Riarmo

Gabriella Carlon
Data 8-09-2018
Le spese per gli armamenti sono in forte crescita in tutto il mondo. La cosa di solito non fa notizia , così passano sotto silenzio ingenti spese che, impegnate in altri settori e per altri scopi, potrebbero realizzare molti degli obiettivi di Agenda 2030 migliorando le condizioni di vita di buona parte del pianeta. Invece è l’industria delle armi a prosperare, il cui giro d’affari è in costante crescita (375 miliardi di dollari nel 2016, 38% in più rispetto al 2002). Nel 2016 i grandi venditori di armi sono stati: USA 60% del totale, Gran Bretagna 10%, Russia 7%; mancano dati certi relativi alla Cina, che ha comunque incrementato ampiamente le spese militari.
Veniamo all’Italia: la percentuale di armi vendute nel 2016 si aggira intorno al 3%; i principali clienti sono i Governi nordafricani e mediorientali, compresi Paesi tutt’altro che in pace, nonostante la legge 185 del 1990 vieti la vendita di armi a paesi in guerra. Abbiamo altre volte ricordato la fornitura di bombe aeree all’Arabia saudita, che sono state impiegate in Yemen anche contro obiettivi civili.
Ma l’Italia non aumenta solo la produzione di armi per l’esportazione, aumenta anche le spese militari a bilancio. Nel 2018 il bilancio del Ministero della Difesa ammonta a 21 miliardi di euro , con un aumento del 3,4% rispetto al 2017 e del 8,2% rispetto al 2015. Per le forze armate si spenderanno 25 miliardi di euro (1,4% del PIL) con un aumento del 4% rispetto al 2017 e del 8,6% rispetto al 2015. A ciò si aggiungono i contributi del Ministero per lo sviluppo economico, per l’acquisto di nuovi armamenti, che ammontano a 3,5 miliardi.
Nel programma di riarmo figurano nuove navi da guerra per la Marina militare, nuovi carri armati per l’esercito, nuovi aerei ed elicotteri da combattimento. Un caso a sé sono i bombardieri nucleari F 35 (150 milioni l’uno) : dieci sono già consegnati e due sono in arrivo quest’anno.

Aereo F 35

Il costo di funzionamento di questi aerei è elevatissimo, perché l’aggiornamento dei computer di bordo è molto costoso.
Sono poi in programma venti droni della Piaggio Aerospace (766 milioni) e due sommergibili Fincantieri (1miliardo). E’ chiaro che queste commesse mantengono posti di lavoro, ma non sarebbe possibile riconvertire la produzione per raggiungere lo stesso obiettivo?

Il nuovo Governo del “cambiamento” è del tutto silente sulle spese militari: sarebbe interessante sapere che orientamento intende assumere.

Fonti
www.milex.org
www.sipri.org

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