Querida Amazonía

Eraldo Rollando
30-04-2019
Due culture si scontrano nelle varie Amazzonie del mondo: la cultura umanistica , che vede l’uomo al centro della Terra e la cultura mercantile, che vede l’uomo al servizio del mercato. Nella foresta pluviale più vasta nella Terra, patria di popoli che vivono sulla “Madre Terra”, genti che da lei traggono l’unico sostentamento, ricovero, protezione e armonia comunitaria, l’egoismo cieco e l’avidità devastano la natura, la contaminano, la stravolgono per estrarre ricchezze a beneficio dei pochi che non rendono conto ad alcuno del loro mal-affare. Questa terra è l’Amazzonia, un’area condivisa da nove paesi nei quali la superficie della foresta varia notevolmente tra l’uno e l’altro:
Brasile, 67%
Perù, 13%
Bolivia, 11%
Colombia, 6%
Ecuador – Guyana – Guyana francese – Suriname – Venezuela, 3%.
Con una superficie totale di 6,7milioni di Km2, rappresenta una volta e mezzo la superficie dell’Unione Europea; è un’area abitata da 3milioni di indigeni appartenenti a 390 popoli diversi con 240 lingue; un’area che rappresenta il 34% delle foreste del mondo, il 30% delle specie di fauna e flora e che mette a disposizione il 20% della riserva di acqua dolce non congelata.
Dati che rendono bene l’importanza della conservazione di un bioma fondamentale per la buona salute del pianeta. Ma l’egoismo cieco non se ne cura. Il Presidente del Brasile Bolsonaro ci racconta che “3milioni di persone non possono possedere un territorio così vasto”. Argomentazione da brivido.

Papa Francesco, venuto da quelle parti del continente, da tempo palesa la sua preoccupazione per la grave situazione di degrado in cui versa il pianeta, e la esterna con modalità tipiche della Chiesa Cattolica, ma non solo. Il 18 giugno 2015 vede la luce l’Enciclica “Laudato si” che, a buona ragione, si può definire il primo documento di grande respiro pastorale sulla cura della “casa comune”; in esso il Papa, nei sei capitoli che la compongono, “… evidenzia che la nostra terra, maltrattata e saccheggiata, richiede una “conversione ecologica”, un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la cura della casa comune”. Impegno che include anche lo sradicamento della miseria, l’attenzione per i poveri, l’accesso equo, per tutti, alle risorse del Pianeta” (VaticanNews).
Nella sua instancabile difesa del pianeta, il 15 ottobre 2017 Papa Francesco ha convocato in Vaticano un Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica, una zona ormai da tempo in pericolo, per se stessa e per l’umanità, con l’obiettivo di “Trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta”.

Sinodo speciale sull’Amazzonia (fonte ofm.org)

L’incontro, convocato per il periodo 6-27 ottobre 2019, ha visto la partecipazione di 184 “padri sinodali” tra i quali 113 vescovi delle regioni amazzoniche e 17 rappresentanti di popoli ed etnie indigene, questi ultimi testimoni inascoltati dai “Grandi” della terra e si è concluso con un documento inviato al Papa al quale, il Papa stesso, ha fatto seguire L’Esortazione apostolica “Querida Amazonía”.

Il documento, che ha colpito l’attenzione di molti, sia all’interno che all’esterno del mondo cattolico, è stato diffuso il 12 febbraio 2020 in un momento in cui l’attenzione non era ancora completamente concentrata sui problemi creati dall’epidemia da Covid-19.
Il titolo, che tradotto significa “Amata Amazzonia”, racconta già l’amore e l’impegno di Francesco per quelle terre. Il suo scritto, costellato di riferimenti letterari ed estratti di poesia, si svolge tutto usando una forma tipicamente poetica per lodare la bellezza della regione amazzonica.
La Querida Amazonía è strutturata intorno a quattro “sogni” o speranze.
Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa.
Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana.
Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste.
Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici”
Il Papa conclude l’Esortazione con le parole: “Dopo aver condiviso alcuni sogni, esorto tutti a procedere su vie concrete che permettano di trasformare la realtà dell’Amazzonia e di liberarla dai mali che la affliggono …”

Oggi la speranza è che la severa epidemia da Covid-19 cessi presto di flagellare il pianeta e che le popolazioni tornino a respirare “a pieni polmoni” una vita che sembra essersi nascosta.
E che da questa esperienza non sfugga la capacità dell’umanità di farsi prossimo, come ha saputo fare in questo pericolo, con piccoli e grandi gesti di umanità.
La rilettura di Querida Amazonía (clicca per accedere) potrà essere un aiuto a risvegliare la capacità di alleanza tra viventi, troppo spesso sopita o dimenticata.

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