Aree contaminate

Terenzio Lomi
17-10-2026
Un problema importante che la deindustrializzazione ci ha lasciato in eredità è la bonifica dei siti produttivi dismessi. Da un rilevamento ISPRA (istituto superiore per la ricerca ambientale) ente pubblico che fa capo al ministero dell’ambiente sono c.a 100milioni di mq le aree dismesse da bonificare e restituire alla comunità in Italia . Il problema è importante, in quanto potrebbe evitare la cementificazione  di altrettante superfici verdi,  recuperando  dette aree  verso altri usi edilizi evitando speculazioni e devastazioni ambientali. Nell’attuale momento storico, dopo aver sopportato il caldo torrido di quest’ultima estate  diventa necessario ed impellente evitare il disboscamento e la distruzione di aree boschive. In questo anno abbiamo imparato, spero, che il problema climatico ambientale è strettamente collegato alla cura ed al rispetto dell’habitat naturale.

Importante è sapere che da studi esperiti da Università ed enti di ricerche economiche e di mercato, affrontare in modo strutturale e scientifico la bonifica dei siti contaminati avvierebbe un volano economico molto importante, innescando uno sviluppo economico di notevole importanza. In particolare : la bonifica di siti contaminati assicurerebbe  lavoro per imprese ambientali, ingegneria, laboratori, costruzioni e gestione dei materiali. Secondo dati ISPRA porterebbe:

    1. Recupero del terreno → aumenta la disponibilità di aree già
    2. Nuovi investimenti → industria, logistica, servizi, abitazioni, energia, ricerca.
    3. Valorizzazione immobiliare → un’area inutilizzata o vincolata può tornare sul mercato.
    4. Entrate pubbliche → maggiore attività economica, fiscalità locale e riduzione dei costi di gestione di aree degradate.
    5. Riduzione del consumo di suolo → si riutilizzano aree già antropizzate invece di occupare nuovo territorio.

Oltre a ciò avremmo un uso più consono delle aree verdi verso fini di salvaguardia del suolo e dell’ambiente essendo le stesse aree boschive abbattitrici di Co2 (anidride carbonica) attraverso la fotosintesi. È necessario però, a mio avviso, uscire da una visione puramente economico speculativa per adottare politiche sinergiche e convergenti che combinino sviluppo economico e recupero ambientale. Motore di tutto ciò dovrebbero essere gli enti preposti ( Stato – Regioni – Comuni) che attraverso politiche incentivanti e partecipate da soggetti sia pubblici che privati promuovano indirizzi politici mirati. Sempre secondo studi e dati ISPRA, la bonifica di tutti i siti contaminati in Italia genererebbe un occupazione da 40000/60000 addetti fra tecnici , maestranze e servizi per un arco di tempo fra 10/15 anni. Pensiamo, dunque, quanta economia alternativa potrebbe essere incentivata ed avviata in sostituzione della produzione di armi e munizioni. Ma, evidentemente, questo indirizzo  scompiglierebbe il lucroso business di chi si arricchisce con la fabbricazione ed il commercio di forniture belliche .

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Ambiente