QATAR mondiali di calcio 2022

Giulia Uberti
07.04.2016

Dal 2011 Il Qatar è nella preparazione dei campionati di calcio che si realizzeranno nel 2022, decisione avvenuta con la FIFA di Blatter e Platini, i quali assegnarono al Qatar i mondiali di calcio del 2022. Il Qatar, è un paese senza passato calcistico e con un clima torrido, tanto da far spostare le partite in inverno, per la prima volta nella storia del calcio internazionale. Per preparare questo evento il Qatar fa appello a lavoratori stranieri per la costruzione di stadi e alberghi che per l’occasione ospiteranno operatori e turisti.
Due anni or sono ONG a livello internazione denunciarono la situazione dei lavoratori stranieri in Qatar per le condizioni deplorevoli nelle quali sono tenuti i lavoratori e per i contratti con i così detti, Sponsor, che mantengono le persone in situazione di schiavitù. La violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno senza contare i decessi per il clima e le lunghe ore di lavoro
In marzo 2015 è uscito un rapporto di Amnesty International sulle condizioni degli lavoratori e operai in Qatar. Carlo Nesti, giornalista e scrittore documenta il trattamento che subiscono gli operai, per lo più stranieri, provenienti dal Sud Est asiatico, costretti a vivere ammassati, dentro strutture fatiscenti. Hanno salari molto bassi, spesso pagati in ritardo e/o molto meno della quota pattuita. Una legge del Qatar del 2009 impone ai lavoratori stranieri di ottenere il permesso di soggiorno da uno Sponsor per lasciare il paese, o per cambiare datore di lavoro. Questa legge ha continuato ad essere utilizzata per impedire ai dipendenti di sporgere denuncia o di trovare altri impieghi in caso di abusi. Il sistema degli Sponsor ha accresciuto la probabilità che i lavoratori fossero soggetti a lavoro forzato e trattati come schiavi.
A maggio scorso l’esecutivo ha annunciato una proposta di riforma del sistema degli Sponsor per emendare la procedura prevista per i lavoratori che intendono lasciare il Qatar e/o permettere loro di cambiare lavoro al termine del contratto, o dopo 5 anni. A fine anno nulla di ciò era fatto. La FIFA nel marzo scorso ha discusso della questione degli abusi contro i lavoratori immigrati, abusi in materia sessuale. Le lavoratrici domestiche erano passibili di procedimenti giudiziari e carcerazione per “relazioni illecite” se denunciavano abusi sessuali da parte dei datori di lavoro. Inoltre, quando a seguito di abusi sessuali una donna rimane in incinta, il bambino, alla nascita diventa un “apolide” poiché la madre non è in regola, non è in condizioni di riconoscere il figlio e di dare il nome.

Ad aprile il Relatore delle Nazioni Unite sui diritti umani degli immigrati ha sollecitato il governo ad abolire il sistema degli Sponsor. Numerose sono le pressioni a livello internazionale perché il Governo affronti il problema dei diritti umani dei lavoratori stranieri.
La strategia del reclutamento è conosciuta: persone incaricate vanno a cercare le “vittime” a casa loro, nel loro ambiente, si fanno prossimi e amici, fanno promesse di una vita migliore: un buon lavoro e ben pagato, possibilità di fare degli studi.
In ambienti poveri, e senza protezione, alcune persone possono essere sequestrate ed inviate ad un lavoro. Quasi tutti i lavoratori sono reclutati nel loro Paese di origine: Nepal, India, Bangladesh da Agenzie locali le quali chiedono, a quanti accettano di partire una somma che parte da 2.500 euro per le spese di viaggio. Somma da restituire quando percepiscono lo stipendio.
I lavoratori vengono lasciati in una situazione di debito permanente perché non vengono pagati regolarmente o viene dato loro meno della somma pattuita; viene facilmente distrutta la stima della persona, per se stessa, poiché viene isolata e rinchiusa in alloggi fatiscenti.
Molte sono le complicità per questo lavoro perché vengono corrotti, a tutti i livelli di potere autorità diverse, e la polizia, questo per poter tranquillamente aggirare le leggi in tutta impunità. La tratta umana è in aumento a tutti i livelli, malgrado in diversi Paesi, sia migliorata la legislazione. Si constata una diminuzione nei numeri della tratta “sessuale” verso, e a vantaggio, del lavoro forzato perché esistono leggi a livello internazionale contro la tratta sessuale ma poche leggi contro la tratta dei lavoratori. Un settore ancora più fragile è il lavoro domestico perché non è considerato come “lavoro”. Difficile da legiferare perché in certi paesi tutta la classe dirigente(la stessa che dovrebbe adottare misure legislative) utilizza lavoratori domestici.
Il rapporto di Amnesty International si basa su interviste effettuate, fra febbraio e maggio del 2015 a migranti impegnati nella ristrutturazione dello stadio Khalifa. Altri intervistati sono impegnati nella manutenzione degli spazi verdi del complesso sportivo Aspire. Gli intervistati lamentano: alloggi squallidi e sovraffollati in mezzo al deserto. Sanno ingenti somme (da 500 a 4.300) versate ai reclutatori in patria per offrire alle persone un lavoro in Qatar. Denunciano l’inganno subito in relazione al tipo di lavoro o al salario pattuito. Ritardo di diversi mesi nel pagamento, mancato rilascio, o rinnovo del permesso di soggiorno con il rischio di essere arrestati come lavoratori clandestini in quanto il datore di lavoro confisca i loro passaporti e vengono minacciati se osano protestare per le condizioni di lavoro. Ad alcuni lavoratori nepalesi è stato impedito di tornare in Patria dopo il devastante terremoto avvenuto nel loro paese.
Il comitato organizzatore dei Mondiali del 2022 che è anche responsabile della costruzione degli stadi aveva pubblicato le “ Linee guida per il benessere dei lavoratori”. Queste direttive chiedono alle imprese di applicare ai lavoratori standard persino più elevati rispetto a quelli previsti dalle leggi del Qatar. Ma dare seguito e applicazione è complicato per un governo che si mostra distante e per la Fifa che sembra indifferente. Tutto deve ancora avvenire perché si possano realizzare i Mondiali di calcio del 2022 senza sfruttare il lavoro migrante.
La Fifa da parte sua dovrebbe svolgere ispezioni regolari e indipendenti sulle condizioni di lavoro dei migranti in Qatar e rendere i risultati pubblici.

Se l’Europa da qualche anno ha davanti a se il fenomeno immigrazione, e migranti, che costituisce un fattore di preoccupazione, e angoscia nella popolazione, la sua gestione crea qualche problema ai 28 Capi di stato dell’Unione per l’individuazione di una soluzione possibile.
Il Qatar che non ha problemi di interlocuzione e coordinamento con altri potrebbe dimostrare un minimo di sensibilità, e volontà politica, per migliorare le condizioni dei lavoratori migranti anche per una immagine esterna che il Qatar potrà ricevere immediatamente, nel progredire del lavoro di preparazione e, va da se, nella realizzazione dell’evento stesso.

Scheda Qatar, il Qatar è un piccolo emirato situato nel Medio Oriente, al gennaio 2016 contava una popolazione di 2.117.848 ed ha una superficie di 11.627 Km2. Doha è la sua capitale. Dal Protettorato Britannico ha ottenuto l’indipendenza nel 1971; è una monarchia ereditaria e l’attuale emiro, al governo dal 2013 è Tamim bin Hassad al-T-Thani. L’economia del Qatar è florida grazie all’industria estrattiva di gas naturale e petrolio; possiede raffinerie e cementifici. L’agricoltura avviene solo con irrigazione artificiale.

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