Sulla Scuola

Laura Mazza
13 giugno 2015

Non appartengo al mondo della scuola, ma come tutti sono andata a scuola. Anche io al mio tempo non avevo voglia di scuola. Era un obbligo che qualche volta mi disturbava, gli orari, i compiti, le valutazioni non sempre accettate soprattutto se chi le propinava non era del tutto gradito. In effetti, le varie discipline che fanno parte del corso di studi passano attraverso la personalità dei professori e l’entusiasmo che loro stessi hanno nel comunicare le loro conoscenze. E’ una componente importantissima ma non sempre è un patrimonio di chi si prefigge di insegnare. Forse è la storia del mondo, ma per imparare e amare qualcosa bisogna sentire la felicità di chi ti parla, a prescindere dai giudizi critici che a volte possono anche essere necessari. Ma non è questo il punto. Il motivo di questa riflessione è: quale ruolo ha la scuola nella vita di ognuno? Sono rimasta molto colpita da una trasmissione televisiva dove un gruppo di ragazzini doveva esprimere un parere su un argomento sociale di cui avevano già parlato in classe, ebbene, i ragazzini provenienti da altri Paesi mostravano una grande capacità nell’esprimersi, erano stati molto attenti durante la spiegazione ed erano parecchio motivati a mostrare come il fatto di andare a scuola fosse di per sé un riscatto sociale. Purtroppo non ricordo quale fosse l’argomento, ma l’impressione avuta mi è rimasta bene impressa. I nostri ragazzini hanno molte più possibilità di chi, da straniero, vive in un contesto dove difficilmente si parla la lingua del Paese ospitante e spesso subiscono il fascino di un immaginario collettivo che li vuole distratti e contrari alla scuola di qualunque ordine sia. La scuola ha la funzione di dare a tutti una cultura di base lo dice anche la Carta Costituzionale agli articoli 33 e 34, ma anche l’articolo 3 recita della necessità di rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Cosa ci è successo? La nostra Costituzione parla di dignità, di libertà, di lavoro. L’articolo 4 dice: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Ma è successo che nel corso del tempo l’economia e la politica hanno sottratto ai cittadini molte istanze, e hanno sottratto la dignità di ottenere un lavoro per le proprie capacità e non per le clientele, e questo i ragazzi lo sanno. La scuola non li prepara per un lavoro, non consegna qualità culturali da potere spendere nella propria realizzazione e pochi sono gli spazi che rimangono per farne dei cittadini consapevoli. La Nuova Scuola, il DDL del governo Renzi non risolve molto dei problemi attuali della scuola, non salda la necessità di conoscenza e di cultura necessari per capire cosa siamo e da dove veniamo e nemmeno risolve il problema della preparazione ad un eventuale lavoro. Un articolo recente (Il Sole 24 ore del 12/6/2015 Flavia Foradini) racconta di un progetto che dovrebbe garantire l’insegnamento di lingue europee attraverso l’apprendimento di discipline come storia, diritto, fisica, chimica ma che incontra una quantità di difficoltà che lo rende quasi inapplicabile. La scuola deve cambiare, deve modernizzarsi ma non deve perdere la sua funzione primaria quella cioè di creare un solido punto di partenza che poi sarà lo stesso studente che da adulto utilizzerà con la consapevolezza di essere un cittadino destinatario di diritti e di doveri.

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