La “Carta di Milano”

Giulia Uberti
17-9-2018

Logo/Titolo    (fonte Wikipedia)

La Carta di Milano rappresenta, più che un progetto, un grande atto d’impegno che più di un milione di cittadini hanno firmato al momento dell’Expo. Essa rappresenta l’eredità culturale di Expo Milano 2015. Un documento partecipato, condiviso e voluto dal Governo italiano, che richiama ogni cittadino, associazione, impresa o istituzione nazionale e internazionale ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo, e un futuro più equo e sostenibile. Rappresenta uno strumento di cittadinanza globale che intende affermare il diritto al cibo come diritto umano fondamentale e orienta verso i prossimi Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite.

La Carta di Milano riconosce come una delle maggiori sfide dell’umanità sia quella di nutrire una popolazione in costante crescita senza danneggiare l’ambiente, al fine di preservare le risorse anche per le generazioni future. In quest’ottica il cibo assume un ruolo fondamentale nella definizione delle identità individuali e culturali, ricordando come una corretta educazione alimentare sin dall’infanzia sia necessaria per uno stile di vita sano e una migliore qualità della vita.
Al centro della Carta di Milano c’è il tema della responsabilità, individuale e collettiva, espressa in impegni concreti e strutturati da parte dei cittadini, con le loro azioni quotidiane; delle associazioni, che raccolgono e diffondono le esigenze e le necessità della società civile; delle imprese, cuore produttivo dell’economia; dei governi e delle istituzioni, che devono dare gli indirizzi politici per il cambiamento.
Autori del documento sono: il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con il contributo di moltissimi esperti, ricercatori, docenti e personalità di spicco del mondo dello sport, della cooperazione e della comunicazione.
Il 7 febbraio 2015 in occasione dell’evento “Expo delle idee” all’Hangar Bicocca alla presenza del Premier Matteo Renzi e di 7 suoi Ministri, di Papa Francesco in collegamento video e più di 500 esperti divisi in 42 tavoli tematici è avvenuto il primo appuntamento legato alla Carta di Milano.
Il 28 aprile la Carta di Milano è stata ufficialmente presentata all’Università Statale di Milano, ultimo passo prima della elaborazione di un documento finale unitario. La firma e la consegna della Carta di Milano al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon è avvenuta in occasione della Giornata Mondiale FAO dell’Alimentazione il 16 ottobre 2015. Essa rappresenta il coronamento di un percorso, supportato da lavori, incontri e sforzi per giungere alla sintesi dell’ambizione di Milano, dell’Italia e dell’Expo di lasciare in eredità al mondo un messaggio potente sul diritto al cibo.

I grandi temi affrontati dalla Carta di Milano sono quattro, inseriti all’interno della cornice del diritto al cibo:
* quali modelli economici e produttivi possano garantire uno sviluppo sostenibile in ambito economico e sociale;
* quali tra i diversi tipi di agricoltura esistenti riusciranno a produrre una quantità sufficiente di cibo sano senza danneggiare le risorse idriche e la biodiversità;
* quali siano le migliori pratiche e tecnologie per ridurre le disuguaglianze all’interno delle città, dove si sta concentrando la maggior parte della popolazione umana;
* come riuscire a considerare il cibo non solo come mera fonte di nutrizione, ma anche come identità socio-culturale.

Oggi, pensando a quel documento, ci chiediamo: Che fine ha fatto la “Carta di Milano”? e se lo chiede Paolo Pileri (l’11 maggio 2017 ) in un articolo apparso in Altraeconomia 193.
“Una Carta per cambiare le cose. Costruita in punta di diritti, consapevolezze e impegni per i governi del Pianeta in fatto di cibo e affini. Dopo due anni mi sono chiesto che fine avesse fatto, visto che l’ha firmata oltre un milione di persone tra cui capi di Stato, di Governo e premi Nobel.”
A seguito di sue ricerche P. Pileri riferisce: “Non che io sia affezionato a quella Carta, però ne erano così convinti. Personalmente non mi piaceva un granché: troppo pomposa, retorica e generalista, dolce con le multinazionali e ambigua sulla tutela del suolo (citato solo due volte sebbene tutto il cibo arrivi da lì). Su suolo e risorse diceva solo che non fossero “sfruttate in modo eccessivo”. “Eccessivo” è raccapricciante, il solito regaluccio del dio compromesso: basta consumare piano piano in modo non eccessivo che tutto è possibile.
Peraltro, beffa delle beffe, sono i firmatari a chiedere ai governi di fare così. Già, perché la Carta è stata scritta in modo tale che non erano i governi a impegnarsi, ma i cittadini a chiederlo.
“In realtà, il documento che avrebbe dovuto rappresentare l’eredità culturale e programmatica dell’Expo sull’accesso al cibo è scomparso dai radar”.
In realtà su di un progetto i cui obiettivi erano semplici, misurabili, raggiungibili e realistici … non ci sono notizie di un percorso in essere orientato a raggiungere le mete prefissate.
Ci viene spontaneo chiederci se sono i nostri sogni che lasciamo alle future generazioni anziché impegni reali, e concreti, sui quali si erano impegnati in molti.

Clicca per leggere il testo integrale della “Carta”

 

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