Un Islam europeo è possibile?

Eraldo Rollando
11 aprile 2016

Chissà se è un sogno o diverrà realtà.
C’è una forte esigenza di cercare e di trovare quella moderazione che a molti, o forse ai più, sembra non esistere e, se esiste, si trova nascosta in animi impauriti dall’estremismo.
I fatti tragici di Parigi e Bruxelles, per non parlare dei non lontani da noi, sia fisicamente che nel tempo, di Madrid e Londra, ci spingono alla ricerca di chi, all’interno del mondo islamico, possa fare prevalere la voce della moderazione.
Tra coloro che negano l’esistenza di un Islam moderato si incontra Domenico Quirico, noto giornalista del quotidiano La Stampa che ultimamente ha dato alle stampe il suo nuovo libro “Il Grande Califfato” (Editore Neri Pozza).
Le sue argomentazioni sono basate sia sull’esperienza fatta durante il suo rapimento in Siria, dove è rimasto nelle mani dei ribelli per cinque mesi, sia attraverso i contatti avuti per essere stato “sul posto” a vedere delle cose, anche se le stesse erano una parte minimale della realtà.
In un’intervista del 24 settembre 2013 al settimanale Tempi, prima dei gravi eventi europei, ma dopo quelli in Siria, Pakistan, Nigeria, Egitto e Kenya, ebbe a dichiarare:
“… noi non ci accorgiamo che … l’Islam moderato ed educato che ci piace tanto è una piccola percentuale di élites collegate all’Occidente. Mentre la maggioranza è un’altra cosa.”
Così non la pensa una piccola e coraggiosa pattuglia di intellettuali tedeschi, di origine mussulmana, che a Monaco di Baviera sta tentando la via della Cultura, per fare crescere nei loro studenti universitari, in particolare di fede islamica, una nuova immagine dell’Islam.
Ce lo racconta Angelo Paoluzzi (*) in un articolo dal titolo “L’Islam moderato si impara in Germania” apparso sul quotidiano Avvenire del 9 aprile 2016.
La popolazione scolastica di origine islamica, che frequenta scuole tedesche, è composta da circa 750.000 ragazzi e ragazze.
Ahmad Mansouri, psicologo, è nato in Israele da genitori palestinesi. Lavora e vive a Berlino sotto protezione della polizia per le minacce degli estremisti che lo accusano di essersi distaccato dalle idee di odio verso Israele e di avere abbracciato la causa del “moderatismo”.
In un’intervista di qualche tempo fa a Der Spiegel ebbe a dire: ”la lotta contro l’islamismo non comincia soltanto in Siria. Questa lotta comincia prima di tutto dalle nostre scuole”.
E così, non solo in Germania ma anche in Austria, si va diffondendo l’idea di partire da lì. Dalla scuola, dove è possibile sviluppare un pensiero critico sull’Islam che permetta di superare il “generale analfabetismo religioso … e il gigantesco deficit di conoscenza presso tanti che parlano di Islam”
Per questo modo di pensare e concepire la sua religione, Mouhamad Khorchide (**), capofila di questa coraggiosa pattuglia di uomini di cultura tedeschi, vive sotto scorta, come quasi tutti suoi colleghi.
In Germania, così come in altri paesi, l’interpretazione della fede e la formazione delle nuove leve veniva e viene lasciata agli Imam delle moschee.
Da alcuni anni il governo, con lo scopo di evitare la formazione di ghetti contrari ai principi di uno stato democratico, sotto la spinta di intellettuali mussulmani più liberali, ha deciso di avviare apposite iniziative universitarie.
Nei passati cinque anni di insegnamento religioso dell’Islam, nelle cinque università tedesche che hanno aderito al progetto, hanno partecipato ai corsi 1800 studenti, parte dei quali ora già laureati. Per alcuni si avvicina il momento di diventare a loro volta docenti di religione nelle scuole tedesche. Non sarà facile. La mentalità prevalente tra gli islamici resta sempre “è proibito esprimersi sul Corano”.
C’è chi nutre dubbi sulla loro possibilità di insegnamento di fronte a tali chiusure ideologiche, ma Mouhamad Khorchide è più ottimista; pur non negando che sarà necessario attendere un po’ di tempo, che non sarà breve, insiste sull’università come luogo per studiare e approfondire la fede.
Avvenire segnala che, nonostante tutte le difficoltà al nuovo approccio, qualche cosa comincia a muoversi, se è vero che in un recente sondaggio svolto in Germania quasi il 90 per cento dei mussulmani sunniti identifica nella democrazia una buona forma di governo.
Sulla bontà dell’approccio universitario all’Islam moderato Khorchide sta raccogliendo i primi frutti dall’estero. Stando sempre alle notizie di Avvenire, il ministero nigeriano delle scienze ha stipulato una convenzione per formare i suoi Imam a Monaco di Baviera e l’università islamica Al-Azhar lo ha invitato al Cairo.
Con ciò, manifestando i due paesi un forte interesse alle sue teorie e alla necessità di un Islam più umano.
C’è da aggiungere, inoltre, che nell’Assia, uno dei 16 stati federati della Germania, da più di un anno sono stati istituiti corsi per gli alunni della scuola primaria equiparando così di fatto l’insegnamento dell’Islam ai già presenti corsi di insegnamento Protestantesimo e Cattolicesimo
Certo, sono germogli ancora piccoli. Ma cosa sarebbe l’uomo senza la speranza? Solo grandi uomini con grandi idee possono compiere grandi imprese. E questa la è.

(*) Angelo Paoluzzi – Giornalista, voce storica del quotidiano Avvenire e direttore del quotidiano nel 1981. Attualmente è docente e coordinatore della Scuola di giornalismo alla Lumsa di Roma, cura una rubrica culturale per Radio Vaticana e collabora con varie testate giornalistiche.

(**) Mouhamad Khorchide – Responsabile del Centro per la teologia islamica, professore di educazione religiosa islamica e Vice Direttore del Centro per gli studi relativi alla religione – Università di Monaco.

2 pensieri su “Un Islam europeo è possibile?


  1. Non so se la mia risposta è inerente alla domanda, mi spiego:
    parto dal mio pensiero che è: senza -religione- o meglio senza -fede. E’ possibile vivere?
    Io, sono laica e la mia scelta è una risposta di – possibile.
    Difficile ma possibile.
    La ragione è che ogni -religione- ha necessita’ di darsi dei dogmi di verita’ e poichè io non ci credo alle verita’, in assoluto ma solo alle possibili spiegazioni sul -mistero che ci circonda… non mi va di avvallarne una. (vedi credere in Dio o in Maometto o Budda o altro)
    Credo questo si, nella cultura nella pacifica convivenza, nel bene comune. Ma senza che questo sia in nome di…
    Forse non ho risposto alla domanda, ne sono consapevole. Ma tantè.


  2. Buona notizia! Coltiviamo la speranza che i mussulmani europei possano agevolare una svolta moderata nell’interpretazione del Corano, visto che devono necessariamente adattare la loro religiosità ad un ambiente diverso da quello d’origine. Del resto non è estranea alla storia dell’Islam la convivenza pacifica con le religioni del Libro (ebraica e cristiana).
    E se anche nelle nostre scuole si facessero studiare gli elementi fondamentali delle religioni presenti nel nostro paese, diverse dal cattolicesimo?

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