Opinioni di un’ignorante

Cecilia Cadeo
6-05-2019
Alla vigilia delle elezioni europee cerco di chiarire a me stessa e a quanti desiderino leggere alcune provvisorie variazioni sul tema.
Ieri.
L’UE nasce nel 1957 sostanzialmente in funzione antisovietica.
Come tale piace anche agli USA.
Non a tutti gli europei piace, ma i riferimenti al Manifesto di Ventotene (che in realtà c’entra ben poco) la rendono meno indigesta alle sinistre.
Oggi.
Oggi l’URSS non c’è più e alcuni dei suoi ex satelliti sono addirittura entrati nell’UE.
L’Unione Europea ha evitato carneficine all’interno dei suoi confini, ma non appena oltre gli stessi.
A Trump l’UE non piace granché.
Tra tanti cambiamenti una scelta resta ferreamente immutata: il neoliberismo. “L’unione non è stata costruita su basi solidaristiche o di coordinamento, ma è stata costruita su basi competitive, e così è destinata a restare” affermavano nel 2012 due rappresentanti tedeschi del sindacato e dell’SPD (E. Brancaccio, O. Blanchard, Pensare un’alternativa, in MicroMega 2/2019, p. 28).
La crisi del 2008, imprevista e globale, scompiglia anche l’economia europea aggravando le condizioni delle classi medio-basse.
A questo punto l’UE diventa il terreno di coltura di populismi e sovranismi di ogni risma.
L’Unione è sul punto di spaccarsi, ma, come al solito, la storia ha più fantasia degli uomini: scoppia la Brexit.
Gli inglesi, che si credono sempre più furbi degli altri, vanno a cacciarsi in un ginepraio da cui non sanno più come uscire e dimostrano a tutti che è più difficile lasciare l’UE che restarci.
Paradossalmente la Brexit diventa il maggior collante europeo.

(fine della prima puntata)

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