L’anima del commercio

Chiara Guanin
12-12-2014

Non sono vetrine queste, sono vetrate misura cattedrale, lustre e trasparenti quant’altre mai; si aprono su un internodi negozio raffinatissimo, tutto un canto e controcanto di bianchi, grigi e rossi discreti. Tappeti, poltroncine, tavolini, ma cosa vendono qua dentro? Ah, ecco le mensole, lame affilate di sottile acciaio, su cui poggiano elegantemente spaziati , accompagnati da cartellini minuti, inchiostro e bella scrittura per prezzi inimmaginabili,…no, non posso crederci…
il mangiadischi, agognato regalo di un compleanno adolescente,
il Gelosino, paziente collaboratore di tesi di laurea come di improvvisati testi teatrali,
l’hi-fi delle magiche serate, a due,
l’autoradio estraibile del primo stipendio, peso trasportato qua e là con grande orgoglio,
il mangianastri della fiabe sonore, affettuoso intrattenitore d’incantati infanti,
…mi avete subdolamente convinta a sbarazzarmene gratuitamente, come di inutili, sorpassati ferrivecchi e adesso vi appropriate dei più bei momenti della mia vita, per scambiarveli fra di voi per denaro, molto denaro? Eh no… questo no. Mi sento come il Ferroviere di Guccini.
Aspetta un momento però, qualche cianfranaglia in cantina c’è ancora, da rifilarvi su e-bay al caro prezzo dei vostri vuoti status symbol.

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