Scuole tra pubblico e privato

Luciano  Marraffa
18-6-2015

Prima di addentrarci nell’analizzare e confrontare la situazione delle scuole statali e private  nei paesi europei , ci soffermiamo  sulla situazione scolastica nel nostro Paese.

Il Ministero dell’Istruzione (Miur) ad agosto 2014 ci dava la seguente statistica: le istituzioni scolastiche statali  in Italia  sono 8.519, le sedi scolastiche 41.318, gli alunni in totale  7.881.632;   le scuole paritarie attive sono 13.625, di cui 71% scuole d’infanzia, 11% scuole primarie, 5,0% scuole secondarie di 1 grado, 12,3% scuole secondarie di 2 grado, gli alunni delle scuole paritarie sono in totale  993.544.
Intanto  sembra pacifica la definizione di scuola statale che si riferisce a una scuola  amministrata da un ente statale, non allo stesso modo pacifica la definizione riguardante  la scuola privata considerata tale se non viene amministrata dallo Stato,allora  le scuole comunali soprattutto della prima infanzia, che scuole sono? A complicare i concetti o forse per sradicare ogni velleità di diverse interpretazioni l’allora ministro della Pubblica Istruzione  Luigi Berlinguer durante i governi Prodi e D’Alema del 1996-2000 avviò un percorso che mettesse d’accordo  più operatori scolastici,   inventando le “scuole paritarie”, considerate pubbliche come le scuole di Stato. Queste scuole private di serie A rispettando alcuni vincoli ministeriali venivano di fatto equiparate a quelle statali, perché fu stabilito che “il sistema nazionale” era “costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private”(Legge n.62/2000). Questa Legge costituisce il presupposto per la successiva sistematica e regolare concessione di finanziamenti alle scuole private.   Sia i governi Prodi e D’Alema sia i governi Berlusconi si limitarono a utilizzare la legge Berlinguer per finanziare le scuole private parificate. Anzi il ministro del Pubblica istruzione  Fioroni aggiornò la parità scolastica, aggiungendone  la funzione pubblica: “i contributi- si legge nel suo decreto- sono erogati al fine di sostenere la funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie nell’ambito del sistema nazionale di istruzione”.
Ai contributi dello stato italiano alle scuole paritarie si sono aggiunti anche i finanziamenti sotto diverse forme delle Regioni e dei Comuni. A nulla sono valsi i diversi ricorsi al Tar o di incostituzionalità dei decreti di finanziamenti dei vari governi, anche di quelli più recenti di Monti e Letta.
Il contenzioso,infatti, si aggira sull’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana la quale  stabilisce che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,senza oneri per lo Stato”, per cui i costi dovrebbero essere sostenuti unicamente dagli studenti attraverso le rette scolastiche; i buoni scuola nel complesso o altre forme di sostegno alle famiglie delle scuole private costituiscono una spesa per lo Stato, così pure i finanziamenti diretti contraddicono la lettera dell’articolo.
Dall’altra parte l’art.34 della medesima Costituzione sostiene anche che “La scuola è aperta a tutti”, articolo portato come bandiera dai sostenitori dei finanziamenti pubblici , i quali vorrebbero vedere   garantita anche col sostegno pubblico la libertà di scelta delle scuole per i propri figli.
Rimane il fatto che nel nostro Paese permane costantemente il dibattito  tra i contrari e fautori dei finanziamenti pubblici alle scuole private, non dimenticandosi di tanti paradossi e contrasti che continuano a esserci, senza provarci ad estirparli una volta per sempre. Uno, ad esempio, uno dei grandi paradossi è che la  Carta costituzionale per le scuole statali “ di tutti gli ordini  e gradi” prevede   l’autosufficienza   e l’obbligatorietà e il carattere aggiuntivo  e facoltativo delle scuole non statali, che possono essere liberamente scelte e non avere quindi funzione di supplenza. Se in tante realtà locali esistono soprattutto scuole private  per l’infanzia, che suppliscono alla mancanza di strutture comunali, bisogna incrementare  i finanziamenti ai  Comuni per  fronteggiare le inadempienze delle  scuole comunali e non sostenere il già esistente privato. In questo modo si attua la ratio costituzionale della obbligatorietà e autosufficienza delle scuole pubbliche. Così pure è necessario sempre provvedere primariamente alle scuole statali su tutto il territorio nazionale quando sappiamo del precario stato delle strutture scolastiche e delle dotazioni.
Non è poi giusto che le famiglie nell’ultimo anno abbiano finanziato le scuole dove vanno i i figli con più di 400 milioni (contributi volontari di fatto obbligatori?), mentre le scuole private hanno avuto finanziamenti diretti solo dallo Stato, escludendo le Regioni e i Comuni,  che ammontano a più di 500 milioni!
Tutte le risorse quindi devono essere spese per le scuole pubbliche statali secondo il dettato costituzionale. Nessun occhio di riguardo per le scuole paritarie a scapito di quelle pubbliche.
Al massimo si può concedere una certa detrazione fiscale per le famiglie che hanno scelto le scuole private, come succede per altre situazioni di detrazioni fiscali, escludendo in modo perentorio forme dirette di finanziamenti e altre indirette.

Nel frattempo assistiamo alla presa di posizione del Governo Renzi che si è già avviato  nel percorso dei suoi predecessori.
Luciano Maraffa, già collaborare del Gruppo Corallo

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