Sicurezza: “Decreto bis”, luci e ombre.

Adriana F.
25-06-2019

Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri l’11 giugno scorso, ha aggiunto nuove norme al primo Decreto sicurezza: in tutto diciotto articoli relativi all’ordine pubblico e al contrasto dell’immigrazione clandestina. Poche e lievi le modifiche apportate dopo le osservazioni di numerosi giuristi e le raccomandazioni del Presidente Mattarella.

Sbarchi e stranieri irregolari
Come primo cambiamento, non si parla più di “passaggio di competenze” al ministro dell’Interno sul traffico navale e gli sbarchi, ma si precisa che le decisioni in proposito saranno prese dal ministro dell’Interno in accordo con i ministri della Difesa e dei Trasporti e dandone informazione al presidente del Consiglio dei ministri. Con queste limitazioni il ministro dell’Interno, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, potrà dunque “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale”.
Altri lievi cambiamenti riguardano i termini usati nel testo di legge: la parola “migranti” è stata eliminata dall’articolo 2 e il termine “multe” è stato sostituito dall’espressione “sanzione amministrative”, più appropriata, ma che non cambia lo spirito della legge. È diminuito, però, l’ammontare delle sanzioni per chiunque soccorra persone in mare senza rispettare il divieto di ingresso: da 10.000 a 50.000 euro e confisca della nave in caso di soccorsi reiterati (mentre nel primo testo si parlava di 3.500 euro per ogni migrante trasportato).
Restano sostanzialmente uguali le altre norme che qui riassumiamo.
Per contrastare chi favorisce l’immigrazione clandestina è previsto il ricorso ad agenti stranieri per “operazioni di copertura” sul territorio nazionale, finanziate con un budget crescente dal 2019 al 2021.
Viene inoltre istituito un fondo (inizialmente di due milioni di euro) per finanziare interventi o intese di cooperazione con Stati non appartenenti all’Unione europea, con l’obiettivo di far riammettere in quei paesi i soggetti irregolari presenti sul nostro territorio.

Manifestazioni pubbliche ed eventi sportivi
Nel mirino del decreto ci sono anche le manifestazioni pubbliche, rispetto a cui vengono introdotte nuove norme antisommossa. Per esempio, sarà punito con la reclusione da 2 a 3 anni e un’ammenda da duemila a seimila euro chi partecipa a una manifestazione usando un casco protettivo o qualsiasi altro mezzo che renda difficile il riconoscimento della persona, mentre chi lancerà oggetti contro gli agenti rischierà fino a 4 anni di carcere.
Un’altra norma riguarda la violenza negli stadi e nelle manifestazioni sportive in luogo pubblico: chiunque utilizzi strumenti pericolosi o nocivi (bengala, petardi, fumi, gas urticanti o oggetti contundenti di qualsiasi tipo) sarà punito con la reclusione da 1 a 4 anni. Ai club è anche vietato dare contributi, biglietti o facilitazioni di qualsiasi natura a chi è incluso negli elenchi DASPO e ai condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive.
Confermata, infine, la norma “spazzaclan” che prevede l’assunzione di 800 uomini e donne di personale amministrativo per gli uffici giudiziari (per 28 milioni di euro), con il compito di mandare in carcere chi è stato condannato in via definitiva, ma è ancora in libertà per mancanza di personale nei tribunali o per lunghezze burocratiche.

Le due ultime norme sono del tutto condivisibili e, nel caso funzionassero, potrebbero portare a un ridimensionamento del fanatismo sportivo estremo e del numero di condannati che circolano a lungo liberamente a causa dell’inefficienza burocratica. Molto discutibile, invece, è la normativa sugli sbarchi, non a caso criticata in maggio dagli esperti di Diritti umani delle Nazioni Unite. I quali hanno invitato il nostro governo a bloccare la proposta che prevede “multe per chi soccorre migranti e rifugiati in mare”, perché il “diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale”. La nota esorta le nostre autorità a non mettere in pericolo la vita di migranti, richiedenti asilo e vittime dei trafficanti di persone con politiche migratorie restrittive che “servono solo ad aumentare la tratta di esseri umani”. Criticato anche il divieto di accesso ai porti italiani per le navi di organizzazioni non governative che salvano persone in pericolo al largo delle coste della Libia. Viene infine ribadito il timore che stigmatizzare i migranti come “possibili terroristi, trafficanti e contrabbandieri”, senza fornire prove, finirà con l’aumentare il clima di odio e di xenofobia nel nostro paese.
Tutto vero. Peccato che la nota dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU sia stata ignorata dal legislatore e quasi sbeffeggiata da esponenti del nostro governo…

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