Con la pandemia sono aumentate le disuguaglianze

Sempre più marcate le ingiustizie e le iniquità su scala mondiale. La crisi sanitaria ha fatto cadere in povertà altri 163 milioni di individui, mentre gli uomini più ricchi del mondo hanno aumentato notevolmente i loro patrimoni.  

Adriana F.
24-02-2022
È Oxfam, ancora una volta, a puntare il dito sulla crescita smisurata dei patrimoni nelle mani di pochi anche in tempo di pandemia, mentre miliardi di persone in tutto il mondo vivono in assoluta  povertà e non hanno accesso alle cure. L’ultimo Rapporto dell’organizzazione internazionale non profit, presentato il 17 gennaio in occasione dei lavori del World Economic Forum di Davos, snocciola cifre da fare accapponare la pelle a chiunque abbia un minimo di coscienza civile. Due sono le analisi in cui si articola il documento: “La pandemia della disuguaglianza” e “DisuguItalia”, che fanno il punto rispettivamente sulla situazione internazionale e su quella italiana
« Ogni 4 secondi – si legge in quelle pagine – una persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere». Eppure durante la crisi mondiale dovuta al Covid, i patrimoni dei 10 uomini più ricchi del mondo sono raddoppiati, passando da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 1,3 miliardi di dollari al giorno. Questi super-privilegiati detengono oggi una ricchezza 6 volte più grande del patrimonio complessivo dei 3 miliardi di individui che vivono in condizione di povertà e che rappresentano il 40% della popolazione mondiale. Ma c’è di più: dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito all’élite mondiale dei 2.600 super ricchi(esclusi i top ten), le cui fortune complessive sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari in termini reali tra marzo 2020 e novembre 2021.
Sull’altro piatto della bilancia si stima che nello stesso periodo 163 milioni gli individui siano caduti in povertà. Vergognosamente diseguale è stato anche l’accesso alle cure contro il virus: meno dell’1% dei vaccini ha raggiunto la popolazione dei Paesi a basso reddito, dove solo il 4,81% degli abitanti è stato vaccinato.
A subire l’impatto economico più duro durante l’emergenza sanitaria sono state le donne, che si calcola abbiano perso complessivamente 800 miliardi di dollari di redditi nel 2020. Al tempo stesso è notevolmente aumentato  il lavoro di cura non retribuito che ancora oggi ricade prevalentemente su di loro. Cupe anche le prospettive occupazionali per il dopo-pandemia: secondo le stime, nel 2021 le donne occupate sono  state 13 milioni in meno rispetto al 2019, mentre per gli uomini l’occupazione risultava in ripresa.

Ma cosa si è fatto per rimediare alla crisi economica causata dallo stallo di molte attività? Come ha spiegato Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International, “le banche centrali hanno pompato miliardi di dollari nei mercati finanziari per salvare l’economia, ma gran parte di queste risorse sono finite nelle tasche dei miliardari, che cavalcano il boom del mercato azionario. Alcuni settori hanno addirittura beneficiato della crisi, come nel caso del settore farmaceutico, fondamentale nella lotta alla pandemia, ma succube alla logica del profitto e restio alla sospensione temporanea dei brevetti e alla condivisione del know how e delle tecnologie necessarie per aumentare la produzione di vaccini e salvare vite anche nei contesti più vulnerabili del pianeta”.
Detenendo il monopolio, Pfizer, BioNTech e Moderna hanno infatti realizzato utili da capogiro e il business del settore ha creato 5 nuovi miliardari.

DisuguItalia
 Nel quadro generale l’Italia non fa eccezione. La pandemia ha aggravato le condizioni economiche degli italiani e rischia di ampliare, a breve e medio termine, i divari di reddito preesistenti. Nel 2020 circa un milione di italiani (400.000 famiglie) sono cadute in povertà, portando a 18 milioni il numero di persone disagiate.
Sul fronte opposto, nei 21 mesi intercorsi tra marzo 2020 e novembre 2021, i nuovi miliardari italiani della Lista Forbes sono stati 13 e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre.

Il quadro sociale delineatosi, a parere di Elisa Bacciotti, responsabile delle Campagne di Oxfam Italia, sarebbe stato ancora più grave se il governo non avesse messo in campo misure di tutela aggiuntive a quelle esistenti e strumenti di emergenza a supporto al reddito. Nonostante ciò, trattandosi di provvedimenti temporanei, si teme che la fine delle misure straordinarie faccia riaffiorare i problemi ultradecennali che riguardano principalmente il nostro mercato del lavoro, profondamente disuguale e generatore di povertà in modo strutturale. La ripresa dell’occupazione osservata nel 2021, infatti, non è avvenuta all’insegna del lavoro stabile, e questo fattore minaccia di riportare il paese in un contesto analogo a quello pre-pandemico. La preoccupazione è che possano aumentare ulteriormente i cosiddetti working poor, ossia i lavoratori a bassissimo salario e senza un lavoro stabile, che quindi sono in condizione di perenne instabilità, di povertà e di esclusione sociale. Un processo, quest’ultimo, iniziato negli anni Novanta e mai affrontato con misure efficaci.
Sono diverse, secondo Bacciotti, le cause  strutturali non ancora rimosse che rendono il lavoro insufficiente a condurre una vita dignitosa per tante persone: l’aumento di occupazione in settori a bassa produttività e con salari insufficienti, la prevalenza di piccole e micro imprese poco propense all’innovazione e incapaci di valorizzare il capitale umano, le strategie competitive tese a comprimere il costo del lavoro, la deregulation contrattuale e la diffusione del part-time spesso involontario. Problemi di vasta portata, come si vede, che andrebbero affrontati in modo sistemico con tutte le componenti sociali e con una tabella di marcia rigorosa, anche ispirandosi a modelli adottati in altri stati europei, e senza farsi condizionare dai portatori di piccoli e grandi interessi che premono per mantenere lo status quo. Ma, eccezioni a parte, dubito che il governo e l’attuale composita (e litigiosa) maggioranza parlamentare siano disposti a riconsiderare alcune delle scelte fatte per migliorarle in nome di una maggiore equità.
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Foto di copertina: regioneambiente.it

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