La corsa del ramarro

Eraldo Rollando
26-7-2016
Ovvero, quanto è dura la vita della fauna selvatica fra le barriere viarie.

Corro? Ce la farò? Dai che ci riesco … splash!
La corsa affannosa del ramarro si è fermata poco oltre la corsia di emergenza dell’autostrada, che si stava accingendo ad attraversare per raggiungere la fonte d’acqua al di là del nastro asfaltato.
Nella rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, Aurora Torres e i colleghi del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica (CSIC) di Madrid, in Spagna, presentano una nuova analisi dell’infrastruttura europea dei trasporti.
In questo studio è emerso che il 50 per cento del territorio del continente europeo si trova entro 1,5 chilometri da un’infrastruttura dei trasporti e il 95 per cento circa entro 8 chilometri. Correndo in auto o in treno questo può essere riscontrato “a occhio”.
L’analisi, se limitata alla sola Spagna dove lo studio è nato, evidenzia che l’impatto delle infrastrutture sugli uccelli riguarda il 55 per cento di tutto il territorio e circa il 98 per cento dei mammiferi selvatici.
Inoltre, a seguito di ciò, si è stimato che, in un tempo non eccezionalmente lungo, si potrebbe giungere ad una riduzione di circa il 23 per cento delle popolazioni degli uccelli e del 46 per cento circa di quello dei mammiferi selvatici.
Parliamo delle grandi infrastrutture viarie, importanti per l’attuale sistema economico e sociale, quali autostrade, strade, ferrovie e canali navigabili. Esse rappresentano una minaccia seria alla biodiversità e pur non essendo in discussione vengono messe sotto analisi per capire e trovare soluzioni. L’impatto che esse hanno sulla fauna residenziale, ma anche su quella migratoria, avviene su vari fronti:
– Il continuo consumo dell’habitat naturale e la frammentazione del territorio in superfici sempre più ristrette. (A titolo di solo esempio immaginiamo le grandi elissi dei raccordi autostradali dove, forse, solo i vermi e le zanzare riescono a sopravvivere)
– Le barriere che queste strutture rappresentano per lo spostamento degli animali stessi, piccoli e grandi (sempre a titolo di esempio, possiamo vedere le massicciate delle linee ferroviarie o dei canali navigabili).
– Il rumore prodotto dalla circolazione veicolare allontana gli uccelli da vaste aree del territorio (il canto territoriale degli uccelli riguarda segnali di allarme, richiami d’amore, contatto con la famiglia, ecc)
– In alcune zone si possono trovare affiancate una linea ferroviaria, un’autostrada e una strada locale creando un’ampia zona di interdizione alla fauna.

40/50 anni fa l’attenzione agli animali del territorio era scarsa se non addirittura assente nei progettisti/costruttori.
Oggi le cose si stanno modificando, e in parecchi casi si sono modificate. Si è sviluppato un cambiamento culturale e una maggiore sensibilità da parte di tutti gli operatori coinvolti, oltreché della così detta pubblica opinione.
Da un po’ di tempo, si è fatta avanti una nuova scienza denominata “Ecologia stradale” (Road Ecology) che ha cominciato a proporre risposte pratiche , sia per la conservazione della biodiversità che per la sicurezza stradale.
Si parla poco di quest’ultimo punto, ma circa il 2 per cento degli incidenti che avvengono sulle strade fuori città sono generati da impatti con animali o nel tentativo di evitarli. In Europa, ogni anno, avvengono 507.000 incidenti con animali selvatici, con 300 persone morte e 30.000 ferite. Viene calcolato che l’impatto economico per il solo materiale danneggiato ammonti a circa 1 miliardo di Euro . Solo in Italia si stimano 15000 animali morti per provincia.
Le ripercussioni sulla biodiversità, a livello mondiale, per il continuo incremento delle grandi infrastrutture viarie, si presentano molto pesanti.
Si tratta, quindi, di mettere in atto sistemi appropriati che permettano di garantire la connettività ambientale per la fauna e la prevenzione di gravi incidenti.
Da diversi anni, in Europa, ci si pone la domanda su come conciliare sviluppo della viabilità e conservazione delle specie selvatiche. A tale scopo è sorta la Rete IENE (Infra Eco Network Europe) . E’ una Rete internazionale di autorità ed esperti che si occupano di infrastrutture di trasporto in relazione agli ecosistemi e alla fauna selvatica. Originariamente nata su iniziativa del Ministero dei Trasporti olandese nel 1996, negli anni successivi e dopo varie vicende, si è poi costituita in un network internazionale vero e proprio, al fine di affrontare congiuntamente le problematiche.
I suoi membri sono ministeri, agenzie statali, università, istituti di ricerca, associazioni ambientaliste e società private d’Europa e di altre parti del mondo.
Al luglio 2016 la Rete è composta da 350 membri individuali provenienti da circa 280 organizzazioni di 49 Nazioni.
Qui di seguito il link al sito del progetto IENE (in inglese)

http://www.iene.info/

Dal punto di vista della comprensione di quanto si sta realizzando, è interessante visitare la presentazione sugli obiettivi dell’Ecologia Stradale e le attività di prevenzione delle collisioni traffico/fauna, con molti esempi di proposte e protezioni realizzate. Parecchie di quest’ultime sono, per certi versi, già familiari a chi percorre il territorio.

http://www.lifestrade.it/files/whorkshop/DINETTI.pdf

 

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