luglio, con l’intervista a Paolo Naso.

Come funzionano i corridoi umanitari
L’organizzazione dei trasferimenti e il rilascio dei visti avviene grazie alla collaborazione di numerosi attori in loco coinvolti nell’iniziativa.
Nei Paesi: Associazioni, Organismi internazionali, ONG locali, Chiese e organismi ecumenici si attivano predisponendo una lista di potenziali beneficiari. Ogni segnalazione viene verificata prima dai responsabili delle stesse associazioni, poi dalle autorità italiane. L’azione umanitaria si rivolge a tutte le persone in condizioni di vulnerabilità, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o etnica;
Le liste dei potenziali beneficiari vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permettere il controllo da parte del Ministero dell’Interno;
I Consolati italiani, in loco, rilasciano infine dei Visti con Validità Territoriale Limitata, ai sensi dell’art. 25 del Regolamento visti (CE), che prevede per uno Stato membro la possibilità di emettere dei visti per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali.
Le organizzazioni promotrici del progetto si impegnano
 a fornire assistenza legale ai beneficiari dei visti nella presentazione della domanda di protezione internazionale;
 ad offrire ospitalità ed accoglienza per un congruo periodo di tempo;
 ad offrire loro il sostegno economico per il trasferimento in Italia;
 ad accompagnarli nel percorso di integrazione nel nostro Paese.
Dagli uffici dell’Ambasciata vengono predisposti dei voli regolari che permettono ai rifugiati di raggiungere l’Italia in maniera sicura, evitando così vie più pericolose come i viaggi sulle carrette del Mediterraneo nelle mani degli scafisti. Arrivate in Italia le persone vengono accolte, e smistate, in appositi alloggi messi a disposizione dalle comunità cristiane ad Aprilia, Torino, Reggio Emilia, Firenze e Roma stessa. Le stesse si occupano anche del loro inserimento nella società.

L’iniziativa italiana vuole essere la prima di tante altre esperienze, da replicare anche in altri Paesi europei. Attraverso gli strumenti legislativi dell’UE è possibile creare le basi diplomatiche e burocratiche per rendere possibile l’ingresso e la ricezione delle richieste d’asilo in maniera sicura, mentre con i finanziamenti provenienti dalle realtà caritatevoli, e l’impegno della società civile, si può garantire l’adeguata accoglienza e l’inserimento dei profughi nel tessuto sociale del Paese di arrivo.

Al loro arrivo in Italia, inoltre, ai profughi accolti viene facilitata l’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori ed altre iniziative. In questa prospettiva viene loro consegnata una copia della Costituzione italiana tradotta nella loro lingua

Fra le prime 93 persone arrivate il 29 febbraio scorso, sbarcate a Fiumicino si contano 24 famiglie con 41 minori a seguito. Molti arrivano da Homs, la città siriana rasa al suolo dalla guerra; altri provengono dall’Iraq.
Tutti presentano fragilità molto evidenti e situazioni molto serie.
I Paesi coinvolti nel programma sono, nella prima fase, il Libano (circa 600 profughi) e il Marocco (150, per l’Africa sud-saharisana e Sud-Sudan); nella seconda fase, l’Etiopia (250). Si prevede quindi l’arrivo di mille persone in 24 mesi.

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