Restiamo umani

Gabriella Carlon
22-09-2020
Mentre siamo impegnati a fronteggiare il Coronavirus, gli sbarchi dei migranti continuano, anche se poco visibili sui media. Ma continuano anche i morti senza nome nel deserto, i naufragi nel Mediterraneo, le incredibili violenze nei campi di detenzione in Libia.
Ormai sappiamo bene cosa succede in Libia: torture di ogni genere e stupri sono la normalità. Ce lo raccontano i migranti e ce lo raccontano i medici che cercano di curare le ferite fisiche e psichiche di queste persone devastate.
Quello che forse ci sfugge è che a pagare questo scempio siamo noi, con gli accordi che i nostri Governi hanno stretto con i governanti libici (ammesso che si possa pensare che la Libia sia in qualche modo governata). Eppure non vedo di fronte a questi misfatti nessuna reazione, nessuna indignazione, nessuna pressione sul Governo perché ponga fine a questa deriva.
L’Europa non sa pensare ad altro che alla esternalizzazione dei propri confini e ai respingimenti. Qui non si tratta nemmeno di garantire i diritti umani, si tratta di un senso elementare di empatia umana. Considerare normale che gli esseri umani siano trattati come schiavi o come animali mi fa vedere oscuro il futuro dell’Europa. Se dopo l’Olocausto viviamo nell’indifferenza un’altra strage di umanità non vedo tracce o spiragli di speranza. Quando la Storia ci chiederà conto di tutto ciò?

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