Per l’Africa una nuova moneta: “Eco”

Giulia Uberti
22-07-2019

Abuja: un’immagine della sessione

La decisione è stata ufficialmente annunciata il 29 giugno 2019 ad Abuja(Nigeria), dove i capi di Stato dei Paesi membri , riuniti nella 55esima sessione, hanno approvato la tabella di marcia per aderire alla moneta unica di Ecowas (Economic Community of West African States)
In verde la zona dell’Africa, per il momento interessata alla nuova moneta
La valuta coinvolgerebbe anche nazioni non francofone. L’Ecowas, nata nel 1975 comprende infatti anche Paesi come il Ghana e la stessa Nigeria. L’obiettivo è quello di promuovere la cooperazione tra i propri membri, come accade in Europa con la UE. Tuttavia, la strada per la messa in opera è complessa. Il lancio esige un processo di “convergenza” delle economie dell’area. In Europa si arrivò ai “parametri di Maastricht”. In Africa i quindici stati interessati dovranno arrivare all’elaborazione di parametri “africani” finalizzati ad allineare i fondamentali dell’economia di ciascun Paese. Non tutti i Paesi Ecowas rispettano, per ora, tali paletti .
Le persone interessate a tale rivoluzione monetaria saranno circa 385 milioni. Quindici i Paesi aderenti: fra questi, otto (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo) oggi usano il franco CFA (ancorato all’euro secondo una parità fissa garantita dalla Francia. Altri sette invece usano attualmente monete nazionali, tali : Capoverde, Gambia, Ghana, Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone.
Non si tratterà di mettere al bando il tanto discusso franco CFA, tuttavia, il suo peso e la sua importanza ne uscirebbero dimezzati. A oggi, da parte Francese, non risultano commenti ufficiali relativi alla prossima nascita dell’Eco .

Cartellone promozionale per Eco

Questione a parte è quella del Marocco che dal 2017 ha chiesto l’adesione all’Ecowas, e che intrattiene molti commerci agevolati con i paesi dell’area. Un dibattito si è dunque subito aperto all’interno del Regno su un possibile abbandono della moneta nazionale: il dirham per aderire all’Eco.
Al summit del 29 giugno furono stabiliti i criteri principali che ciascun paese deve adempiere per l’adozione della nuova moneta:
– il deficit non deve essere superiore al 3% del Pil,
– il tasso d’inflazione annuo inferiore al 10% con un obiettivo a lungo termine di non oltrepassare    il 5%,
– i paesi dovranno disporre di riserve primarie in grado di finanziare almeno 3 mesi di importazioni,
– inoltre, il rapporto debito/Pil non dovrà superare il 70%,
– mentre il deficit di bilancio delle banche centrali non dovrà esser superiore al 10% delle entrate fiscali dell’anno precedente e la variazione del tasso di cambio nominale di più o meno del 10%.

Non sono poche le voci di quanti, economisti in particolare, si dicono preoccupati per le possibili conseguenze di un passaggio, a loro dire, troppo repentino e poco preparato. Infatti, sono diversi gli studiosi africani che esprimono perplessità e timori: c’è chi si dice scettico sul fatto che l’Eco possa da solo risolvere i problemi economici della regione, chi teme che l’instabilità economica e politica di diversi paesi membri possa ripercuotersi sugli altri. Le sfide aperte sono realmente molte e non è detto che la moneta unica, da sola, possa portare un miglioramento nella regione. Sono soprattutto i politici e gli attivisti a esaltare tale programma. In particolare gli esponenti delle varie correnti panafricaniste, che da sempre vedono nel franco Cfa l’emblema del neocolonialismo. Per quanto faticosa, l’adozione di una nuova moneta unica e indipendente appare loro finalmente come un passo concreto nella direzione di un’autonomia reale, ancora tutta da costruire.
Fra le numerose voci non poteva mancare quella dell’attivista franco-beninese Kemi Seba, fra i più duri antagonisti della Francafrique che sulla sua pagina Facebook ha rivendicato il proprio ruolo di sprone verso i politici locali, che altrimenti non sarebbero mai giunti a concretizzare la decisione, ma ha anche ammonito che l’uscita dal franco Cfa non significa affatto smarcarsi dall’influenza francese finché questa mantiene basi militari e multinazionali attive in terra d’Africa.

Abuja: I Capi di stato alla 55esima sessione di Ecowas

L’adozione dell’Eco è in ogni caso un importante passo nella rivoluzione in corso nel continente, che parte dai passi già intrapresi dall’Unione Africana in vista della realizzazione di un passaporto unico continentale, fino alla realizzazione della Afcta, l’African Continental Free Trade Area, un’area continentale senza barriere e tasse doganali che una volta a regime diventerà la più grande zona di libero scambio al mondo, con una popolazione di 1,2 miliardi di persone .

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