L’alfabeto ai tempi del Coronavirus

Eraldo Rollando
15-03-2020

Siamo tutti a casa! Ognuno nelle proprie abitazioni, chi in famiglia, chi da solo … niente passeggiate, niente cene, niente cinema, niente shopping o gite nei week end, niente contatti … eppure, in questa atmosfera dai contorni surreali in cui viviamo, siamo capaci di ridere, ironizzare (quante vignette e filmati esilaranti viaggiano in rete tutti i giorni!), di lavorare, di darci da fare, di non abbatterci!

Questa mattina sono uscito per una furtiva passeggiata (“attività motoria in solitaria”: così la definisce il sito del Comune). In giro poche macchine, una pacchia per chi va di fretta. Sul marciapiede una sola persona si sta avvicinando. Una! Nessuno in lontananza. Ci scrutiamo da lontano: incrocio sospetto. Io rasento il muro, lui a filo sul bordo del marciapiede. E’ passato: sollievo. Chiusa nel suo gabbiotto la custode mi saluta con un sorriso, quello non è contagioso … Peccato: sarebbe meglio che lo fosse! A casa, salvo. Salvo? Si vedrà. Intanto fuori i rari passanti s’incrociano a occhi bassi …
Poco dopo, al computer, è un’email di mia figlia Cristina che riesce ad allargarmi il cuore. Nel tempo “congelato e dilatato”, tra una videoconferenza di lavoro e una serie di telefonate ai clienti, lei ha trovato il tempo di riflettere per dare un significato positivo a quest’attesa e di mettere per iscritto ciò che ne è scaturito. Non ho resistito all’idea di condividere la sua esperienza. Eccola

L’ALFABETO DEL CORONAVIRUS
Le parole sono la nostra vera forza!
A cura di Cristina Rollando

Le PAROLE sono lo strumento più efficace e immediato per costruire la realtà! Scegliamo le parole che utilizziamo spesso inconsciamente, senza accorgerci che le stesse portano in sé significati precisi, connotazioni emotive e, di riflesso, comportamenti e atteggiamenti, credenze, mappe mentali… che fanno si che la NOSTRA realtà venga costruita, mattoncino dopo mattoncino, partendo da una PAROLA.
Quante volte scegliamo parole senza essere pienamente coscienti del loro significato o dell’impatto emotivo che hanno su di noi e sugli altri? Questo perché diamo accezioni che non sono le stesse per l’altra persona e non ci soffermiamo a capire cosa significhino esattamente, da dove provengono, l’origine, il significato etimologico e perché stiamo utilizzando proprio quelle …. potremmo sostituirle con altre diverse? Quante parole esistono simili, vicine o più efficaci di quelle che stiamo utilizzando?
Un formatore una volta, durante un corso, ci disse “giocate con le parole”. Da allora mi diverto a scegliere con cura le parole giuste per costruire la realtà!
Queste riflessioni, che guidano solitamente i miei pensieri, si sono fatte più insistenti in questi giorni … giorni di vita caotica … ma non il solito caos, il solito stress da “vita milanese” … un caos, nel significato che trovate sul vocabolario Treccani, inteso come confusione, disorientamento.
Disorientamento, certo, perché in questo momento sono saltati tutti i nostri punti fermi, le nostre abitudini, il nostro agire col “pilota automatico” e a questo si aggiunge la confusione delle informazioni che non ci guidano in modo lineare in questo sentiero a tutti sconosciuto, salvo forse per coloro che hanno vissuto le guerre o situazioni di privazione drammatiche altrettanto significative.
E a partire da queste riflessioni e da queste premesse, mi sono detta, ma se dovessi fare un alfabeto del Coronavirus, scegliendo per ogni lettera una parola che associo al momento presente e che risuona nella mia e nella mente di molti … cosa verrebbe fuori? E se provassi a fare una riflessione per ogni parola, che servisse a costruire i miei strumenti, le mie armi di difesa per fronteggiare questo momento e, non solo, per riuscire a costruire anche in una situazione difficile, una realtà soddisfacente e alternativa? E se infine, provassi a sostituire quelle parole che hanno una connotazione negativa con una parola in positivo che mi aiuti a vedere questa realtà di oggi con occhi diversi?
Quello che avrete voglia di continuare a leggere, è il risultato! E’ il mio alfabeto del Coronavirus! Qualche piccolo spunto di riflessione in questo tempo così diverso! Ho voluto metterci qua e là anche parti di me, perché credo che condividere in modo autentico, sia una grande risorsa interiore al servizio del prossimo!

A come ALTRO
Mai come adesso la riflessione sull’ALTRO è una riflessione su di sé. L’altro, che vive una condizione di isolamento, di difficoltà, di malattia, o semplicemente di mancanza di punti di riferimento, in realtà siamo NOI, con le stesse difficoltà e nelle stessa situazione. Allora, se iniziassimo a pensare alle parole che usiamo verso l’altro, spesso piene di rabbia, di rancore, di tristezza, di risentimento, di divisione … se le rivolgessimo con la stessa intensità a noi stessi, di fronte ad uno specchio … come reagiremmo?
B come BENESSERE
Siamo talmente concentrati su noi stessi da non accorgerci delle fortune che viviamo e della vita che la maggior parte di noi ha avuto in regalo. Da dove deriva il nostro benessere? Da dove deriva il mio benessere? Da una famiglia allargata (mio marito, mia figlia, mia suocera) che mi ama, da una figlia meravigliosa che guarda il mondo con gli occhi sinceri, da un lavoro che ho la fortuna di fare con passione, dalle mie “passioni” che coltivo ritagliandomi il tempo dovuto, dalle mie convinzioni e sicuramente da una situazione economica serena, non scontata. Dato tutto questo, come posso vivere la situazione di adesso? Ricordandomi tutti i giorni del mio benessere, continuando a metterlo a disposizione degli altri e cercando strade diverse per continuare a costruire.
C come CRISI
Molti sapranno già, ma fa sempre bene rispolverare, che la parola CRISI in giapponese è formata da due caratteri, uno dei quali ha il significato di OPPORTUNITA’. Quante volte ci è capitato in questi giorni di pensare anche ai vantaggi e alle opportunità della situazione che stiamo vivendo? Vi invito a farlo, se non lo avete ancora fatto! Scrivete su un foglio tutti i vantaggi/benefici che trovate. Io ho fatto alcune riflessioni:
-lavoro: pensare e attivare all’interno dei propri contesti modalità di lavoro flessibili, agili … il tanto citato smart working che nell’emergenza tutte le aziende stanno adottando e i cui vantaggi dovrebbero essere mantenuti anche quando l’emergenza sarà terminata;
-relazioni: questa “quaresima” dei contatti forse ci farà riflettere sulle nostre relazioni, su cosa stiamo tralasciando, cosa stiamo trascurando, chi ha bisogno di noi e chi dimentichiamo, sempre presi dalla ruota quotidiana in cui giriamo senza sosta … adesso la sosta è forzata, abbiamo a disposizione del tempo … mettiamoci all’opera!
-famiglia: questo è il punto più critico! Perché? Perché ci lamentiamo sempre di non aver tempo da dedicare ai nostri figli o a nostro marito/moglie/compagno/compagna … e adesso che abbiamo tutto il tempo a disposizione? Ci lamentiamo che convivere così tanto tempo sotto lo stesso tetto è impossibile! Siamo esseri complessi!
-ambiente: basta andare in giro per accorgersi che il traffico si è quasi azzerato, che le auto in giro sono pochissime e che l’aria è diversa … a Milano l’indice di polveri sottili si è notevolmente abbassato, alla faccia di tutte le domeniche di blocco della circolazione;
… continuate voi, sicuramente ci sono opportunità e benefici a cui non ho pensato !!
D come DISTANZA
Lo studio della prossemica ci insegna che ci sono 4 livelli di distanza tra le persone: una distanza intima (0-45 cm), una distanza personale (45-120 cm), una distanza sociale (da 1 a 5 metri e una pubblica (oltre i 3-5 metri).
L’emergenza ci sta costringendo a vivere tutti solo all’interno degli ultimi due livelli (sociale e pubblico). Non tutti riescono a rispettare queste indicazioni, perché l’amico si abbraccia, si tocca, perché le persone conosciute si stringono la mano …. cerchiamo di uscire dai nostri spazi di confort. Dimenticarsi per un po’ dei livelli intimi e personali della distanza a cui siamo abituati, è un dono che facciamo a tutti, per il bene di tutti!
E come EMPATIA
Il significato di questa parola, spesso abusata, è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di comprenderne gli stati d’animo. Sfruttiamo questo tempo per allenarci all’empatia, che non significa compassione, che non significa accondiscendenza, ma la capacità salda di CAPIRE, comprendere ad un livello emozionale l’altro ed essere di aiuto anche non essendo d’accordo, esprimendo il proprio punto di vista.
F come FALLIMENTO (oppure F come FIORIRE?)
Nel costruire il mio alfabeto ho chiesto collaborazione a mia figlia (13 anni … che mi ha guardata prima un po’ allibita, poi più coinvolta nel gioco!). Lei alla lettera F ha scelto FALLIMENTO … io mi sono chiesta cosa potessi sostituire a fallimento? Il risultato è: FIORIRE.
La sensazione di fallimento può annidarsi dietro al sentire più superficiale e apparente …. fallimento per degli obiettivi lavorativi che ci si era prefissati nell’anno … fallimento per non riuscire a dimostrare nello studio il proprio impegno e il proprio valore … fallimento delle misure di emergenza in atto.
Ma se affrontiamo la quotidianità con questa sensazione probabilmente faremo fatica ad essere propositivi e creativi … se sostituissimo FALLIMENTO CON FIORIRE? Fiorire di idee, di soluzioni diverse, di modalità di lavoro, di contatto, di pensiero, di sentire … diversi? Dobbiamo solo uscire dalla nostra zona di confort e sperimentare … lasciar fiorire!
G come GESTI
Ieri in ospedale una dottoressa nel salutarmi si è messa la mano sul cuore. In assenza di contatti, ho riflettuto su un gesto che nell’emergenza si è reso necessario ma che trovo bellissimo e che sarebbe bello introdurre nelle nostre abitudini nelle nostre relazioni. In quel gesto c’è attenzione, cura, accoglienza…quel semplice gesto sta dicendo “ti sono vicino col cuore”! Un gesto potente!
H come HELP!
Pensavo al comportamento delle persone in questi giorni e al grido di aiuto INASCOLTATO di tutti coloro che a vario titolo svolgono un lavoro preziosissimo e sottovalutato: Il personale sanitario. Medici, infermieri che lavorano su turni estenuanti, con forza d’animo senza mollare e di fronte ai pazienti sempre gentili, sempre col sorriso. E mentre medici e infermieri sono sul fronte, fuori dalla trincea c’è chi continua la vita di sempre, viaggia, frequenta locali, non si preoccupa delle misure e delle indicazioni fornite anti contagio.
Loro stanno gridando AIUTO e noi non stiamo ascoltando!
I come ISOLAMENTO o anche come INDIFFERENZA
Siamo esseri sociali … e soprattutto facciamo fatica a stare CON NOI STESSI. E’ se fosse proprio l’isolamento e il tornare a sé stessi a liberarci dall’indifferenza?
L come LIBERTA’
Libertà è la condizione di chi può agire senza nessuna costrizione. Da qualche mese mi sono impegnata in una ricerca personale … sulla bellezza e sulle cose che per ognuno di noi sono BELLE. Tra queste cose, la libertà è una di quelle più citate. Sul lavoro sempre più spesso mi rendo conto che le persone, a vari livelli, hanno bisogno di libertà, di autonomia, di dare un proprio senso all’agire di tutti i giorni e alle attività che vengono svolte. Le relazioni spesso finiscono perché l’ALTRO (sempre l’altro) mina la nostra libertà.
E se invece provassimo a vivere le costrizioni cercando di capirne il senso?Cercando di capire che vantaggio possono portarci e in che modo possono arricchire il nostro spazio di libertà?
M come MONOTONIA
Anche in questo la lettera scelta è stato frutto di un breve brainstorming con mia figlia…ed è naturale che dopo due settimane di reclusione (non solo per la chiusura delle scuole ma anche per una tosse che non la abbandona) i tempi e gli spazi diventino MONOTONI. Sono monotone le ore che passano, monotono lo sguardo che si posa solo su pareti, mobili e poche altre cose. Arricchire questo spazio e questi tempi non è immediato non ci viene spontaneo. Abbiamo vite calcolate al secondo, non soltanto noi adulti, ma anche i nostri ragazzi, tra scuola, attività pomeridiane, riempiti di cose da fare fino a che stremati non arrivano a sera e ancora magari devono finire di studiare per il compito in classe del giorno dopo.
Benvenuta monotonia di questi giorni allora se ci lascia spazi per pensare e per creare cose diverse, o per guardare le stesse cose che vediamo tutti i giorni … ma che in realtà non vediamo mai!
N come NORMALITA’
Quello che stiamo vivendo ci costringe ad uscire dalla normalità delle abitudini con cui abbiamo faticosamente costruito la nostra realtà. Niente è più normale, perché ciò che è normale segue la consuetudine, prosegue in maniera lineare. Nulla è lineare adesso, siamo satelliti che seguono traiettorie che via via vengono decise senza sapere di preciso quando la nostra normalità potrà riavvolgerci e potrà farci sentire di nuovo a casa. Ma a CASA ci siamo, ora più che mai! E perché allora non pensare che possa essere stimolante e rinvigorente uscire dalla normalità, approcciare nuove traiettorie e nuovi percorsi? Sento tanto lamentarsi professori che sostengono che la didattica a distanza non è la soluzione! Io invece ringrazio questa situazione surreale che mi ha permesso, nonostante abbia sempre voltato la faccia nei confronti di tutto ciò che è digitale, di conoscere nuove modalità e di apprezzarne i benefici. Dobbiamo essere più curiosi e più coraggiosi!
O come ORIGINE
Anche in questo caso devo dare i diritti d’autore a mia figlia! Ma trovo che ORIGINE sia una parola meravigliosa. Ci interroghiamo qual è l’origine del virus che ci sta cambiando le vite, volano in rete le notizie più folli su complotti internazionali con chissà quali fini. Ci chiediamo chi in Italia ha dato ORIGINE alla diffusione. Nel cercare di dare un senso a tutto questo, perché non cerchiamo di dare un SENSO e un ORIGINE anche a noi stessi? CHI SONO in ORIGINE? E chi sto diventando? Qual è il senso che do alle cose? Quali sono per me le cose belle che rendono la mia vita un dono unico? Piccoli spazi di ritorno a sé stessi che non fanno male!
P come PRESSIONE
Ho letto un articolo interessante legato al Coronavirus e alla necessità di “ammaestrare le nostre emozioni”. Perché parlo di emozioni? Perché purtroppo e ne abbiamo esempi tutti i giorni, le emozioni non conosciute e riconosciute, e soprattutto le emozioni che tendiamo a comprimere e a “tenere dentro” poi si fanno spazio, e l’effetto, dopo, è esattamente come la pentola a PRESSIONE … scoppiano, salgono in superficie, o si fanno spazio lasciando segni nel nostro corpo. Molto spesso, e tante ricerche mediche lo dimostrano, molte malattie croniche e finanche i tumori, in parte, possono essere frutto di forti emozioni negative compresse e lasciate, all’interno del nostro organismo, libere di distruggerci.
Sfruttiamo questo momento per leggere le nostre emozioni, per capire come agiamo e per trasformare in positivo ciò che di negativo ci affligge. Non arriviamo al punto di esplodere come le pentole a PRESSIONE.
Q come QUALITA’
E dal momento che, anche in questo caso, la parola scelta è di una ragazzina di 13 anni nel pieno della ricerca di sé stessa, mi rivolgo a genitori (e un po’ anche ai professori ed educatori). Abbiamo tempo, abbiamo tutti i giorni, tutto il giorno, a casa i nostri ragazzi, lavoriamo in smart workig … allora cerchiamo spazi di dialogo maggiori con i ragazzi e aiutiamoli a trovare e a riconoscere le loro QUALITA’ e a capire come possono sfruttarle al meglio. E non parlo di abilità e competenze ma di qualità personali. Chiediamoci cosa siamo riusciti a trasmettere loro, in cosa siamo stati efficaci, e quali valori magari crediamo di non essere riusciti a far vivere anche a loro … confrontiamoci e condividiamo i nostri pensieri. Diamo loro momenti di riflessione in modo che possano esprimere cosa hanno dentro…non sono abituati a farlo.
R come RESILIENZA
“Capacità di un materiale di subire un urto senza rompersi” o anche “capacità di un individuo di affrontare situazioni critiche e drammatiche”. Nelle aziende ormai da tempo si parla di resilienza, si fanno corsi sulla resilienza. Come spesso accade, in particolare quando si fa formazione su tematiche comportamentali, nulla cambia e fatto il corso, ognuno torna alle proprie abitudini, ai propri atteggiamenti. Forse perché parlar di resilienza senza eventi drammatici o situazioni davvero difficili da affrontare non è semplice. E’ La nostra memoria emotiva che attiva il cambiamento. Cambiamo e ci modifichiamo solo quando ABBIAMO VISSUTO EMOTIVAMENTE. Perché le malattie gravi, risolte, cambiano la prospettiva delle persone? Quando l’emozione della perdita e del disorientamento è così forte da “riprogrammarci”.
Siamo in una situazione difficile. Allora attiviamo la nostra resilienza e trasformiamoci in costruttori.
S come SACRIFICIO
Privazione, rinuncia … la religione cristiana ruota intorno a questa parola. E noi la vediamo troppo spesso con accezioni negative. Nel comune sentire il sacrificio mina la LIBERTA’ individuale. Perché sacrificarmi? Per chi? In nome di cosa? Sacrificio ha in sé la parola SACRO. Allora proviamo a vedere il sacrificio come un atto SACRO compiuto per l’ALTRO (che in realtà poi siamo anche NOI stessi). Un dono che facciamo all’altro e non un atto che priva la mia libertà.
T come TEMPO
Ci troviamo catapultati in un tempo, inteso in senso storico e sociale, in cui il tempo della vita privata si intreccia e si confonde con il tempo della vita lavorativa, creando orizzonti quotidiani in cui i confini della nostra individualità professionale non sono più separati dalla individualità personale. Forse questo ci porterà ad essere un po’ meno “schizzofrenici” nei nostri modi di essere? A non essere convinti che “al lavoro sono così, ma nella vita sono diverso! Il TEMPO che ci è concesso non è dato per crearci realtà parallele e confinanti. Viviamo il TEMPO forti della nostra unicità e saldi nelle nostre radici.
U come UNITA’
L’ha ribadito ieri il nostro Presidente Mattarella, “dobbiamo restare UNITI”, essere un unico corpo per contrastare una minaccia che ci mette a nudo e scopre le nostre fragilità. Non lasciamo che a guidarci siano l’orgoglio, le prese di posizione, la diffidenza e la contrapposizione ideologica e facciamo fronte comune. Non c’è spazio per lamentarsi, non c’è spazio per criticare; solo tempo e spazio per unire le energie e convogliarle in un’unica direzione.
V come VITA
Insieme a BELLEZZA è la parola che preferisco. Non è solo la mia cultura cristiano cattolica a farmi amare la vita in tutte le sue sfaccettature, ma è la vita stessa con i suoi percorsi contorti e a tratti irti che portandomi fino a qui mi ha insegnato che se si riesce a mantenere lo sguardo dei bambini sulle cose, tutto ciò che guardi e osservi ti appare come un dono meraviglioso. Allora anche le situazioni difficili, le malattie, le perdite assumono un’altra prospettiva e ogni incontro diventa preziosa occasione di crescita. Cerchiamo di ascoltare di più quello che ci viene dalla vita.
Z come ZUCCHERO
C’era una canzone quando ero ragazzina che cantavo sempre e che poi quando è nata mia figlia è diventata la canzone della buona notte…era la Canzone dell’alfabeto … per ogni lettera una parola, come in questo scritto, e l’ultima parola era ZUCCHERO e la canzone citava così “resta solo una lettera fra tante, forse, tra tutte, quella più importante, Z lo zucchero per il bimbo mio, zucchero è il bene che ti voglio io!”. Impariamo un po’ di dolcezza e regaliamola a chi incontriamo. Qualcuno diceva “con la dolcezza si ottiene tutto!”.
Se avete voglia di creare, di cercare, di sperimentare, sarò felice di aver suscitato qualche riflessione in più. Ad ognuno il proprio alfabeto al tempo del Coronavirus!

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