Induismo

Giulia Uberti
06-07-2017
L’Induismo è la religione principale dell’India, è praticata dall’85% della popolazione, da nord a sud ed è la terza religione più diffusa al mondo, con circa 950 milioni di aderenti. L’Induismo riconosce valide tutte le strade per arrivare alla Verità. Dio è uno, ma i saggi lo chiamano con molti nomi.
L’induismo sfugge ad una definizione, non ha un fondatore né una autorità centrale o gerarchica. Non pratica proselitismo. Più che una religione è un modo di vivere. Non si basa su rigidi dogmi. Pur vantando una storia di grandi speculazioni filosofiche e teologiche, predilige un approccio esperienziale quindi una ricerca diretta della Realtà. Nei villaggi di campagna o attorno ai templi cittadini, o nelle scuole degli asceti, sono fioriti liberamente riti e raffigurazioni delle manifestazioni divine, tanto che in apparenza sembrano esistere tante singole religioni dentro la comune denominazione di induismo.

Braham-del-XVII-secolo—da-Wikipedia

Gli induisti venerano un essere supremo che fa esistere ogni cosa, da cui ogni cosa nasce e al quale ogni cosa ritorna, un ciclo eterno. Questa entità suprema, chiamata Brahman o anche Isvara, “signore”, può assumere tre forme: può manifestarsi come Brahma, il dio creatore; come Visnu, il dio che conserva e fa durare tutto ciò che è creato; come Shiva, il dio che distrugge e trasforma.

 Vishnu

Brahma, Visnu e Shiva costituiscono la Trimurti: sono le tre facce di un unico essere supremo. Sebbene il Dio unico sia ovunque, noi uomini possiamo conoscerlo soltanto attraverso le sue manifestazioni: è per questo che lo si venera sotto la forma di numerosissime divinità (33 alle origini, oggi diversi milioni), che sono altrettanti aspetti della stessa Realtà suprema.

Shiva – Statua del tempio Murdeshwara

La sillaba sacra OM è il suono primordiale dal quale ebbero origine tutti gli altri suoni e linguaggi, esso è la sintesi di tre suoni a-u-m, la sillaba eterna; è il simbolo vibratorio dell’Assoluto e della sua stessa manifestazione, è la vibrazione presente in ogni forma esistente, dall’uomo a ogni granellino di sabbia, a ogni atomo. É la natura del Brahman, l’Assoluto. È l’essenza dei Veda.
I testi religiosi più antichi per l’Induismo sono i Veda (il Sapere, la Conoscenza, la Scienza sacra) che risalgono fino a due millenni della nostra era. Ci sono inoltre una serie di libri Veda: per gli Inni; per le Melodie e/o canti e sacrifici; per le Formule in uso ai sacerdoti per i riti religiosi; per le formule magiche con preghiere, incantesimi e maledizioni in uso a tutti.
Il pensiero filosofico indiano mostra una ricchezza, una sottigliezza e una varietà tali che non ha nulla da invidiare al pensiero occidentale. L’aspetto più importante del pensiero filosofico indiano è il suo carattere pratico. Fin dal primo inizio, 4000 anni prima di Cristo, le speculazioni dei saggi indiani erano rivolte alla risoluzione dei problemi fondamentali della vita. La loro filosofia nasce dai loro tentativi di rendere migliore la vita poiché dalla vita pratica veniva l’esperienza delle forme di dolore e sofferenza più comuni: malattia, povertà, fame, morte.

Nell’induismo l’intuizione fondamentale è che la realtà è Una. Il mondo, l’uomo, gli dèi, le cose sono state, sono e saranno. “Tutto è Brahman”. E quando la persona ha attinto una conoscenza illuminata, anche lei può dire: “Io sono Brahaman”.
Brahaman è l’Unico, la realtà ultima, non ha forma, è eterno e rappresenta l’origine di ogni esistenza. Brahaman è senza attributi, al contrario di tutte le altre divinità che sono sue manifestazioni. Braham svolge un ruolo attivo unicamente durante la creazione dell’universo. Il resto del tempo egli lo trascorre in meditazione e viene considerato una figura distaccata, al contrario degli altri due componenti: Shiva e Vishnu.
Vishnu è il preservatore o sostenitore, è associato alla giusta azione e si comporta come un hindu rispettoso delle leggi e devoto. Egli protegge e sostiene tutto ciò che è giusto nel mondo. In generale è raffigurato mentre tiene un oggetto con ciascuna delle quattro braccia: un fiore di loto, una conchiglia, un disco e una mazza.

Shiva – Museo Guimet di Parigi

Shiva è il distruttore. Con i suoi 1008 nomi Shiva assume molte sembianze, compresa quella di Pshupati, campione degli animali, e di Natarja, il signore che regola il ritmo della creazione e della distruzione del cosmo. Shiva è anche definito come il signore dello Yoga. Un asceta nudo che vive sull’Himalaya. La consorte di Shiva è Parvati, capace di assumere diverse sembianze. A causa della sua generosità, e venerazione, nei confronti di Parvati, le donne considerano Shiva un modello ideale di marito.
Ganesh: l’allegro Ganesh con la testa di elefante è figlio di Shiva e Parvati: suscita in ognuno sentimenti di grande affetto. Egli è il dio della buona sorte ed è il patrono degli scribi. Si racconta che Ganesh un giorno era di guardia, mentre sua madre prendeva un bagno; Shiva, che era lontano da casa da un lungo periodo, si presenta e chiede di entrare, Ganesh non lo riconosce, ma anche Shiva non riconosce il figlio Ganesh e, siccome questi gli impedisce di entrare, Shiva pieno di collera gli mozza la testa. Alla vista del dolore di Parvati, e pentendosi per l’accaduto, Shiva invia i suoi servitori con l’ordine di riportare a lui la testa del primo essere vivente che avrebbero incontrato. I servitori incontrano un elefante, a questi tagliano la testa per riportarla al loro Signore. Ecco che Ganesh riprese a vivere con la testa di un elefante.

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