SEWA – una Rete femminile in India

Giulia Uberti
23.02.2017

Una recente opportunità di viaggio mi ha portato in India dove Naliniben Nayak ( tutti i nomi in India prendono alla fine “ben”  che significa sorella , quindi Naliniben ) mi ha invitata, insieme ad un piccolo

Elaben e Naliniben

gruppo di persone, tutte vecchie conoscenze, per farci conoscere una organizzazione: SEWA (Self Employed Women Association). Questa Associazione, opera molto attivamente secondo lo spirito di Gandhi, è situata nello stato del Gujarat e la sua sede è nella città di Ahmedabad, capitale. Il Gujarat ha una superficie di 196.077Km2 con una popolazione di 60.383.628 abitanti (2011). É in questo stato, ed è da questa città, che Gandhi ebbe ad iniziare la sua famosa “Marcia del sale”. Il suo Ashram è, ancora oggi, un punto di riferimento e continua la sua missione di nonviolenza, di pace e di libertà. Attraverso incontri e visite di numerosi luoghi dove SEWA lavora abbiamo conosciuto una realtà cruciale per le donne indiane: abbiamo scoperto un mondo, e una società, all’interno della stessa società indiana.

Un primo incontro è con la sign.ra Mittalben che porta alla nostra conoscenza gli obiettivi della creazione di una simile associazione che è, allo stesso tempo, movimento e sindacato con molteplici ramificazioni: Cooperative e Federazione di Cooperative; Assicurazione e punti diversi di commercializzazione. SEWA è stata fondata nel 1972, attualmente conta circa due milioni di membri in 10 Stati indiani. Lo scopo è quello di aiutare le donne che non hanno un impiego regolare, ma attive nel mercato informale, a far riconoscere i loro diritti di lavoratrici. I lavoratori del mercato informale in India rappresentano il 93% e la percentuale delle donne in tale settore è del 94%. I settori di impiego sono multipli: tessile (svolto a domicilio), trasporto di confezioni, lavori domestici, vendita di alimenti (dalla verdura a cibi confezionati) vendita di altri oggetti sulla strada, vendita di thè o piatti confezionati, ecc. Il lavoro informale in India non è riconosciuto ma è il settore che maggiormente contribuisce all’economia del paese. All’inizio una donna, avvocato, ha aiutato le donne (la maggioranza di queste non alfabetizzate) ad organizzarsi. I membri pagano una piccolissima quota che permette loro di accedere a diversi servizi: per la salute, per far fronte a imprevisti, diritto alla pensione, diritto di frequenza scolastica per i figli, asilo nido mentre loro sono al lavoro, assistenza alle persone anziane a domicilio, ecc. I membri SEWA sono accompagnati, e aiutati, nelle difficoltà del loro lavoro. L’associazione si è nel tempo ramificata in cooperative di settori diversi: agricoltura, tessitura, medicina (coltivazione e vendita di erbe medicinali), estetica, asili nido , assistenza a domicilio per persone anziane, ecc. SEWA forma le persone impegnate nei diversi servizi e attività, pubblica documenti e video. Il Pakistan, il Bangladesh, lo Sri Lanka e 5 stati africani sono molto interessati a questa organizzazione e sono stati creati collegamenti e scambi per l’avvio di analoghe attività specifiche nei diversi paesi.

Segue al primo incontro una visita alla Banca SEWA dove la sign.ra Jayshreeben ci racconta come la Banca ha iniziato l’attività per rispondere all’esigenza di fornire un micro-credito alle donne affinché possano iniziare una piccola attività commerciale: acquisto di sementi, di filo per la tessitura, di una carriola per il trasporto ecc. Dopo un’attenta e accurata analisi, nel 1974, la Banca SEWA inizia la sua attività, (quindi molto tempo prima che Junus Muhammad premio Nobel per la Pace nel 2006, che lavorava alla Banca Mondiale, conoscesse il suo successo con il progetto del Micro credito). La Banca SEWA voleva togliere alle donne la perenne dipendenza dagli usurai ai quali esse si rivolgevano per chiedere un prestito utile a svolgere la loro attività. Lo scopo fu, fin dall’inizio, quello di rendere le donne autonome nel loro lavoro, nella gestione dei loro soldi, e poter prevedere le spese per momenti difficili della vita: malattie, morte, matrimoni. Il prestito della Banca SEWA chiede un basso interesse alla restituzione. Fu un lungo cammino di formazione, e preparazione, per arrivare a tale risultato, basti come esempio sapere che quando si trattò di presentarsi per dare avvio alla Banca, l’equipe delle cinque donne che, con l’Avvocato che ha accompagnato la realizzazione di una simile attività, ha passato una intera notte per imparare a porre la loro firma alla base dei documenti. Le quote delle iscritte: 5 rupie (= a 0.007euro) e l’appoggio di alcune persone amiche hanno costituito Il capitale per l’avvio.

Una visita interessante fu quella al centro “Ganeshpura Vanalakhsmi Coperativa” (che io definisco un “Agri-turismo”).

Cooperativa agriturismo

Situato a un’ora di distanza di Ahmedabad. Si tratta di una cooperativa agricola formata da 40 donne che a causa dell’industrializzazione, e del costo troppo elevato dei nuovi mezzi per coltivare la terra, sono rimaste senza lavoro. Con l’aiuto di SEWA hanno formato una cooperativa ed hanno ottenuto in leasing dallo Stato circa 5mila metri quadrati di terra arida, secca e abbandonata il cui recupero ha richiesto tre anni di duro lavoro (1986-89). Sono state tolte tutte le erbacce, irrigato e livellato tutto il terreno per renderlo coltivabile. Oggi è come un immenso giardino dove tutto viene coltivato: legumi e cotone si raccolgono tre volte all’anno; si coltivano piante di olio di ricino; è visibile una ricca varietà di alberi da frutta. Queste donne delle quali all’inizio nessuno aveva fiducia, costituiscono oggi un esempio di imprenditorialità e sono un esempio per le donne dei villaggi vicini. Delle quaranta donne occupate in questo centro solo 3 di esse sono alfabetizzate ma, tutti i loro figli, oggi, frequentano la scuola. All’arrivo al Centro si è ricevuti con un aperitivo fatto di appetitosi stuzzichini e frutti locali.

Pranzo

All’ora del pranzo un ricco self-service ci viene offerto, tutti piatti tipici della regione.

 

 

Non poteva mancare un incontro con la Fondatrice dell’Associazione SEWA sign.ra Elaben, che sia pure da un po’ più lontano (è in pensione) continua ad accompagnare le attività . Veniamo accolte con un thè indiano e ci intratteniamo in particolare sulle prospettive future di SEWA. Un’idea sulla quale ritorna spesso e ripete come un ritornello: « In tutte le attività di SEWA lo scopo è la pace, l’inclusione e l’unità, la solidarietà» . Alla domanda se l’SEWA è legata a qualche partito la sua risposta è decisa e sicura: « … l’azione di SEWA è politica ma non ci sono, e non ci sono mai stati, legami con i partiti ». In relazione al futuro la sign.ra Elaben ha molta fiducia nelle giovani e dice : « Noi abbiamo trovato soluzioni ai nostri problemi, anche loro troveranno delle soluzioni adeguate in relazione al periodo storico nel quale vivono».

Al Centro sociale di Mr Shri Achyutbhai, l’incontro si svolge sulle attività rivolte ai Dalit (gli intoccabili) che si situano all’ultimo gradino delle Caste, sono gli esclusi, gli emarginati per eccellenza. Ci viene presentato anche il gruppo degli Adivasi (abitanti originari, dell’India, discendenti dalle popolazioni che abitavano il territorio più di 3.000anni fa). Gli Adivasi sono fuori Casta, assimilati ai Dalit ed ugualmente disconosciuti nei loro diritti: esclusi ed emarginati. Sono l’8% della popolazione e sono diffusi in tutta l’India. Essi hanno sempre vissuto in stretta simbiosi con la natura, per la quale nutrono un profondo rispetto e da cui ricavano tutto il necessario per sopravvivere. Da diversi anni la loro sopravvivenza è a rischio a causa dei ricchi giacimenti minerari che si trovano proprio nel sottosuolo delle loro zone. L’India nel tempo passato era costituita da villaggi ed esistevano molti lavori artigianali ; oggi ci sono grandi città nelle quali i vecchi lavori si sono persi e i poveri trovano unicamente lavori occasionali nell’informale.
Le Stato indiano ha un piano per dislocare la maggior parte di queste popolazioni indigene in aree urbane: “piano di urbanizzazione” che prevede di sfollare una zona grande quanto l’intera Italia. In tal caso, insieme a loro, la foresta perde i suoi veri custodi, coloro che per secoli sono stati i protettori degli ambienti naturali e della biodiversità. La legge costituzionale prevede che essi siano consultati per l’apertura di miniere situate sui loro territori. In realtà questo non avviene e quando degli imprenditori, con l’accordo dello Stato aprono delle miniere chiamano gli Adivasi per il lavoro. Ci sono anche molti bambini che lavorano nelle miniere. Numerose sono le manifestazioni e gli scontri. Molti processi sono in attesa di risposte e di soluzioni, ma la questione viene quasi ignorata. Nel Gujarat gli induisti sono l’85% della popolazione ed essi hanno il potere. Molti intellettuali hanno abbandonato le organizzazioni induiste per protesta, ma è molto difficile opporsi al sistema delle Caste. Le prime 3 caste hanno tutti i privilegi nell’India, anche se esse rappresentano solo 15% della popolazione.

Cooperativa Rudy, dove un piccolo gruppo di donne si occupa della cultura, trattamento e vendita del tabacco. Esse sono organizzate in sindacato ed hanno l’organizzazione, e gestione dei nidi dove portano i loro bambini ma dove arrivano anche quelli delle donne che, come loro, sono impegnate in una attività che produce reddito: hanno 20 nidi per 1.000 bambini. Per il servizio del nido i membri SEWA pagano 150rupie al mese e preparano il pasto che il bambino porta con sé. Le insegnanti sono pagate da SEWA.
Alla cooperativa del tabacco si è aggiunta la cooperativa della tessitura fatta a macchina, e la tessitura a mano. Anche la cooperativa di prodotti agricoli quali lenticchie e cereali diversi arrivano in questa cooperativa

Lavorazione delle lenticchie

dove si provvede all’imballaggio (con apposita macchina) dei prodotti predisposti così alla vendita. Ci sono anche dei latticini come prodotti. In queste cooperative le donne dispongono tutte di un’App per la comunicazione in relazione alla produzione, alle esigenze di vendita nei loro punti vendita e/o esigenze di acquisto, perché loro non vanno al mercato, ma si informano prima presso le loro cooperative, circa la disponibilità di un determinato prodotto. Dispongono così l’acquisto ed il prodotto viene recapitato. Una reale rete di lavoro, di collaborazione e di scambi.
Le donne di queste cooperative hanno un’attività supplementare: il controllo di 600 pompe dell’acqua nella loro zona.

L’Assicurazione ha lo scopo di proteggere le donne in tutti i loro lavori, principalmente le donne che lavorano nelle costruzioni e alla pulizia delle strade; ma anche per le donne che sulla strada cucinano ed offrono il pasto ai passanti, che si siedono su degli sgabelli che le donne portano con sé.
I molteplici Servizi di SEWA tendono a coprire tutti i bisogni che le donne esprimono per svolgere al meglio la loro attività, perché possano avere un reddito che permette loro di gestire la famiglia. Normalmente non possono contare sul marito, o sul compagno, questi, quando lavora e guadagna, tende a spendere per se il ricavato. La direttrice della banca SEWA ci diceva che abitualmente le donne mettono i loro risparmi alla banca ed aprono due conti: un conto che può essere mostrato, e conosciuto dal marito, o compagno, ed un conto segreto che gestiscono per eventi particolari: malattia, funerali, matrimoni. Le donne sono tutte molto attive; dignitose e chiare nella gestione della famiglia; il loro obiettivo è sempre l’aiuto ed il sostegno alla famiglia; raramente pensano a se stesse.
Da parte delle Responsabili SEWA abbiamo riscontrata una buona capacità di ascolto dei bisogni e una grande capacità organizzativa per dar vita a servizi capaci di portare risposta. Quotidiana è la consultazione e lo scambio tra i membri per poter mantenere viva la rete. Uno degli obiettivi delle Responsabili è quello di rafforzare la rete nel suo funzionamento, ed in secondo tempo viene l’obiettivo di allagare la stessa ad altri membri ed in altri Stati.

Un pensiero su “SEWA – una Rete femminile in India


  1. Trovo questo articolo molto interessante perché entra nel vivo di un’esperienza concreta e costruttiva che ha saputo articolarsi ed espandersi nel corso degli anni, mostrando flessibilità nelle soluzioni e mantenendo lo slancio iniziale – risultato non sempre facile per questo tipo di iniziative.
    Purtroppo, a quanto leggo, la presenza di questi microcosmi, dove le donne possono cambiare la propria vita e riacquistare fiducia in se stesse, non sembra smuovere minimamente la cultura delle caste, che riserva tutti i privilegi al 15% della popolazione.
    Però i figli di queste donne vanno a scuola, e questo fatto permette di sperare in una lenta ma progressiva evoluzione culturale, che potrebbe essere favorita anche dalle moderne tecnologie informatiche, attraverso cui possono circolare notizie, informazioni e modelli di rapporti sociali alternativi.

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