Tanzania. Si sfrattano i Masai per estendere i parchi naturali

Inconcepibili abusi contro gli insediamenti dei nativi che  abitano nell’area di  Ngorongoro per sviluppare riserve attrattive per il turismo

Adriana F.
22-03-2024
Ne parla diffusamente un recente articolo di Nigrizia  (clicca per leggere)  , a cui rimandiamo per un’informazione dettagliata sulla lunga serie di violenze e soprusi messi in atto dal governo del Paese per far sloggiare quel popolo, la cui presenza ostacola i piani del governo per l’estensione di nuove riserve naturali destinate a incrementare l’afflusso turistico.
L’allarme è stato lanciato dall’Oakland Institute, centro studi statunitense che da tempo sostiene i masai (o maasai) della Tanzania in difesa del loro diritto a risiedere nelle terre dove vivono dal diciottesimo secolo. Il suddetto documento intitolato “Tanzanian Government on a Rampage Against Indigenous People” [1], ribadisce un segnale di allerta del maggio 2022, che già denunciava gli sfratti dei masai dall’area di Ngorongoro, dove il governo del Paese stava usando il pugno di ferro con i nativi per accedere ai finanziamenti promessi dalla Banca Mondiale: 150 milioni di dollari a fronte della creazione di quattro nuovi parchi che estendano le riserve naturali destinate al turismo.

Donne masai riparano una casa

Così si è iniziato a sgomberare i territori inclusi nel progetto, allontanando i masai per indirizzarli verso altre aree del Paese. Se non che i territori alternativi in cui dovrebbero trasferirsi (e dove invece sono spinti a forza) presentano dimensioni insufficienti, sono poco fertili e hanno scarsità di acqua. Risultano quindi inadatti per l’allevamento del bestiame, che è la fonte primaria di sostentamento di quel popolo.
Tra le innumerevoli vessazioni compiute, ha suscitato scalpore il fatto che a metà gennaio i ranger dell’Autorità del Parco Nazionale della Tanzania hanno  assaltato un villaggio masai vicino al parco Tarangire, nel nord del paese, sparando su diversi abitanti, arrestandone otto e sequestrando ben 800 capi di bestiame. Nel 2023 ne avevano già sequestrati e venduti all’asta altri 3mila, causando una grave perdita economica alle comunità già sofferenti per i cambiamenti climatici e per le politiche governative poco “amichevoli” nei loro confronti.

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Come se non bastasse, nel parco Ruaha sono state trasferite a forza migliaia di masai, senza consultare i residenti dei luoghi di destinazione, con i quali potrebbero insorgere dei conflitti.

Per molti osservatori è inquietante che l’operazione di pulizia etnica abbia avuto origine da un finanziamento della Banca Mondiale. Lo afferma senza mezzi termini il rapporto Unaccauntable & Complicit – The Worl Bank Finaces Evictions & Human Rights Abuses in Tanzania [2], pubblicato dall’Oakland Institute a fine settembre 2023 tenendo conto di numerose testimonianze di omicidi, sparizioni, violenze sessuali, aggressioni e sequestri di bestiame allo scopo di

Donna masai

“convincere” gli abitanti dei villaggi masai a spostarsi., ha dichiarato: “Il progetto Regrow – ha detto Anuradha Mittal, direttore esecutivo del suddetto istituto – non riguarda la protezione della fauna selvatica o la conservazione. La banca sta invece finanziando un modello di crescita economica oppressivo e violento basato sull’aumento delle entrate del turismo”.

L’aspetto più assurdo dell’intera vicenda è che i funzionari della Banca mondiale non abbiano valutato l’impatto che la creazione di quattro nuovi parchi avrebbe avuto sulle popolazioni locali e quindi non abbiano condizionato l’erogazione dei fondi a un comportamento corretto da parte del governo della
Tanzania. Ancora più grave è il fatto che nessuno di quell’istituzione sembra essersi mai informato su quanto stava accadendo a seguito di quell’offerta. Purtroppo solo dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’Oakland Institute i membri della Banca Mondiale si sono svegliati dall’imperdonabile distrazione che ha causato agli abitanti delle future aree protette sgomberi e soprusi di estrema gravità.
Arriva quindi tardi, troppo tardi, la recente decisione della Banca mondiale di chiedere al governo della Tanzania la composizione nell’arco di un mese dei contenziosi aperti con le comunità. Ma a cosa potrà mai servire l’inchiesta aperta adesso dalla stessa banca sui numerosi e terribili fatti accaduti?

_______________________________________________________________________________________
Note
Le immagini proposte sono tratte da Wikipedia
[1]      “Il governo della Tanzania si sta accanendo contro i popoli indigeni”
[2]      “Irresponsabile e complice – La Banca Mondiale finanzia sfratti e violazioni dei diritti umani in Tanzania”

__________________________________________________________________________________________
Disclaimer   (clicca per leggere – puoi rivendicare diritti di proprietà su riferimenti e immagini)
__________________________________________________________________________________________

Mondo