Una sicurezza che non rassicura

Adriana F.
29-05-2019
Il Decreto sicurezza è diventato legge, nonostante le riserve espresse dai più autorevoli giuristi italiani e (tardivamente) dal Presidente della Repubblica. In esso, come è noto, i maggiori cambiamenti riguardano diverse restrizioni in tema di sbarco, accoglienza, permessi di soggiorno ed eventuali rimpatri di stranieri e rifugiati.
Siamo dunque più sicuri adesso? Qualcuno penserà di sì, soprattutto se abita in zone periferiche o già problematiche per altre ragioni. Ma lì il degrado e l’abbandono erano presenti molto prima dell’arrivo dei migranti. Nessuno ricorda che in certi quartieri la microcriminalità (nostrana) era già di casa negli anni ’60 e ’70? E ci si è chiesti come mai molti extracomunitari sono finiti proprio in quel contesto, invece di essere equamente distribuiti con efficaci percorsi di inserimento in diverse aree delle città e dei paesi?
“Gli stranieri extracomunitari vengono qui a delinquere”, dicono i governanti che hanno voluto la legge, e con questi discorsi la paura del tempo presente trova un “colpevole” da additare come responsabile. Nessuna novità: ai tempi della peste si inventavano gli “untori” e qualche decennio fa si diceva (ironicamente) “Piove, governo ladro!”
Dati alla mano, invece, non risulta vero che i reati siano aumentati con l’arrivo dei migranti. In un’analisi delle statistiche nazionali sui reati, Luca Misculin ha constatato che nessuna delle ricerche esistenti “sostiene un legame diretto fra l’aumento dell’immigrazione avvenuto in Italia negli ultimi anni e i reati commessi nel nostro paese, e alcune lo smentiscono esplicitamente”. (Il Post, maggio 2018) Infatti fra il 2007 e il 2015 il numero degli stranieri residenti in Italia è passato da circa 3 milioni a oltre 5 milioni, ma negli stessi anni tutti i principali reati risultano diminuiti e le denunce di delitti – i reati più gravi – sono passate da 2,9 milioni a 2,6. Allo stesso modo sono diminuite anche le rapine e le violenze sessuali.
Vero, però, che il numero degli immigrati detenuti nelle nostre carceri è consistente. Quello che però non si dice, spiega in uno studio Francesco Palazzo, docente di Diritto penale all’università di Firenze, è che molti detenuti stranieri, al contrario degli italiani, raramente possono accedere alle misure alternative al carcere, come gli arresti domiciliari o l’affidamento ai servizi sociali. Ciò accade innanzitutto perché pochi di loro possono pagare un buon avvocato e devono accontentarsi di una difesa d’ufficio, ma anche perché il più delle volte non hanno i requisiti richiesti (una casa, un lavoro, ecc) per ottenere tali misure.
Vero anche il fatto che la percentuale di stranieri arrestati o denunciati, rispetto al loro numero complessivo, è proporzionalmente più alta di quella degli italiani. Ma in molti casi (28.000 secondo le stime ISTAT, pari al 20,6% nel 2009) l’arresto e la denuncia non riguardano azioni criminose come furti, rapine o delitti, bensì reati di presenza clandestina sul territorio italiano o false dichiarazioni a un pubblico ufficiale sulla propria condizione. Il che riduce sensibilmente la percentuale di stranieri che commettono reati gravi che possono intimorire i cittadini italiani.
Oltre a ciò, uno studio del 2016 di Confcommercio (ente non sospetto di “buonismo” o di “sinistrismo”) rilevava che la grande maggioranza dei reati attribuibili agli stranieri veniva compiuta dagli stranieri irregolari, le cui condizioni di disagio possono, in effetti, indurre ad azioni o lavori illegali in nome della sopravvivenza – come potrebbe accadere anche ai i nostri connazionali se non avessero né lavoro, né casa, né assistenza, e nemmeno prospettive per il futuro.

Nonostante l’oggettività dei dati e l’inconsistenza degli slogan, credo che molti italiani si sentano davvero rassicurati dalle restrizioni e dai limiti posti nei confronti di rifugiati e stranieri in cerca di lavoro. Eppure questa sicurezza, da qualunque parte la si guardi, ha le caratteristiche di una pia illusione, più che di una realtà. Con la riforma degli Sprar e l’esclusione da alcune forme di accoglienza per i richiedenti protezione internazionale, spiega Matteo Biffoni, ricercatore dell’ISPI, «entro il 2020 in Italia avremo 60mila nuovi irregolari. Da aggiungersi agli oltre 70mila nuovi irregolari nello scenario di status quo. Totale: 130mila nuovi irregolari in Italia». (Avvenire) E inevitabilmente aumenteranno le “zone grigie”, non regolamentate dalla legge, nelle quali finiranno per disperazione questi nuovi emarginati. Non si tratterà solo di lavoro nero super-sfruttato (già oggi molto diffuso e impunito), ma anche attività illegali come lo spaccio di stupefacenti, la vendita di prodotti contraffatti o di contrabbando e via dicendo. Un pericolo, questo, ampiamente denunciato dalle associazioni antimafia, preoccupate che la minaccia di rimpatrio e la mancanza di lavoro portino nuove leve a basso costo al crimine organizzato.

Qualche altra domanda vorrei porre, infine, ai “fan” della sicurezza, questa volta in tema di legittima difesa. Sebbene per molti osservatori la nuova legge sia “più fumo che arrosto” e abbia introdotto solo alcune modifiche alla normativa precedente, il dibattito che ne è scaturito ha prodotto un ampio frastuono di titoli e commenti sui giornali e in tv. Un tale scalpore ha favorito (anche in questo caso) l’emergere di istinti ben poco nobili, che solo la ragione e il buon senso tengono normalmente sotto controllo. Ne ho preso atto ascoltando vari discorsi della gente nei bar e sugli autobus. E non dubito che qualcuno abbia già pensato di acquistare qualche strumento efficace per difendersi dai malviventi italiani e stranieri.
Ma siamo davvero più sicuri adesso che è un po’ più facile dotarsi di un’arma? Sicuri che in caso di lite furibonda in famiglia, uno dei litiganti non pensi di usare l’arma che ha in casa? O che uno dei nostri ragazzi, in un momento di sconforto, non sarà tentato di imitare i coetanei d’oltre oceano, autori di inspiegabili massacri? O che qualcuno, inseguendo un ladro, non sbagli mira e colpisca un passante che sta portando a spasso il cane? Sicuri che i ladri più sprovveduti, un tempo pronti a squagliarsela se qualcosa andava storto, adesso non diventeranno molto più aggressivi per non rischiare di essere ammazzati?
Se la risposta è sì, forse significa che abbiamo visto troppi film western in tenera età. Personalmente mi auguro che i discorsi “da bar” ascoltati nei mesi scorsi siano solo boutade pronunciate per far colpo sull’uditorio, e che alle parole non seguano i fatti.

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