Speranze perdute … forse no.

Eraldo Rollando
27-11-2018
Arriva da Padova la notizia ; non è una notizia da libro Cuore e non strappa le lacrime, è una di quelle che immediatamente allargano il cuore e rimandano a immagini di un futuro meno denso e nebbioso di come, oggi, ci pare di intravedere.
24 bambini della terza classe della scuola primaria “Alessandro Manzoni” di Baone(Padova), a un “tiro di voce” da Este, si sono messi ordinatamente in fila per farsi vaccinare contro l’influenza. Con loro le maestre e buona parte dei genitori che, nella loro totalità e assieme alle insegnanti, hanno dato il benestare.
L’obiettivo? Quello di alzare un “muro” di protezione ad una loro compagna di classe, felicemente guarita e rientrata dopo un anno di cure oncologiche che l’hanno resa temporaneamente immunodepressa e suscettibile di essere colpita dai virus dell’influenza stagionale.
Per evitarle i seri rischi di un contagio, tutta la classe decide di vaccinarsi e creare quello che i medici definiscono “l’immunità di gregge”. Non c’è che dire: un bel gregge; un gregge formato da uomini e donne “in erba” che non può non fare pensare allo spirito di solidarietà e di reciproca accoglienza che famiglie e maestre, altrettanto unite, hanno fatto crescere in loro.
E, per contrasto, capita di pensare all’assiduo tambureggiare di una politica continuamente occupata a lanciare segnali di divisione con romboanti parole del tipo “non passeran …”, a lanciare proclami sul “prima gli italiani”, a chiudere i porti al “nemico”, in mezzo a una dilagante cultura dell’odio, che semina intolleranza e razzismo, dalla quale nessun Paese di questo mondo lacerato sembra potersi salvare.
La vicenda di questi 24 uomini e donne “in erba” fa pensare. Fa pensare al lieve soffio della bontà; a quella parola che sembra ormai passata di moda e che quasi ci si vergogna a pronunciare.
Come non essere d’accordo con il direttore generale dell’azienda ospedaliera padovana che, con soddisfazione, ha dichiarato: “In un mondo spesso concentrato sull’interesse personale, questi bambini insieme alle loro famiglie e ai loro insegnanti ci insegnano molto”.
Che dire? La bontà e la solidarietà non hanno bisogno di essere spiegate, da sole,alla lunga e con passo felpato, mettono in crisi ogni idea di “… basto a me stesso”. Occorre aspettare e, soprattutto, non mollare mai le redini di un cavallo che sembra imbizzarrito.
Utopia? Piace sperare di no.

 

Notizia segnalata da: www.bravibimbi.it, quotidiano Avvenire ed. 20/11/2018, www.ilgiornale.it

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