Il Codice del Terzo Settore è legge! Che cosa cambia il riordino di cui si parla?

Giulia Uberti
05-12-2019

Il tema relativo agli Enti del Terzo Settore (Ets) ha fatto molto parlare di sé poco prima dell’estate scorsa, attualmente altri, e forse ben più importanti temi sono all’ordine del giorno per il Governo, e all’attenzione della società civile. Tuttavia, anche se l’attenzione è calata e i media tacciono la tempistica per la messa in opera, l’attuazione e il riordino, di questo settore, progressivamente avanza.

Il Terzo Settore è un mezzo fondamentale di conoscenza degli enti non profit, in quanto riporterà alcune informazioni di base e consentirà a chiunque di sapere se una organizzazione ha i requisiti per essere considerata non profit e, di conseguenza, potrà consentire agli eventuali donatori di ottenere i risparmi fiscali previsti dalla legge.

La legge delega 106/2016 definisce il Terzo settore come il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita, o di mutualità, o di produzione e scambio di beni e servizi, il tutto in coerenza con le finalità stabilite nei rispettivi statuti o atti costitutivi. Nel Terzo settore non rientrano le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati e le associazioni
L’ Ente iscritto al Terzo Settore non è una istituzione pubblica, non ha a che fare con il business né con lo Stato: si situa come Terzo e questa è la caratteristica da cui trae il nome. Se si vuole dare una definizione, si potrebbe riassumere così: una realtà con obiettivi economici, sociali e culturali che non hanno a che fare con le finalità del mercato e del profitto né con gli obiettivi tipici della pubblica amministrazione.
Si possono contare 300 mila associazioni, 1 milione di lavoratori, oltre 5 milioni di volontari che in Italia costituiscono l’importante universo del Terzo Settore.

Grazie alla legge 106/2016 e al Codice del Terzo Settore che ne completa l’attuazione, si fa ordine riconoscendo ruolo e prerogative alle Associazioni e Enti no profit operanti in Italia. Il padre della riforma, sottosegretario Luigi Bobba, più volte menziona la parola riordino per indicare lo scopo principale del Codice. Sono 20 anni che una normativa così innovativa non veniva approvata.
Il codice, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto e subito entrato in vigore (D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117), attua la delega per la riforma del terzo settore contenuta nella legge 6 giugno 2016, n. 106. E’ un decreto legislativo che richiede, per la sua messa in opera, 20 successivi Decreti ministeriali.
Le difficoltà di predisposizione della struttura informatica non hanno consentito il corretto rispetto della tempistica. In assenza del decreto istitutivo del Runts, (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) il Dlgs n. 105 del 2018, modificando l’art. 101 comma 2 del Codice del Terzo settore, attraverso una proroga, ha spostato di 6 mesi: dal 3 febbraio al 3 agosto 2019 il termine entro il quale Onlus, Organizzazioni di volontariato e Associazioni possono modificare le statuto per adeguarlo alle regole degli Enti del Terzo settore.

Il nuovo Codice abroga diverse normative in essere: quella sul volontariato (266/91); quella sulle Associazioni di promozione sociale (383/2000); buona parte della legge sulle Onlus (460/97).
Si procede ad una riorganizzazione complessiva di tutte le tipologie di enti no profit. D’ora in avanti si chiameranno:
Enti del Terzo Settore (Ets)
 Organizzazioni di volontariato (Odv)
 Associazioni di promozione sociale (Aps)
 Enti filantropici
 Reti associative
 Società di mutuo soccorso
 Enti (diversi dalle società) di carattere privato senza scopo di lucro
 Imprese sociali (incluse le attuali cooperative) per le quali si rimanda a un Decreto legislativo a parte.

Per gli Enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale. (Si considerano di interesse generale, le attività svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio) Queste ultime vengono definite all’art. 5 come: “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitate dagli Ets.
Tutti gli Ets per essere riconosciuti sono obbligati all’iscrizione nel nuovo Registro unico nazionale del Terzo Settore (Runts) il quale serve a dare pubblicità dell’esistenza di un ente di terzo settore (Ets) e di alcuni dati fondamentali riguardanti la sua struttura e attività. Il Runts avrà sede presso il Ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale. Questo passaggio permetterà di fare chiarezza sui vari elenchi oggi esistenti.
Presso lo stesso Ministero viene costituito il Consiglio nazionale con il compito di armonizzare la legislazione dell’intera materia. L’iscrizione è obbligatoria per usufruire delle agevolazioni fiscali e della legislazione a favore. Il Rappresentante legale presenta la richiesta con informazioni minime, come indicate nel Decreto. Tuttavia, gli Operatori al Registro Unico nazionale possono chiedere un supplemento di informazioni e l’Ente potrà ritenersi automaticamente iscritto decorsi 60 giorni della domanda.
Con l’iscrizione al Runts gli Ets saranno tenuti al rispetto di vari obblighi: la democrazia interna, la trasparenza dei bilanci, i rapporti di lavoro e relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Ma potranno anche accedere a una serie di esenzioni e vantaggi economici, per esempio nei prossimi tre anni sono circa 200 milioni i fondi disponibili, sotto forma di maggiori incentivi fiscali, a favore di associazioni, donatori e investitori nelle imprese sociali.

Un pensiero su “Il Codice del Terzo Settore è legge! Che cosa cambia il riordino di cui si parla?


  1. Mi piacerebbe sapere come faranno a valutare la democrazia interna degli enti del terzo settore, un aspetto che lascia spesso a desiderare.

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