Venezuela oggi, che succede?

Giulia Uberti
12-07-2017
Le notizie sui giornali italiani, europei e internazionali, relative alla situazione del Venezuela, da un po’ di tempo si rincorrono, con tagli diversi, sempre preoccupanti; esse si impongono all’opinione pubblica. Numerose, e molto diverse, nella loro interpretazione dei fatti le fonti locali: questo ci induce ad una più attenta riflessione su quanto sta succedendo in quel Paese e in America Latina.
Risulta da più parti che in Venezuela mancano beni di prima necessità; code interminabili davanti ai negozi e ai supermercati. Le manifestazioni si susseguono, e moltiplicano, con la richiesta che

Il Presidente Maduro
Il Presidente Maduro

il Presidente Maduro lasci la sua carica e che il Paese arrivi alle elezioni. Secondo la lettura di molti giornalisti e/o specialisti politici appare un Paese che si avvia, più o meno rapidamente, verso la guerra civile.
In un articolo apparso su Repubblica (21.04.2017), a firma di Omero Ciai leggiamo della  “ Battaglia di Caracas”. Nel suo articolo ci descrive una situazione catastrofica, dove nel Paese stremato, scoppia la rabbia. “… Petare, una delle aeree più povere di Caracas, quando Chavez vinse le elezioni (1998) era un bastione rivoluzionario, oggi non lo è più. Tale cambiamento è ritenuto il segno più importante dopo l’elezione di Maduro. … nel 2014, al momento della prima rivolta, erano soprattutto gli studenti universitari a scendere in piazza, ora il malcontento, include quanti a suo tempo appoggiarono l’avventura bolivariana, oggi, questi stessi, gli voltano le spalle. …
Il Pil è crollato del 14% e l’inflazione ha raggiunto livelli molto alti, superando il 400%. E’ colpa del crollo del prezzo del petrolio, unica risorsa, ma anche delle politiche economiche sbagliate e della corruzione”.
Questo stato di cose fa si che l’opposizione allarghi il bacino dei suoi aderenti; soprattutto perché il regime non riesce più a soddisfare i bisogni minimi della parte più povera della popolazione, la stessa che era appoggiata da Chavez con le sue politiche di assistenza statale. Sempre di più la Mud (Mesa de Unidade Democratica) è attore principale delle rivolte; uno dei leader è il governatore dello Stato di Miranda Henrique Capriles, che si è lanciato in strade e piazze con manifestazioni sempre più dure contro il governo, egli pensa di essere alla fine di questa lunghissima crisi.
Da parte sua il Governo sembra intenzionato a posporre le elezioni, che l’opposizione chiede con insistenza; l’intento è di “recuperare” un dialogo che possa rappacificare il Paese riportandolo, con la “fine della crisi” alle elezioni”.
Sempre su Repubblica, è ancora Ciai che il 15.05.2017 ci descrive, in un articolo che chiama

Scontri a Caracas
Scontri a Caracas

“La Notte di Caracas”, una città con le strade trasformate in un terreno di battaglia campale infinita. Il Regime di Maduro afferra il potere con un colpo di mano. La notte del Venezuela non è finita e dalla sua lettura Omero Ciai pensa, e scrive, che, “ la rivoluzione di Hugo Chavez iniziata 20 anni or sono, si sta spegnendo sanguinosamente”.

Quanto più il capitalismo è sviluppato quanto più grande si verifica essere l’ insufficienza di materie prime, quindi sempre di più sorge l’esigenza di trovare la fonte di materie prime in tutto il mondo e, di conseguenza la lotta per l’acquisizione di colonie.” Sono parole che, a suo tempo scrisse Lenin ne “L’Imperialismo fase suprema del capitalismo”.
 Toda dignidad, todo orgullo, reside en la independencia, estar manipulado es estar esclavizado”.
(Traduzione: Tutta la dignità, tutto l’orgoglio, risiedono nell’indipendenza, essere manipolati è essere schiavizzati.) Che Guevara.

Proviamo anche a sentire qualche voce dissonante, che viene dal Sud del mondo
Da: Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana (clicca per accedere)
(circa 2 mesi fa, notizie + foto)
Arrestati alcuni responsabili del saccheggio di un supermercato durante i violenti disordini. Il fatto che i soggetti abbiamo rubato solo costosi liquori e birra, mostra che si tratta di delinquenza e non di “emergenza umanitaria per fame”.

Da: La Iguana Tv  (clicca per accedere)
No son protestas pacíficas, son actos terroristas para agredir a un pueblo que quiere Paz. Así fue asediada anoche nuestra sede del @innvzla
(Traduzione: non sono proteste pacifiche, sono atti terroristici per aggredire un popolo che chiede la Pace. Così venne assediata nella notte la nostra sede del @innvzia)

Da: Rebéllion.org  (clicca per accedere)
due articoli:
Atilio A. Boron ,
sociologo argentino dell’Università di Harvard, nel suo articolo “Venezuela e la guerra civile” possiamo leggere “… Secondo la guida tracciata dagli esperti e strateghi della CIA specializzati nello destabilizzare e demolire governi, in Venezuela la controrivoluzione produce un “salto di qualità” nello scaldare le strade, come fase iniziale di un processo; poi, si passa a una guerra civile non dichiarata, ma come tale attuata con inusuale ferocia. Gli attacchi a scuole, ospedali infantili e maternità ; la distruzione di una serie di autobus; i saccheggi e gli attacchi alle forze dell’ordine, inermi con i loro cannoni ad acqua e gas lacrimogeni davanti alla ferocia dei mercenari della sedizione; il linciaggio di un giovane al grido di “chavista e ladro” sono i sintomi inequivocabili che in Venezuela il conflitto ha camminato fino ad arrivare ad una guerra civile che già infesta varie città e regioni del Paese. Se mancava qualcosa per cadere in pieno nell’inedita gravità della situazione e della determinazione delle forze sediziose a consumare i loro disegni fino alle ultime conseguenze, si constati come “ l’emblematico incendio della casa natale del Comandante Hugo Chávez Frìas metta una dolorosa fine a qualsiasi speculazione in merito”.
… A. Boron prosegue “Sarebbe ingenuo, e suicida, pensare che la dinamica di questo affronto concepito per generare una crisi umanitaria devastante possa essere altra cosa che il prologo per un “intervento umanitario” del Comando Sud degli Stati Uniti. Questa minaccia esige da parte del governo bolivariano una risposta rapida, perché nella misura che il tempo scorre gli eventi andranno peggiorando. L’unica attività sensata, e razionale che resta al governo del presidente Maduro è quella di procedere ad una energica difesa dell’ordine costituzionale vigente e mobilitare le sue forze armate per fermare la controrivoluzione e restaurare la normalità della vita sociale. Il Venezuela, non solo è oggetto di una guerra economica, una brutale offensiva diplomatica e mediatica, che fino ad ora, con una guerra non convenzionale ha lasciato a terra alcune centinaia di morti e prodotto ingenti danni materiali. Diceva José J. Martì, (eroe politico cubano) “ … e se una forza sociale dichiara una guerra contro il governo, da questo si esige una risposta militare. Il tempo delle parole è terminato e i suoi risultati sono visibili”.
Romon Pedregal Casanova ,
scrittore e giornalista spagnolo, nel suo articolo del 25.05.2017, possiamo leggere come: “Le forme di attacco e della dominazione sociale non sono molto nuove, nuovo è il periodo di dominazione globale che stiamo vivendo. In Venezuela l’impero sta mettendo in pratica i sistemi di agitazione e rivolta criminale contro il popolo che cerca di avanzare in una società di ripartizione più equa e giusta in relazione alla propria ricchezza.
I sistemi di attacco mediatico pongono in prima fila dei franco-tiratori, che con un linguaggio appropriato riescono a confondere, a generare paura e a inculcare nelle gente per bene idee e comportamenti che li converte in nemici di se stessi come collettività fino a favorire la guerra dell’impero contro il popolo che si pretende indipendente. L’importanza dei mercenari informativi è di peso, queste persone lavorano sotto copertura, come “servizio informativo” in modo che, nella fase successiva, gli stessi franco-tiratori pontificano come se non servissero ad alcun interesse, come se non avessero una ideologia propria e diversa, da quella del guardare, parlare e scrivere.
I 18 anni di progresso in Venezuela, le realizzazioni fatte malgrado i tanti ostacoli interni ed esterni, i desideri del popolo e i suoi progetti di vita hanno generato nei lavoratori, con Maduro in testa, l’unità contro la quale il Paese resiste alle mani che finanziano i mercenari. Le minacce di intervento del regime statunitense , gli attacchi di guerra dei media: tutti mirano a demoralizzare le forze rivoluzionarie, a mettere un freno al progetto di cambiare quello che deve essere cambiato, al solo fine di preparare la testa delle persone, per far si che la macchina della guerra statunitense incontri la minor resistenza possibile, al crimine imperiale, dentro e fuori il Venezuela. Se questo momento arriva, allora, i franco-tiratori raddoppiano i loro sforzi, sperando nel raddoppio della paga proveniente dal regime globale. Inoltre si aggiungono altre forze oligarchiche vicine a scaldare la frontiera venezuelana, cercano di stabilire altre relazioni. I franco-tiratori dei media hanno come missione di bombardare attraverso notizie che giustificano, mediante informazioni televisive, radio, giornali e riviste, presso la classe operaia del mondo la necessità di un cambio sociale più giusto. Questo è il lavoro nel quale sono impegnati i media imperiali.
Una domanda si impone: il Venezuela, e il governo bolivariano, è imperialista? Non si appropria del capitale di altri paesi, non interviene militarmente in altri paesi, non blocca finanziariamente altri paesi. E, se non invade, non asfissia, non assedia … che fa? Esso, nel tempo ha tentato di cambiare la realtà antica della disuguaglianza, ha fatto sì che il Venezuela potesse essere uno dei tre paesi più ugualitari dell’America latina; questo ha migliorato la vita delle classi lavoratrici/ operarie, e ancora, pur non essendo un potere economico, costruisce e distribuisce a chi da sempre fu impoverito dal sistema. Il governo bolivariano, essendo nato dal popolo, dai lavoratori, sa che, o resiste la guerra economica alla violenza criminale dei mercenari dell’impero nelle strade continuando a resistere a questo mostro nello scenario internazionale e mediando per un’unità dei popoli sudamericani per costruire una sola patria di fronte al battaglione imperiale dei media, o questi agenti franco-tiratori di guerra, che diffondono immagini e scritti che nascondono la verità, saranno quelli che aprono la porta all’invasore. Per la realizzazione di questo lavoro, ogni giorno 29 mercenari ricevono la sporca funzione di tante mani sudice che li pagano per aver fatto campagna informativa”.

Una voce autorevole fa il punto sulla crisi del governo Maduro : François Houtart (* 1)

Francois Houtart
Francois Houtart

Ci commuove la lettura del suo ultimo articolo del 29.05.2017, pubblicato su Alainet.org  (clicca per accedere)
In “ Il Venezuela di oggi e di domani” F. Houtart ci offre una lettura dei fatti e della situazione nel paese
Venezuela, ripartire da sinistra: America Latina. « Il nodo sta nella ricostituzione di un progetto di sinistra, non nel suo adattamento».
Secondo F. Houtart … “in Venezuela, come in tutti i Paesi post-neoliberali dell’America latina, si tratta di rifondare il progetto di sinistra e non solo di adattarlo. E’ l’Unica maniera per essere fedeli al progetto originale di emancipazione popolare di organizzazione della società che suscitò tante speranze e tanta ammirazione nel mondo intero. E’ inoltre il cammino per uscire progressivamente dalla rendita del petrolio, frutto di una produzione altamente distruttiva dell’ambiente e in totale contraddizione con il progetto”.
“L’idea di una revisione costituzionale su basi più popolari è buona, in linea di principio, ma implica l’avvio di un processo di media o lunga durata, laddove i problemi attuali sono da affrontare nell’immediato. Prima della conclusione del processo, si corre il rischio che le persone siano sopraffatte delle difficoltà della vita quotidiana. Queste ultime sono determinate innanzitutto dal boicottaggio e dalla speculazione del capitale locale e dell’imperialismo, ma anche dai problemi tipici delle fasi in cui scarseggiano i beni di prima necessità: mercato nero, accaparramento delle merci, modifiche nell’assetto produttivo in funzione della domanda e dell’offerta, degli intermediari, ma anche della corruzione dei funzionari statali”.
. … la caduta del governo di Maduro significherebbe l’ emergere di un Macrì (Argentina) o di un Temer (Brasile), cioè di un regime antipopolare: per questo si deve difendere la sua legittimità fino alla fine del suo mandato. D’altra parte, l’uso della violenza da parte dell’opposizione ha raggiunto livelli inauditi: distruzione di edifici pubblici ( tra le altre cose: un ospedale e un locale dell’aviazione civile); un giovane bruciato vivo e l’uso di escrementi umani, di fronte alla forze dell’ordine, che hanno la proibizione di utilizzare armi letali. Per la loro natura i media di comunicazione amplificano la realtà come espressione della destra, dando l’impressione di un caso generalizzato, mentre la vita quotidiana continua in mezzo alle difficoltà. I servizi pubblici, come gli autobus, la raccolta dell’immondizia nelle strade, funzionano. In verità, la scarsità di medicinali nel settore salute, a corto termine, può essere drammatica, la mancanza di benzina può bloccare la disponibilità dei veicoli. Il 21 maggio l’opposizione lanciò uno sciopero nazionale: di fatto in Caracas, la città non si paralizzò e la vita continuò il suo corso.
Si volessero fare paragoni, l’offensiva lanciata contro Salvador Allende negli anni settanta fu un gioco da ragazzi a lato dell’inaudita ferocità degli attacchi in Venezuela. In Chile non ci fu una opposizione che contattava bande criminali per andare nei quartieri popolari sparando per terrorizzare la popolazione. Alcuni giorni fa pubblicarono la foto di un giovane vestito con l’uniforme di combattimento che stava armeggiando con una bomba molotov sopra un carro della polizia: la scritta la indicava come “repressione” agita da parte delle forze di sicurezza chavista quando, al contrario, erano queste ultime a subire forte repressione da parte dei rivoltosi.
In questo contesto, sembra che la conferenza episcopale venezuelana abbia fatto la sua scelta di campo: l’ opposizione, quando il Papa non ebbe dubbi nel criticare l’opposizione per la sua mancanza di desiderio di ripresa del dialogo. L’invito di Papa Francesco è quello di “costruire ponti” evitare la violenza e riprendere il dialogo con il governo Maduro”.

(*1) François Houtart—Tmert – Opera propria
(Bruxelles, 1925 – Quito –  6 giugno 2017) , già docente universitario, fu un presbitero, teologo e sociologo belga, fondatore del Centro Tricontinental (CETRI), che è attivo presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), e della rivista “Alternatives Sud”. Fu una delle figure rilevanti del movimento Altermondialista.

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