Racconti africani

Eraldo Rollando
17-11-2019
Il mondo dei media italiani è distratto o è superficiale? Siamo un popolo di provinciali? Beh, a guardar bene sembrerebbe di sì.
Se alziamo solo di poco lo sguardo, ci accorgiamo quanto poco sappiamo dei nostri “vicini di pianerottolo” costretti, come siamo, a confrontarci quasi esclusivamente sui fatti del nostro cortile. Intendiamoci bene: di problemi, anche molto seri, di cui discutere il nostro angolo di mondo è lastricato, ma di spazio per raccontare le vicende di altri popoli a noi vicini ce ne sarebbe sicuramente parecchio.
Sì, perché c’è un continente prossimo a noi e questo continente è l’Africa: non solo quella della costa settentrionale, quasi a un tiro di schioppo dalle nostre coste, come ma anche quella della punta più meridionale. Se ne parla da noi? Qualche volta viene raccontata, eppure … le informazioni in proposito sono rare, scarne e talvolta distorte.
Si parla dell’Africa, ma il nostro orizzonte si ferma alla costa del Mediterraneo e, fatte salve poche e lodevoli eccezioni, raramente si spinge più in là; vediamo e leggiamo di Libia, immigrazione, chiusura dei porti, decreti sicurezza, navi Ong, controllo delle frontiere e, quasi sonnacchiosamente, ci fermiamo lì. E gli altri? A loro si dedica solo un racconto … ansiogeno e piatto che non rende giustizia al continente nero.
Da noi, quando si parla di africani si è portati a raggrupparli in un unico “tipo” sociale, la semplificazione mediatica porta tutti a una sola origine; le differenze fra cittadini di paesi lontani tra loro vengono ignorate, le peculiarità culturali, linguistiche e religiose sono messe tutte in un unico cesto, raramente si fa una distinzione. E’ come se non fosse mai stata cancellata l’antica scritta che veniva riportata sulle mappe delle terre africane non ancora esplorate: “Hic sunt leones” (Qui ci sono i leoni).

Questa realtà risulta evidente dal Primo Rapporto 2019 elaborato da AMREF (1) e Osservatorio di Pavia, che mette nero su bianco le difficoltà nel far conoscere il patrimonio umano africano.
Nei primi sei mesi del 2019 il continente nero risulta mediamente poco raccontato.
“La ricerca – presentata a Roma, presso Binario F – si è concentrata su 30 episodi di serie televisive, 65 programmi di informazione di 7 reti generaliste, 80mila notizie monitorate sui telegiornali di 9 reti televisive, 800 notizie di prima pagina analizzate su 6 quotidiani nazionali, 21.6 mila post Facebook e 54mila tweet di 8 testate giornalistiche” (da Amref).

Presentazione Rapporto Amref- da sinistra Tarquinio (Avvenire), Pertici (Repubblica), Cuffaro (Tg3 mondo), Duraccio (Tg 1), Bernardini (TV Talk) – (Fonte Avvenire

Il Rapporto, dal titolo “L’Africa Mediata – Come fiction tv, stampa e social raccontano il continente in Italia”, è stato presentato il 23 ottobre scorso, e il primo dato che compare è quello della presenza di notizie nei TG in prima serata, TG dai quali circa 80% degli italiani attinge le informazioni: la “copertura” del continente nero arriva al 2,4% del tempo dei telegiornali delle 9 reti televisive prese in esame, mentre fuori d’Italia alcuni grandi network si sono mossi da tempo per rinforzare le loro squadre di reporter dall’Africa, come la francese Tv5 o l’inglese Bbc.
Non sembra suonare stonato il commento di CEInews.it, che mette il dito sugli stereotipi: “Avete mai visto su un Tg italiano una notizia “africana” in chiave positiva, attrattiva … ? Il “positivo africano” è sempre solo natura selvaggia, animali, deserti, foreste. Nell’informazione di prima serata e nelle prime pagine dei quotidiani la maggior parte dei titoli riguarda l’Africa “qui”, e cioè immigrazione e fatti di cronaca che coinvolgono gli africani presenti in Italia, e solo marginalmente l’Africa “là”, quella vera”.

Non è molto diversa la situazione nei quotidiani più diffusi. Una statistica sintetica mostra l’impegno della carta stampata nei sei mesi esaminati: ai primi posti Avvenire con 43 articoli, La Stampa 31; all’estremo opposto Il Giornale che ha il minor numero di articoli sull’Africa e il maggior numero su migranti.
Non meglio è raccontata la realtà del non profit e delle associazioni non governative che operano in quei paesi, siano esse religiose o laiche. Nando Pagnoncelli, direttore dell’Istituto di sondaggi Ipsos osserva: ”la fiducia nelle organizzazioni non governative è passata dal 80% del 2010 al 39% di oggi. E adesso solo il 22% degli intervistati pensa che siano mosse da spirito umanitario, il 56% ritiene siano ispirate da motivi economici”.
Che dire? Sicuramente frutto di visioni distorte e del clima politico.

Da tempo Amref ha lanciato una sfida per una comunicazione positiva dell’Africa, pubblicando un decalogo dedicato ai comunicatori dal titolo “Non aiutateci per carità”. Sembra però che, poco conosciuto o ignorato, abbia avuto scarso successo tra gli operatori, visto che poco o nulla è cambiato.
Tuttavia, non è tardi per affiancarci al giornalismo occidentale più avanzato, che si occupa di un continente dai grandi problemi e oggettive difficoltà, un giornalismo che si preoccupa di raccontare e far vedere anche le iniziative positive che l’Africa, nella molteplicità delle sue culture, lingue e popoli, mette in campo per crescere sia nell’economia (neocolonialisti permettendo) che nella pace.
E’ sicuramente indispensabile raccontare di storie di bambini in condizioni di povertà, malnutriti, sfruttati o coinvolti nelle guerre, ma è sconcertante che questi racconti diventino parte di un folclore pietistico e negativo, atto solo a riempire pagine di carta con una visione fosca e senza speranza della realtà africana.
Non è tardi per affiancarci al giornalismo occidentale più attento alla narrazione dei molti volti dell’Africa, purché lo si faccia.

Note:
(1) Amref- Africa (African Medical and Research Foundation) è una organizzazione non governativa internazionale fondata nel 1957 e tutt’oggi attiva che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. L’organizzazione si avvale principalmente di personale africano (97% circa) e destina gran parte delle proprie risorse alla formazione di personale medico in loco. Amref è attiva in Etiopia, Kenya, Sudafrica, Tanzania, Uganda e Sud Sudan ed è attualmente la più grande organizzazione medica senza fini di lucro del continente africano. Il servizio più celebre fra quelli realizzati da Amref è quello dei Flying Doctors, personale medico aerotrasportato che porta la propria assistenza nelle zone più remote e inaccessibili dell’Africa. La divisione italiana di Amref, Amref Italia, è stata fondata nel 1987; dal 2007 fa parte di AGIRE.( fonte Wikipedia)

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