La NATO compie 70 anni

Gabriella Carlon
24-11-2019
70 anni fa (1949) nell’ambito del Patto Atlantico nacque la NATO (North Atlantic Treaty Organisation), cioè un’alleanza militare difensiva antisovietica tra USA, Canada e 10 paesi dell’Europa Occidentale. Oggi i paesi aderenti sono 29. L’allargamento più cospicuo si ebbe nel 1991; dopo il crollo dell’URSS, viene inclusa nella NATO la maggior parte dei paesi dell’ex- Patto di Varsavia, collocati lungo i confini della Federazione russa.
Ci si potrebbe chiedere se, dopo la guerra fredda, abbia ancora senso una simile organizzazione, visto che è impensabile oggi una invasione dell’Europa occidentale da parte della Russia. Nel frattempo la NATO si è data altri obiettivi, la difesa degli interessi dell’Occidente, e agisce oggi prevalentemente al di fuori dell’area atlantica (Afghanistan, Libia, Siria) sempre sotto guida statunitense. I festeggiamenti per i 70 anni si sono tenuti a Washington, nonostante il Quartier Generale si trovi a Bruxelles.
Non sarebbe forse tempo che l’UE si attrezzasse con un proprio esercito da destinare a missioni di pace?

Ma l’Italia, paese sconfitto nella seconda guerra mondiale, ospita nel proprio territorio, oltre alle basi NATO, anche basi militari USA di cui in verità poco si parla. Spesso le basi a diretto comando statunitense sono situate in prossimità di basi NATO, creando anche situazioni di ambiguità. Le basi statunitensi sono installate a seguito di accordi bilaterali Italia-USA che datano dal 1951; il primo accordo prevedeva la cessione agli USA di mille ettari di terreno tra Livorno e Pisa con il conseguente beneplacito a operare con proprie truppe sul territorio italiano.
I siti USA,(clicca qui) comprensivi delle “installazioni”, cioè depositi di armi, residenze, servizi di vario genere, sono indicativamente 59 (il numero può variare a seconda dei criteri con cui si procede al conteggio). I militari statunitensi sarebbero circa 13.000: percentualmente aumentati, dopo il crollo del muro di Berlino, dal 5% al 15% rispetto alle presenze nell’UE. Ciò indica che l’Italia è considerata un avamposto rispetto a Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Interessante vedere le spese militari del Pentagono per le basi in Italia (clicca qui).
Le basi principali sono le seguenti:
 – Aviano (Pordenone) fornita di circa 50 bombe nucleari B61 (stima della Federazione scienziati americani)
 – Ghedi (Brescia) fornita di circa 20 bombe nucleari B61
 – Vicenza
 – Camp Darby (tra Livorno e Pisa) il più grande arsenale degli USA nel mondo
 – Lago Patria (Napoli) è la sede del comando delle forze navali USA in Europa e in Africa.
 – Sigonella (Siracusa-Catania) base navale e aerea USA-NATO
 – Niscemi (Caltanisetta) è sede del MUOS (Mobile User Obiectjve System), sistema di comunicazioni satellitari militari che avrà quattro satelliti e quattro stazioni terrestri: due negli USA, una in Australia e una in Sicilia
La Sardegna è sede preferita di addestramenti ed esercitazioni militari.
Ad Aviano e a Ghedi arriveranno nel 2020 le nuove bombe B61-12 e caccia F35 capaci di trasportarle.
Che dire?

(fonte: Sputnik.it)

I costi di un simile sistema sono enormi: quante opere “civili” potrebbero essere realizzate con quelle somme? E non sarebbero forse più utili anche ai fini della sicurezza?

Fino a che punto la presenza di basi USA condiziona l’autonomia della scelte del Governo italiano? Credo che siamo in molti ad auspicare il disarmo in generale, ma soprattutto il disarmo nucleare; il Governo italiano però non ha ratificato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, approvato dall’Assemblea ONU nel 2017 e ormai operativo, dopo la ratifica di più di cinquanta paesi.
Non sarebbe tempo di aderire alla Campagna Internazionale contro le Armi Nucleari (ICAN), Nobel per la Pace- 2017, con un’informazione diffusa e una mobilitazione di massa?

Note:
Elenco delle basi e installazioni:    http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm
Spese militari:     http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Il_Pentagono_e_le_basi_militari_Usa_in_Italia.html

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