Perché occuparci di Democrazia

Gabriella Carlon
17 giugno 2015
1) Assistiamo a un cambiamento profondo (e non solo in Italia): la democrazia rappresentativa non svolge più la sua funzione di rappresentare la volontà popolare, tanto che cresce la frustrazione per l’inutilità del voto e cresce l’astensionismo. Quali le cause?
a) la corruzione dilagante dei ceti dirigenti certamente contribuisce, purtroppo si guarda il fenomeno con occhi impotenti e rassegnati, oppure addirittura si accusa la magistratura perché condanna il malaffare di chi gode del favore popolare;
b) si allenta il principio della divisione dei poteri con un incremento sostanziale del potere del presidente del Consiglio e uno svuotamento del potere del Parlamento mediante un ricorso sempre più frequente al decreto legge e al voto di fiducia.
2) La nuova democrazia che si va profilando suggerisce:
a) un rapporto diretto tra popolo e governo; col popolo non si sceglie un programma politico ma una persona che viene plebiscitariamente designata a prendere il potere;
b) l’identificazione del popolo, unitariamente inteso, con un leader (se perde il leader perde l’Italia è lo slogan della campagna elettorale delle europee); esiste ancora uno Stato distinto dal Governo e dal leader vincente?
c) un profondo disprezzo per le procedure di controllo del potere stesso con conseguente lotta alla burocrazia e alle regole (lacci e lacciuoli);
d) insofferenza per i corpi intermedi della società (partiti, sindacati, associazioni): se non sono di supporto al leader ma critici, o semplicemente autonomi, sono oggetto di derisione perché “antiquati” e non al passo con la modernità.
Da queste osservazioni nascono alcune domande:

  • queste trasformazioni prefigurano una nuova democrazia o sono uno sfiguramento della democrazia?
  • ma che cosa è la democrazia? è un’utopia o una realtà?
  • la democrazia rappresentativa è reale o solo formale?
  • come conciliare in forme nuove la volontà popolare e la gestione del potere?

Tante domande. Quali risposte?

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