In un bel dì di maggio

Chiara Guanin
10-3-2016

Ripartenza vigliacca del tram, precipito con una lenta spirale sul sedile, che una svelta ragazza ha lasciato libero con pronta destrezza:
“ Grazie !”
Il pensiero di tutte le mie osteo- porosi- penie rende particolarmente calda la mia voce:
“ Ma ci mancherebbe”
Sottovoce, è timida, arrossisce lievemente.

Al Super la falda della mia giacca si rivela dell’esatta lunghezza per spazzare via con un colpo solo tutti i sacchetti di aglio pregiato dal loro bancone. Cerco un angolo innocuo per posteggiare il carrello e torno indietro per rimediare. Un giovanotto ha appena finito di risistemare il tutto:
“ Grazie! “
“ E di cosa?”
Borbotta un po’, come fosse inimmaginabile un comportamento diverso.

Bilancio il peso notevole dei miei acquisti nei sacchetti e mi avvio verso casa con l’andatura più disinvolta che mi riesce.
Una voce giovanile alle mie spalle:
“ Scusi, scusi”
Mi giro appena:
“ Mi dica “
Occhi scuri dallo sguardo deciso, una ragazza giovanissima fornita di vistosi auricolari:
“ Abito qui vicino, posso aiutarla a portare la spesa ?”
Non posso abbracciarla, ma gli occhi mi brillano di commozione.
“ Non si preoccupi, davvero, ce la faccio. La sua gentilezza mi è già stata di aiuto “
“ Ma è normale”
Finalmente un Paese normale!

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